E la sinistra a Milano vorrebbe De Bortoli (ma lui vorrà davvero?)

 

Ieri scrivevo del candidato sindaco di Roma Guido Bertolaso, oggi invece mi occupo del potenziale candidato sindaco della sinistra a Milano. Già, perché se il centrosinistra milanese con le primarie ha incoronato Beppe Sala come suo candidato, la sinistra (ma anche parte della coalizione di centrosinistra) sta pensando a un’altra candidatura. Che è cosa comprensibile per movimenti come Possibile, che dalle primarie di sono tenuti lontano, molto meno per partiti come Sinistra Ecologia e Libertà, che prima partecipa a queste primarie e poi sceglie di rompere i patti sottoscritti perché il risultato finale non gli piace.

Un passo indietro: Sel partecipa alle primarie del centrosinistra appoggiando Francesca Balzani. C’è da dire che prima gioiva per la candidatura di Majorino, quando la Balzani non era ancora candidata, salvo poi cambiare idea spaccarsi fra i due candidati. Ma la Balzani perde, Majorino arriva terzo e a vincere è Beppe Sala, candidato indigesto alla sinistra. E allora via coi mal di pancia, con lo “stiamo riflettendo e decidendo cosa fare”, scordando i patti sottoscritti. E a non molto serve la pressione di Pisapia, che garantisce come tutta la coalizione sosterrà Sala: se la sua capacità di fare pressione è pari alla sua bravura strategica, qualche serio dubbio viene sull’unità della coalizione.

Ma dicevamo, la sinistra a Milano cosa farà? Sel, praticamente futura Sinistra Italiana, al momento è ancora in bilico fra due scelte: rompere l’alleanza col Pd e scegliere di puntare su un altro candidato, oppure costruire una “lista civica arancione” con cui controbilanciare Sala a sinistra. Ma se dovessero puntare ad altri candidati, a chi guarderebbero? Alcuni hanno fatto il nome di Pippo Civati, leader di Possibile, ma qualcuno prova a candidare anche una personalità del mondo civico che riesca a sparigliare le carte anche in un’area che dovrebbe essere tutta a favore di Sala: quella persona è Ferruccio De Bortoli, ex direttore del Corriere della Sera. Ovviamente c’è già anche la pagina Facebook: Ferruccio De Bortoli candidato sindaco di Milano.

Basta dare un’occhiata a questa pagina per rendersi conto del perché circoli il suo nome come candidato sindaco della sinistra milanese. Al di là della preparazione della persona, che immagino molto buona, dai (vecchi) articoli condivisi si evince che la caratteristica principale che spicca in questa candidatura è una: l’odio verso Matteo Renzi. Cito:

“…Perché ha capito la pericolosità del momento politico e dei tentativi di trasformare – attraverso le “riforme” costituzionali – la repubblica nata dalla Resistenza…


…Perché i maligni dicono che fu cacciato dal Corriere la prima volta da Berlusconi, la seconda da Renzi. Il contrario di Sala, che fu nominato dalla Moratti e voluto candidato a Milano da Renzi…”

Ma le indicazioni sull’idoneità di De Bortoli come candidato sindaco non si fermano alla sua viscerale insofferenza verso Renzi. Lo si descrive come gran lavoratore, uno che conosce i meccanismi del potere ma che pur conoscendoli non si è fatto loro complice quando deviavano dalla retta via, uno che che sa gestire il lavoro in squadra, uno che ha un occhio di riguardo per i ragazzi, uno che ci tiene al rapporto con le persone e la modernità (giuro, è scritto così, “modernità”), uno che è presidente della Fondazione Memoriale della Shoah di Milano, quindi conscio del pericolo neofascista. Un lista di cose che sono comuni a molti bravi manager, addirittura di quel Sala tanto vituperato dalla sinistra milanese.

È vero che di De Bortoli se ne parlò anche in passato, sia come candidato sindaco che come potenziale assessore. Addirittura lo stesso Sala ammise di vederlo bene come assessore alla cultura, ma nulla è mai stato concretizzato. Viene rilanciato ora come candidato opposto al Pd e a Renzi, soprattutto dopo questo articolo di Giulio Cavalli, altro esponente della sinistra meneghina, in una candidatura definita “di forte spessore civico e politico” in contrapposizioni alle candidature manageriali di Sala e degli altri contendenti di centrodestra, quelle di Stefano Parisi e Corrado Passera. Ma davvero consideriamo la candidatura di un ex giornalista come di forte spessore politico? Non servirebbe un candidato politico, e non civico, per poterlo dire? Perché non insistere con Civati, che potrebbe essere un’interessante scelta, questa si fortemente politica e più radicale (diciamo) fra le proposte già in campo? Ma più in generale, nel caso si voglia davvero tornare a parlare di candidature di alto spessore politico, non sarebbe ora di ridimensionare questa sbornia di civismo che punta tutto su manager e ex direttori? Argomento vasto, su cui occorrerà discutere.

Ma torniamo a De Bortoli: scenderà quindi in campo (pure lui)? Paola Bacchiddu, nella sua Velina, dice che l’ex direttore non ci pensa neanche e che sia in procinto di tornare al Corriere come editorialista, con una rubrica tutta sua. Fosse vera questa notizia, mostrerebbe tutta l’inconsistenza di questa candidatura e la sua funzione puramente antirenziana, e non volta a costruire una vera alternativa praticabile agli attuali candidati in campo. Una strategia che, al solito, mirerebbe a distruggere e non a costruire, con il centrodestra pronto alla finestra a raccogliere i cocci, ringraziare, e passare all’incasso alle elezioni.

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Categorie:Politica

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