Automobili e inquinamento: la doppia faccia tedesca

 

È notizia di qualche giorno fa il raddoppio dei limiti di emissione degli NOx, gli ossidi di azoto, votato all’Europarlamento. Una modifica che deriva dagli accordi che erano già stati presi a ottobre, e che la Commissione Ambiente europea aveva fortemente avversato. Da ricordare poi come questi ossidi siano quelli alla base del famoso scandalo Dieselgate che ha investito la Volkswagen, e non solo lei, creando non pochi grattacapi all’industria automobilistica tedesca. Un aumento che ai cittadini risulta ben poco comprensibile, specialmente proprio dopo quello scandalo e dopo le campagne in atto da anni contro lo smog. Ma perché si è arrivati a questa decisione?

L’Unione Europea giustifica questi aumenti con motivazioni tecniche. Come leggiamo su Il Fatto Quotidiano, tale aumento “è giustificato dalla necessità di considerare i dubbi tecnici relativi all’uso dei nuovi dispositivi portatili di misurazione delle emissioni (PEMS), così come i limiti tecnici per il miglioramento – nel breve termine – della performance, in condizioni reali di guida, del rilevamento delle emissioni per le autovetture a diesel attualmente prodotte”. Ma se il pensare che gli strumenti di rilevazione possono realmente necessitare di ulteriori migliorie, il lasciare supporre che questo aumento è stato voluto anche per venire incontro alle Case automobilistiche e alle loro difficoltà tecniche lascia un po’ spiazzati. E lo fa per un semplice motivo: se fosse davvero così vorrebbe dire che nessuna auto di nessuna Casa rispetta i limiti, e invece sappiamo che non è così, che esistono sito che questi limiti li rispettano. Ma se allora qualcuno riesce già a produrre auto che rispettino questi limiti, quali problemi tecnici hanno gli altri che non riescono a produrle?

Probabilmente la questione, più che tecnica, è meramente economica. Produrre un’auto che non rispetta i limiti di emissione costa meno e consente margini di guadagno superiori rispetto a un’auto che quei limiti li rispetta, questo perché la seconda utilizza ovviamente tecnologie più sofisticate e quindi piu costose. Il gruppo dei Popolari Europei ha ovviamente votato a favore di questa modifica dei limiti, e fra di loro ci sono anche i delegati tedeschi di centrodestra, quello della Merkel. Che però in patria adotta uno schema d’azione diverso, puntando ad approvare un pacchetto di norme per favorire la diffusione di auto elettriche. L’obiettivo è avere un milione di auto elettriche circolanti entro il 2020, e per questo si cerca un accordo fra il governo e le grandi Case come Volkswagen, Daimler e BMW, in modo da pianificare un intervento congiunto.

Un piano che doveva valere ben 5 miliardi di incentivi, già ridotti a 2. Per altro il vice Cancelliere Sigmar Gabriel puntava a dare incentivi a pioggia, ma si è scontrato con Schaeuble che preferirebbe finanziare direttamente la diffusione delle infrastrutture e dei punti di ricarica, lasciando che siano le Case a finanziare la ricerca tecnica. “Vogliamo essere i leader nella nuova era dell’automobile. Governo e Costruttori vogliono concordare su un piano d’azione entro marzo”. Un piano ambizioso, molto interessante per dare impulso a nuovi sistemi di propulsione, che però si scontra un po’ con le politiche europee sostenute anche dai delegati tedeschi: in casa si investono miliardi per favorire le auto ecologiche e in Europa di vota per livelli di inquinamento più alti? Non sarebbe stato più sensato non cambiare i limiti e proporre un piano europeo di investimenti e sgravi sulle auto elettriche? Un comportamento ambivalente che solo apparentemente pare mirare a obiettivi diversi.

Ma sotto sotto gli obiettivi potrebbero essere in realtà convergenti. E possono proprio ricollegarsi alla questione economica accennata prima: favorire limiti di emissioni più alti e tolleranti in Europa per non gravare economicamente troppo sulle Case, in modo da poter investire più capitali sul territorio domestico a favore delle proprie Case automobilistiche nazionali per guadagnare terreno nel campo della mobilità sostenibile e quindi crearsi una posizione di vantaggio rispetto ai competitor stranieri. Un vantaggio che poi diverrebbe molto utile anche sul mercato internazionale, garantendo alle Case tedesche quel vantaggio utile per continuare a egemonizzare il mercato. Se questa prospettiva fosse vera, e se lo fosse dubito che qualcuno lo ammetterebbe, avremmo che l’industria tedesca cerca di preservare il proprio potere agendo sulla salute dei cittadini. Ci sarebbe da restarne parecchio deludi, e pure incazzati.

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