Gli orientamenti politici sono degli standard?

Occupandomi di politica ho scoperto molte cose che mi fanno divertire. Come la velocità con cui si costruiscono dei feticci da seguire e imitare per poi abbandonarli a se stessi, la facilità con cui si fanno promesse che poi vengono miseramente dimenticate, la capacità innata di molti nell’avviare a portare avanti delle polemiche pretestuose basate sul nulla. Ultimamente mi sono accorto di un’altra cosa che trovo divertente: il vedere come in tanti considerino standard in tutto il mondo gli orientamenti politici dei vari leader. Ma cosa intendo dire con questo?

Mi riferisco al fatto che, ad esempio, un qualsiasi elettore di sinistra (o di destra) considererà qualsiasi candidato di sinistra (o di destra) in tutto il mondo nello stesso modo, e con gli stessi parametri. Mi spiegherò meglio con due esempi: Bernie Sanders e John Kasich. Negli Stati Uniti Sanders è considerato come di sinistra, molto di sinistra, e nel panorama politico dei Democratici americani è effettivamente così, rappresenta infatti l’ala più a sinistra di tutto il Partito Democratico statunitense. Kasich invece, nelle fila dei Repubblicani, è considerato come esponente dei centristi e dell’ala moderata del partito, sicuramente in queste primarie è fra i candidati più moderati tra quelli del Partito Repubblicano. Ma possiamo considerarli allo stesso modo in rapporto alla nostra esperienza di posizionamento politico? Possiamo considerarli uno di sinistra e l’altro moderato, se fossero nel nostro panorama politico? Sanders forse potrebbe essere più associabile al centrosinistra che alla sinistra vera e propria, mentre Kasich difficilmente potrebbe essere considerato un moderato.

Non esiste uno standard, tutto dipende dal contesto politico a cui si fa riferimento. Un po’ come quando si dice che confrontare elezioni e movimento politici fra i diversi Stati rischia di essere fuorviante, perché è spesso impossibile tracciare dei piani di collegamento diretti fra partiti della stessa area politica. In Europa il confronto è spesso più facile, esistendo l’Unione Europea e i raggruppamenti politici europei dove vi rientrano i vari partiti nazionali, il problema si pone con i confronti con gli Stati di altri continenti. Kasich in America è indicato come uno di quei politici che ha spesso cercato accordi bipartisan su vari argomenti, ma è anche fra quelli che si oppongono a un maggiore controllo delle armi o a misure più restrittive verso l’inquinamento per combattere il cambiamento climatico: queste due posizioni, in Europa, sarebbero difficilmente condivise da chi si ritiene un moderato. Stesso dicasi per Sanders, paradossalmente sempre sull’argomento armi: spesso ha difeso l’utilizzo privato delle armi per difesa personale, una cosa che la sinistra europea non potrebbe mai condividere.

È giusto che ognuno sostenga chi gli è più vicino e affine, a patto di non considerare universali le categorie politiche rappresentano i candidato che si sostengono. Invece vedo persone definibili come moderate difendere uno come Kasich e chiedersi come a sinistra possono considerare di sinistra una come Sanders, e viceversa altre persone definibili di sinistra considerare di sinistra uno come Sanders, chiedendosi come possa essere considerato moderato uno come Kasich. Ognuno nota le incongruenze dell’altro rapportate al proprio orizzonte politico nazionale, e non in riferimento all’orizzonte politico dove si muovono i candidati in questione. Dovremmo abituarci al fatto che non esiste più una standardizzazione delle ideologie politiche, per cui essere socialisti più voler dire una determinata cosa in un determinato Paese ma può volerne dire una differente in un altro Paese. Del resto è da molto che non è più il tempo di organismi come l’Internazionale Comunista o il Cominform, dove tutti i partiti comunisti si riunivano per stabilire linee e idee guida.

Gli elettori descritti prima sono quegli stessi elettori che, più in piccolo, spesso cercano di far passare alcuni politici per quello che non sono. In questo senso l’esempio di Beppe Sala è perfetto: per dimostrare che lui è di sinistra è arrivato addirittura a farsi fotografare con una maglietta raffigurante l’immagine di Che Guevara. Probabilmente, anzi quasi sicuramente è stata un’iniziativa spiritosa, per sdrammatizzare quella rincorsa a mostrarsi il più di sinistra possibile fra tutti i candidati che concorrevano alle primarie di Milano, ma l’effetto è anche stato opposto: ha mostrato ancor più chiaramente come Sala non appartenesse a quel tipo di sinistra. È sicuramente buono come candidato di centrosinistra ma non è propriamente di sinistra, come invece qualcuno sostiene e come ha provato a far credere per recuperare terreno e voti proprio a sinistra. In un contesto politico differente, invece, potrebbe anche passare per uno di sinistra.

Forse tutto questo dipende dalla continua necessità che hanno molte persone di classificare ogni cosa. Quella necessità che spinge a suddividere qualsiasi cosa in gruppi separati e distinti, ma al loro interno solo apparentemente coerenti. Forse il mio non sentire alcuna particolare appartenenza politica mi spinge a considerare come assurda questa smania di classificare e suddividere ogni cosa riguardi la politica secondo uno schema di pensiero “amico/nemico”, o al contrario potrebbe essere la mia visuale a essere quella limitante. Considero però il contesto politico e storico come in profonda evoluzione e in grandissima frammentazione, con differenziazioni che si fanno sempre più accentuate anche in aree politiche simili, che danno poi spazio a più soggetti diversi, definibili genericamente come moderati o radicali, ma che possono cambiare descrizione rapidamente al mutare delle condizioni in cui devono essere valutati. Va bene le classificazione, ma non dimentichiamo di usare un occhio critico quando decidiamo di farlo.

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Categorie:Politica

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