NonRecensione – 99: The Hateful Eight

 
A leggere le prime recensioni ero dubbioso: mi sarebbe piaciuto l’ottavo film di Tarantino? Molti lo definivano noioso ed eccessivamente e inutilmente violento, e ricordandomi dei primi film di Tarantino non dovevi faticare ad immaginare scene splatter e sangue a fiumi. L’impatto però non è stato così negativo, anzi. Intanto, i voti: Comingsoon gli assegna un 3,4/5; Mymovies un 3,57/5; Imdb un 8/10.

Il film si svolge praticamente tutto all’interno dell’emporio/rifugio di Minnie, posto in un punto sperduto del Wyoming. Qui arrivano John Ruth, un cacciatore di taglie che sta portando una prigioniera a Red Rock per essere impicciata, Daisy Domergue, la canaglia catturata da Ruth, il maggiore Marquis Warren, ex soldato e oggi cacciatore di taglie e Chirs Mannix, ex soldato sudista, poi fuorilegge e oggi nuovo sceriffo di Red Rock. Arrivati da Minnie però non trovano la padrona, ma un messicano che cura l’emporio mentre, dice, “Minnie e a trovare la madre”. All’interno ci sono altri personaggi: Oswaldo Mobray, il boia che deve andare a Red Rock, Joe Gage, un mandriano che sta tornando a casa dalla madre, e il generale sudista Sanford Smithers. Subito Ruth si insospettisce e pensa che qualcuno sia in combutta con Daisy per liberarla, e ci vedrà giusto: si inizierà a scoprire quindi chi sono realmente tutti i personaggi, con anche l’ingresso in scena di una persona nascosta da inizio film.

Il film è praticamente diviso in due: una prima parte più lenta, con molti dialoghi, quasi una lunga introduzione a quello che dovrà avvenire dopo, ovvero la parte più violenta e splatter. Vedere queste otto persone che si relazionano fra di loro in uno spazio così chiuso come è l’emporio, mentre fuori imperversa una bufera di neve, fa sentire con mano la paranoia crescente dei personaggi che cercano di capire chi hanno di fronte. Una specie di lunga partita a scacchi, propedeutica al sanguinoso scontro finale. Gli otto personaggi poi, sono un miscuglio di tutto ciò che erano (e sono ancora oggi) gli Stati Uniti: bianche forbiti, bianchi bifolchi, neri, messicani, europei, generali in pensione, gangster nomadi, confederati, unionisti, ex soldati incazzati, cowboy nostalgici, insomma un mix esplosivo che ribolle sopra le diffidenze e l’odio che ognuno prova per gli altri.

La prima parte lascia anche spazio a disquisizioni più filosofiche, diciamo, in cui si parla ad esempio della giustizia, di come essa funzioni, di come debba essere esercitata da persone prive di sentimento verso ciò che giudicano per evitare che la loro valutazione non sia corrotta da questioni personali. Ma anche di come esista un’altra giustizia, quella di frontiera, altrettanto giusta ma molto più personale, violenta, meno “equa”. Un film che lascia trasparire un piano molto più politico di quello che si pensi, nonostante i litri di sangue e la profusione di colpi di pistola sparato da tutti contro tutti. Una specie di scontro in stile Le Iene, in cui ognuno alla fine pensa soprattutto a salvare se stesso. Un film che racconta molto delle questioni sociali, di allora ma che si riverberano ancora oggi, come ad esempio le difficoltà del Maggiore Warren, cacciatore di taglie di colore che per essere più accettato porta in giro con se una lettera scrittagli niente meno che dal Presidente Lincoln in persona, quando era in atto la Guerra di Secessione. Una lettera spesso citata, che contribuisce a dare dinamicità alla trama, ma che non viene mai realmente mostrata, una specie di macguffin spesso millantato.

Bello e molto affiatato il cast: Samuel L. Jackson è il Maggiore Marquis Warren, cacciatore di taglie; Kurt Russell è John Ruth, detto il boia, altro cacciatore di taglie; Jennifer Jason Leigh è Daisy Domergue, la condannata al patibolo; Walton Goggins è Chris Mannix, ex soldato sudista e nuovo sceriffo di Red Rock; Demian Bichir è Bob, il messicano; Tim Roth è Oswaldo Mobray, il boia; Michael Madsen è John Gage, il mandriano; Bruce Dern è il generale sudista Sanford Smithers; Channing Tatum è Jody, fratello di Daisy; James Parks è O.B. Jackson, conduttore della carrozza di Ruth; Dana Gourrier è Minnie, proprietaria dell’omonimo emporio; Zoe Bell è Judy, conduttrice di un’altra carrozza; Gene Jones è Sweet Dave, marito di Minnie.

La regia è di Quentin Tarantino, con la colonna sonora di Ennio Morricone. Tra l’altro è girato in formato 70 millimetri, cosa che da una profondità incredibile a ogni immagine, sia alle panoramiche dei paesaggi che alle scene all’interno dell’emporio. Il mio voto finale è un buon 8/10: non sarà il mio preferito di Tarantino, ma non è certamente “il suo miglior film di serie b”. Vale molto più di ciò che si vede in una prima sommaria visione.

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