Diritto di voto ai sedicenni

Spesso di parla di ampliare la platea di elettori abbassando il limite minimo d’età per andare a votare. Oggi in Italia si può votare al compimento del diciottesimo anno, ma in molti ritengono sia più opportuno abbassare questa soglia a sedici anni. Se ne discuteva già nel 2007, come faceva Alessandro Rosina su La Voce, elencando quelli che erano i pro e i contro di questa eventuale scelta. A dare slancio a questa proposta fu anche la scelta dell’allora nascente Partito Democratico di dare la possibilità di votare alle primarie anche i ragazzi di 16 e 17 anni. “È un modo per coinvolgere anche gli elettori di domani”, si disse, e fondamentalmente questa potrebbe anche essere una buona scelta.

L’idea è stata rilanciata l’altro giorno da Giulio Del Balzo, attuale presidente di Futuredem. In un post su Facebook sulla sua pagina personale ha scritto una propria riflessione, che vi riporto:

L’estensione del voto ai minorenni sarebbe un atto di civiltà: esistono tantissimi ragazzini che seguono la politica e sono molto più informati degli adulti.
Come?
– 16 anni per votare alle elezioni amministrative;
– “patente del giovane elettore”: un certificato che dia la possibilità di votare ai minorenni che lo richiedono, dimostrando di essere consapevoli sulle nozioni basilari di cittadinanza.
Avete altre proposte?

Ora: io apprezzo il tentativo di riportare in auge la questione, ma trovo l’impostazione completamente sbagliata. Oggi noi consideriamo il voto come un diritto universale, infatti parliamo di suffragio universale. Esso è il principio per cui tutti i cittadini, superata una determinata soglia d’età, possono esercitare il loro voto e partecipare a qualsiasi tipo di elezione o referendum, senza alcun tipo di restrizione di carattere economico, culturale, sociale, razziale, sessuale. Non si possono ciò effettuare delle discriminazioni sulla razza, sul sesso, sull’orientamento sessuale, sulla preparazione scolastica, sul censo, sulla ricchezza o sulla povertà delle persone. In questo senso, la “patente del giovane elettore” introdurrebbe un discrimine che potrebbe rappresentare un pesante precedente.

Se voglio davvero coinvolgere al voto i sedicenni, perché prevederlo solo per quelli consapevoli? Perché prevedere per loro un esame che certifichi che sono coscienti di ciò che fanno e che sono preparati a farlo? Il principio potrebbe essere successivamente applicato anche ad altri: perché dover tollerare che votino persone culturalmente impreparate? Perché dover tollerare che votino persone che non hanno alcune dimestichezza con la politica? In fondo sappiamo come anche molti adulti votino senza una reale preparazione, senza una reale conoscenza del quadro politico in cui vivono. A questo punto perché loro non dovrebbero essere escluse? Praticamente si aprirebbero le porte al ritorno del suffragio censitario: un diritto che cesserebbe di essere universale ma tornerebbe a essere limitato solo ad alcune persone.

Se si abbassa il limite d’età per votare, deve valere per tutti. Non si può pensare di tornare a primi del novecento quando il suffragio era basato sul censo, ma neanche al 1912 quando Giolitti stabilì che il diritto di voto valeva per tutti i maschi di età superiore ai trenta anni, ma estendendolo ai maschi con più di 21 anni solo se avessero superato con un buon risultato l’esame di scuole elementare. Anche questo, come la proposta del patentino per i sedicenni che vogliono votare, rappresenterebbe una violazione del princio di uguaglianza stabilito dall’articolo 3 della Costituzione, nonché dell’articolo 48, che indica come “Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge”. Le distinzioni culturali fra persone della medesima età rappresenterebbe una violazione di tutti questi principi. Non per nulla nel 1918 il voto fu esteso a tutti i maschi maggiorenni, senza altra distinzione. Le donne invece dovettero attendere fino al 1946, quando il suffragio universale divenne valido tanto per i maschi quanto per le femmine.

E non è nemmeno questione di creare, come detto, dei test facili da effettuare. Questo, tra l’altro, renderebbe praticamente ininfluente la scrematura che si vorrebbe realizzare: se il test è facile sarebbe logico pensare che tutti lo passerebbero. E allora, se tutti dovessero passarlo facilmente, a cosa servirebbe imporre questo esame? Si ritorna al punto che sarebbe più giusto abbassare semplicemente l’età minima per accedere al voto, dando piena libertà a tutti di partecipare. Dovremmo tendere a riconoscere più diritti alle persone, non dovremmo pensare di tornare ai tempi in cui i diritti erano privilegio di pochi. Spero che questa sia e resti solo una boutade, e che dell’abbassamento dell’età minima per votare si continui a parlare in termini più consoni e democratici. Ogni limitazione sarebbe per me completamente inaccettabile.

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Categorie:Politica, Riflessioni

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