A Roma il centrodestra punta su Guido Bertolaso

Guido Bertolaso, l’uomo della Protezione Civile e dei Grandi Eventi, sarà il candidato sindaco per il centrodestra a Roma. Alla fine ha capitolato davanti alle insistenze di Silvio Berlusconi e di Giorgia Meloni, con Matteo Salvini che invece è apparso più tiepido di fronte a questa scelta. Una candidatura che fa tramontare l’ipotesi delle primarie anche per il centrodestra (il centrosinistra le farà regolarmente, con Giachetti e Morassut candidati favoriti) e che per questo subisce alcuni attacchi anche da parte di Storace e Marchini, due che avrebbero voluto conquistarsi questa candidatura e che, alla fine, correranno probabilmente da soli. Ma chi è esattamente Guido Bertolaso, e come si è arrivati a questa candidatura?

Una laurea in medicina e un master in malattie tropicali, si formò nel mito di Albert Schweitzer, medico specializzato in malattie tropicali che ottenne il Nobel per la Pace nel 1952. Per questo, a 27 anni, parte per l’Africa girando anche in zone di guerra, ovunque ci sia necessità: Mali, Senegal, Burkina Faso, Niger, Somalia. Viene mandato anche in Cambogia, quando cadde Pol Pot, per amministrare un ospedale nella giungla, ma una volta arrivato e accortosi che l’ospedale in realtà non c’era, si impegnò per farlo costruire. Negli anni ottanta viene chiamato dalla Farnesina per diventare il Responsabile dell’Assistenza Sanitaria ai Paesi in via di sviluppo, cosa che gli farà guadagnare stima pubblica, a partire da quella del ceto politico. Nel gennaio 1990 viene nominato Dirigente Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, cui si aggiunge anche la nomina a Capo del Dipartimento per gli Affari Sociali. Ma non si ferma qui: diviene poi Vice Direttore Esecutivo dell’Unicef, assumendo gli incarichi di responsabile della nuova politica dell’Unicef su diritti dell’infanzia e adozioni internazionali, lotta contro lo sfruttamento minorile, prostituzione, pedofilia, mine antiuomo e interventi umanitari.

Una carriera, quella di Bertolaso, in continuo crescendo. Dal 1996 al 1997 diventa per la prima volta Capo del Dipartimento della Protezione Civile, sempre nel 1996 il governo lo nomina Commissario per l’apertura dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “L. Spallanzani”, cui aggiunge nel 1998 l’incarico di Vice Commissario di Governo per il Grande Giubileo del 2000 a Roma. Sempre nel 1998 assume l’incarico di Direttore Generale dell’Ufficio Nazionale per il Servizio Civile, carica che manterrà fino al 2002. Nel frattempo, nel 2001, torna a ricoprire il ruolo di Capo Dipartimento della Protezione Civile, posto che manterrà fino al 2011, quando sceglierà di lasciare tutti i propri incarichi per andare in pensione, per via dei molti procedimenti giudiziari in cui verrà coinvolto. Negli anni duemila ricopre molti ruoli da Commissario Straordinario per il Governo: si occupa della questione dei vulcani delle Eolie, dell’area marittima di Lampedusa, della bonifica del relitto della nave Heaven, del rischio bionucleare in Italia, organizza i Mondiali di ciclismo, si occupa della gestione dei rifiuti in Campania, del disastroso terremoto a L’Aquila del 2009, del G8 che doveva tenersi a La Maddalena e che fu sposato proprio a L’Aquila, coordina gli aiuti italiani per il terremoto di Haiti del 2010 (creando una polemica con Hillary Clinton sull’organizzazione statunitense degli aiuti), verrà incaricato di occuparsi dell’area archeologica romana, si occupa dei funerali di Papa Giovanni Paolo II. Insomma, qualsiasi evento eccezionale di quegli anni passa sotto le sue mani e la sua supervisione, anche grazie alla “legge sui Grandi Eventi” che dava potere organizzativo (e grosse quantità di fondi) alla Protezione Civile.

