NonRecensione – 100: The Danish Girl

 
Ci sono film che lasciano un segno profondo per le tematiche che trattano, altri che lo lasciano per le capacità recitative degli attori che vi partecipano, altri ancora che lo lasciano per la potenza delle immagini o delle musiche che lo accompagnano. Più raramente, esistono anche film che colpiscono per tutte queste cose messe assieme, come per The Danish Girl. Ma iniziamo dai voti: Comingsoon gli assegna un 3,8/5, Mymovies 2,98/5, Imdb un 7/10.

Il film racconta la storia di Lili Elbe, una delle prime persone a essere considerata come transessuale e la prima a essersi sottoposta a un’operazione chirurgica di riassegnazione sessuale. Nato come Einar Mogens Andreas Wegener, diventa ben presto un affermato pittore paesaggista in Danimarca, sua terra natale. Si sposa con Gerda Marie Fredrikke Gottlieb, in seguito Gerda Wegener, altra pittrice specializzata in ritratti. Ed è proprio per un ritratto che sta realizzando la moglie che Einar indossa per la prima volta degli abiti da donna. Ma non si fermano li: Gerda convince il marito a fare un gioco, andare con lei ad una festa travestiti da donna. E da qui Einar scoprirà via via qualcosa, o meglio qualcuno, che è sempre esistiti dentro di se ma che è rimasto sepolto da sempre. Scoprirà Lili Elbe, e capita di sentirsi a tutti gli effetti donna.

Alla festa Einar/Lili bacerà un uomo, un elegante ragazzo che si scoprirà in seguito essere un omosessuale. Frequenterà anche diversi dottori, ma tutti proveranno a dichiararlo schizofrenico e a rinchiuderlo in manicomio. Trasferitisi con la moglie a Parigi, incontrerà un vecchio amico d’infanzia ma soprattutto farà la conoscenza di un dottore tedesco che proverà con lui un’operazione mai tentata prima: la riassegnazione sessuale, l’unica strada per “uccidere” Einar e il suo corpo da uomo e dare finalmente forma a Lili, e al suo corpo da donna. Un film difficile, in cui si parla non semplicemente di corpi in cambiamento come potrebbe intendere qualcuno, ma di trasformazioni più profonde, intime, personali. Per questo trovo molto azzeccata la scelta di indugiare spesso sugli sguardi dei protagonisti, sulle loro espressioni che rendono appieno il tumulto di sentimenti ed emozioni che sono portati a vivere.

Qualcuno può considerarlo innocuo, per il fatto che non mostra esplicitamente i corpi, il corpo di Einar e la sua trasformazione in Lili attraverso varie operazioni chirurgiche, ma la forza di impatto del film non è e non sarebbe nel mostrare un corpo sottoposto a modifiche successive, il vero impatto doloroso del film risulta dalla considerazione che ha la società per Einar/Lili, sul fatto che debba andare via da Copenhagen non solo per il lavoro della moglie (le offriranno di esporre a Parigi) ma anche per la crescente ostilità nei suoi confronti, nei confronti di una persona la cui sola colpa era quella di non sentirsi a proprio agio dentro il corpo con cui era nato. In questo le capacità recitative di Redmayne (Einar/Lili) e di Alicia Vikander (Gerda Vegener) irrompono sulla scena rappresentando in coppia il vero motore di tutto il film. Il film diventa quindi non soltanto la storia di una donna ma quella di due donne: una che lotta per poter affermare il proprio essere e una che si fa carico di supportarla in tutto, di starle vicino nonostante tutti le sconsiglino di farlo e le suggeriscano di allontanarsi, facendosi carico anche del dolore di veder scomparire l’uomo che amava. Non sono soltanto i corpi a essere protagonisti in questo film, come ho detto lo sono altrettanto i sentimenti, il sentirsi umani, vivi, realizzati, l’essenza stessa di essere persone.

Bravissimo tutto il cast: Eddie Redmayne è Einar Wegener/Lili Elbe; Alicia Vikander è Gerda Wegener; Amber Heard è Oola, una ballerina a cui Gerda fa un ritratto (quello per cui poserà per la prima volta anche Einar); Matthias Schoenaerts è Hans Axgil, amico d’infanzia di Einar; Ben Whishaw è Henrik, il primo uomo che bacia Lili; Pip Torrens è il dottor Hexler, il primo dottore che cura Einar sottoponendolo a una cura con delle radiazioni; Adrian Schiller è Rasmussen, gallerista che esponeva i quadri di Einar; Sebastian Koch è Warnekros, il dottore tedesco che opererà Lili.

La regia è di Tom Hooper, già Oscar per “Il discorso del re”, ed è una regia tanto delicata quanto potente, corale, di grande impatto. Un impatto che non ti colpisce subito per la immagini, ma che resta impressa per l’insieme e per la forza narrativa di una storia che dovrebbero conoscere tutti. Forse in alcuni tratti un poco lento, nel complesso è un gran film, uno di quelli assolutamente da vedere. Il mio voto finale è un 8,5/10.

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