La caduta degli dei (ciao, ciao, Alexis)

 

La sinistra in Italia, oltre ai numerosi limiti che continua a trascinarsi dietro e che continuano a frenarla, ha anche un imperdonabile vizio: quelli di costruirsi degli idoli stranieri da venerare. Leader che vengono assurti al ruolo di dei per cui gioire, da esaltare, indicare come modello da seguire e da copiare il più possibile, il tutto in spregio alla possibilità di costruirsi un modello proprio, magari per una volta efficace e vincente. Un vizio comune anche al resto dello schieramento politico italiano, ad essere onesti, ma particolarmente presente nella sinistra.

Solo restando agli ultimi anni, la lista di “nuovi modelli da seguire” è stata lunga. Come non ricordare François Hollande, l’uomo che in Francia spezzò l’egemonia della destra di Nicolas Sarkozy? Si presentava come uno della vera-sinistra-vera, in grado di conquistare e governare una delle nazioni più grandi e potenti in Europa, ma ai primi contraccolpi, ai primi passi falsi, è stato subito messo da parte. C’è stato Ed Miliband, leader dei laburisti inglesi, durato anche lui la parentesi di qualche anno, giusto per smaltire l’euforia della sua vittoria contro il fratello David, erede designato di quella “terza via” inaugurata nel Regno Unito da Tony Blair e molto avversata dalle varie anime di sinistra del partito. E che dire di Alexis Tsipras? L’uomo che in Grecia è stato in grado di creare Syriza, una coalizione di più partiti e movimenti di sinistra trasformata in un unico partito, in grado poi di vincere alle elezioni e conquistare il potere. Per molti fu come un’apoteosi, la dimostrazione che anche la vera-sinistra-vera poteva vincere con le proprie radicali idee e di conseguenza governare (ovviamente bene, secondo loro, senza alcun dubbio). Oggi invece si guarda a Jeremy Corbyn, nuovo leader dei laburisti inglesi, e a Bernie Sanders, candidato di sinistra alle primarie del Partito Democratico statunitense.

Ma facciamo un passo indietro: lo vogliamo vedere com’è messo oggi Tsipras? Lo farei più che volentieri se la stampa italiana ne parlasse: invece qui da noi, su di lui, è come calata una specie di cortina fumogena che oscura tutto ciò che sta avvenendo in Grecia. Si parla pochissimo dei tagli che stanno operando, dell’insostenibilità della pressione fiscale, delle grandi rivolte in atto (anche se alcuni ci marciano parlando di guerra civile), dei blocchi portati avanti dagli agricoltori, da noi ribattezzati come i “forconi di Grecia”, fino ai violenti scontri che sono ripresi davanti al palazzo del governo. Per chi non si riconosce in Tsipras e sostiene le politiche di rigore europee può anche essere comprensibile questo silenzio: vedere i casini che continuano a provocare le politiche di rigore non è esattamente il migliore spot per farle digerire agli altri. Ma quelli di cui parliamo, quelli che ergevano Tsipras a modello da seguire? Beh, per loro risulta scomodo parlare del leader greco perché ha di fatto ceduto alle politiche di rigore, molti dicono abbia ceduto un po’ troppo, divenendo di conseguenza uguale a un qualsiasi altro leader di centrosinistra, di quelli tiepidini che la sinistra guarda sempre con disprezzo. Morale: l’idolo innalzato a modello da seguire e imitare viene nuovamente messo da parte, deposto, dimenticato.

  
Ormai lo sguardo volge già altrove. Ad esempio verso Pablo Iglesias, leader spagnolo di Podemos, partito fondato da alcuni attivisti di sinistra legati al Movimento degli Indignados. Eccolo il nuovo leader a cui guardare, il nuovo modello a cui ispirarsi. Certo, però se poi dopo le ultime elezioni inizia a trattare coi socialisti del PSOE per formare un governo di coalizione, allora l’anticamera della deposizione da nuovo modello da seguire diventa cortissima e velocissima da percorrere. Del resto, fateci caso: anche qui i problemi della Spagna, l’incapacità di forgiare una coalizione per dare vita a un governo, le tensioni che percorrono il mondo politico e sociale spagnolo sono come sparite, occultate dietro altri argomenti. Va bene che nel mondo stanno accadendo tanti altri fatti importanti, ma pare quasi che la delicata situazione spagnolo sia praticamente risolta, quando invece non lo è.

E pensare che per Tsipras crearono anche un movimento politico a suo nome. Fu il caso delle elezioni europee del 2014, quando per sostenere la candidatura di Alexis Tsipras a Presidente della Commissione Europea venne fondata L’Altra Europa con Tsipras, un raggruppamento che univa Sel, i Verdi del Sud Tirolo, il Partito Pirata Italiano, Rifondazione Comunista, Azione Civile (ex Rivoluzione Civile), oltre a gruppi legati ai movimenti No Tav e No Muos. Una specie di Syriza italiana che non ha avuto il successo sperato. Ora siamo praticamente nella fase dell’oblio, della lontananza, del guardare con distacco chi, fino a poco tempo fa, doveva fungere da punto di riferimento, da pietra su cui edificare la nuova sinistra. E invece i suoi stessi sodali italiani sono qui oggi a fare spallucce di ciò che Tsipras sta vivendo in Patria, cercando di parlarne il meno possibile e con meno enfasi possibile, che le brutte figure è sempre meglio nasconderle sotto un tappeto e fare finta che non esistano. Metti mai che svelino l’inconsistenza di chi è capace soltanto di copiare (male) dagli altri.

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Categorie:Politica

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