Diventa anche Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal 2008 al 2010, il punto più alto della sua carriera. Poi il declino, anche per via dei procedimenti giudiziari, alcuni ancora in corso, che lo hanno tenuto lontano dalla ribalta pubblica, riguardanti gli scandali sull’organizzazione del G8 alla Maddalena e sulla Commissione Grandi Rischi in relazione al terremoto in Abruzzo del 2009. E la scelta iniziale di non accettare neanche la candidatura per le comunali di Roma, a causa di un problema personale di salute occorso a una sua parente. Fino ad oggi, quando accetta la candidatura a sindaco di Roma per le elezioni di quest’anno: a volerlo e a farlo capitolare davanti alla richiesta è stato principalmente Berlusconi, che per lui nutre una sconfinata stima. Ma Bertolaso è stato anche stimato da altri primi ministri come Giulio Andreotti, Giuliano Amato e Romano Prodi, sotto cui ha ottenuto incarichi via via sempre più importanti e prestigiosi. Una figura che potremmo definire poco politica, più assimilabile a quella di un manager prestato alla politica, una moda che in Italia è imperante dagli anni novanta. Dice infatti Bertolaso: “Quando sono rientrato dalla Sierra Leone, subito dopo la Befana, dove ho lavorato come medico pediatra in un ospedale di questo disgraziato Paese, mi sono visto prelevare all’aeroporto e portare a Palazzo Grazioli. E’ lì che Berlusconi mi ha detto: Guido vorremmo che tu ti candidassi, siamo tutti d’accordo. Sei l’unico che può farlo, hai un curriculum di cose fatte straordinario”. Eccolo l’uomo del fare, il Mister Wolfe che ha il compito di venire a risolvere i problemi che la politica non sa sbrogliare.

Ha già annunciato che, in merito ai procedimenti giudiziari in cui è imputato, rinuncerà alla prescrizione. Infatti, proprio nel 2016 dovrebbe scattare la prescrizione per i reati di cui è accusato, ma è lui stesso a dichiarare di voler arrivare a una sentenza, mostrandosi sicuro che alla fine verrà giudicato innocente. Sarà interessante capire da dove proviene tale sicurezza, tenuto conto che una sua eventuale condanna farà scattare la Legge Severino, che porterà quindi alla sua eventuale decadenza nel caso diventi sindaco di Roma. Un grave handicap che potrebbe inficiare la sua corsa verso il Campidoglio. Così come le citate insofferenze di alcune anime del centrodestra potrebbero mettergli i bastoni fra le ruote: oltre ai già citati Francesco Storace e Alfio Marchini, anche Raffaele Fitto si mostra scettico su questa scelta, a cui si aggiunge la stroncatura dell’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, che trova questa candidatura “sbagliata nel metodo e nel merito”. Ma proprio Storace da una visione diversa di questa candidatura: afferma che Giorgia Meloni e Matteo Salvini, alleati di Forza Italia a Roma, “sono già sono proiettati al post elezioni, con tutte le colpe da attribuire a Berlusconi per la sconfitta tenacemente cercata”. Insomma, una specie di “candidatura a perdere” che servirebbe principalmente per fare fuori Berlusconi e spartirsi la residua area di centrodestra che ancora segue l’ex Cavaliere.

Bertolaso non si dice preoccupato se lo dipingono come perdente, e afferma che si confronterà con tutti sulle idee e sui programmi. La situazione a Roma però è molto complessa: l’inchiesta Mafia Capitale, il caos politico generato dall’estromissione di Ignazio Marino dalla carica di sindaco, i buchi di bilancio, i tanti problemi connessi alla mobilità, alla raccolta dei rifiuti, ai vari rapporti fra l’amministrazione e le varie lobby di interesse e di potere, sono tutti problemi che farebbero (e fanno) tremare i polsi a chiunque. Bertolaso dalla sua ha un curriculum in cui si è sempre occupato, con alterne fortune, di questioni che hanno fatto tremare i polsi, e questo potrebbe essere un suo punto di vantaggio. Ma sebbene si presenti come candidato civico esterno ai partiti, è sostenuto da un’alleanza di tre partiti del centrodestra, e negli ultimi mesi il vento dell’antipolitica ha soffiato molto forte a Roma. Sarà stata la scelta giusta per il centrodestra? Nelle menti di molti c’è ancora il ricordo della pessima amministrazione targata Alemanno, ma anche il vivido ricordo dell’apparente immobilismo dell’amministrazione Marino: centrodestra e centrosinistra partono quindi entrambi con un piccolo handicap che dovranno gestire e “far dimenticare”, e per uno schieramento politico in preda a molti problemi e a profondi mutamenti come quello del centrodestra questo compito rischia di apparire davvero improbo. Riuscirà Bertolaso a essere il Mister Wolfe non solo di Roma, ma di tutto il centrodestra?

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Categorie:Politica

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