Primarie Usa: qualche riflessione dopo Iowa e New Hampshire

Guardo le primarie negli Stati Uniti e non posso che provare un po’ di divertimento. Divertimento per come Trump, fra i Repubblicani, abbia rivoltato ogni idea di comunicazione e strategia politica, e per come Sanders, fra i Democratici, sia diventato una fastidiosissima spina nel fianco della già data per vincente Hillary Clinton. Primarie che in queste prime votazioni si stanno rivelando più interessanti di quel che veniva prospettato, e che possono aprire interessanti sviluppi nei prossimi Stati dove si andrà a votare. Su questa pagina del Washington Post potete osservare i risultati in New Hampshire.

  
E va bene che Iowa e New Hampshire sono Stati poco rappresentativi, ma alcuni risultati sono comunque significativi. Prendiamo i Democratici: la Clinton è ancora la stragrande favorita, in molti la davano tranquillamente vincente senza grossi sforzi, e invece in Iowa ottiene una vittoria di strettissima misura e oggi, in New Hampshire, dove era data indietro nei sondaggi e dove avrebbe dovuto contenere la sconfitta entro i 10 punti percentuali (così dicevano gli esperti) per non accusare una batosta, viene battuta da Sanders in modo perentorio di oltre 20 punti percentuali. Alcune avvisaglie che qualcosa nella campagna della Clinton non andasse bene si erano già avute nei giorni scorsi, fra risposte imbarazzate ed evasive su alcuni finanziamenti e su un nervosismo aumentato di colpo e in misura molto grande rispetto all’importanza relativa di questi primi due Stati in cui si è votato.

Uno dei primi effetti sulla campagna della Clinton sarà un rimpasto fra le persone dello staff. È noto come Sanders faccia sempre più presa fra i giovani, e come Hillary invece arranchi sempre di più in quest’area e in quella dei liberal di sinistra, che avrebbe dovuto essere un suo territorio di caccia (quasi) esclusivo. Clinton, dopo la sconfitta in New Hampshire, ha fatto un discorso in cui ha toccato molti argomenti di sinistra, quasi a voler iniziare da subito un riposizionamento parziale per recuperare terreno su Sanders, ma l’atmosfera non era delle migliori e la conclusione è stata più cattiva, arrabbiata, poco propensa a conquistare consensi ma apparentemente più orientata a “dichiarare guerra” al suo avversario. Sanders invece ha fatto un discorso più sciolto, rilassato, in un’atmosfera generale di grande esaltazione e grande fiducia: un particolare non irrilevante, perché conquistare una grande “onda positiva” potrebbe spingere Sanders verso altri ottimi risultati, anche se i prossimi Stati saranno a lui molto meno favorevoli. Ma già in passato abbiamo visto come ottenere buoni risultati subito e agganciare un trend positivo può aiutare a ribaltare ogni pronostico, anche quelli più sfavorevoli.

  
Fra i Repubblicani le cose sono addirittura più complicate. Quello che è stato fin qui sempre davanti nei vari sondaggi, ovvero Donald Trump, dopo aver ottenuto un deludente secondo posto in Iowa riesce a vincere in New Hampshire, continuando a smentire chi lo considerava (come me) come una bolla destinata a esplodere con le prime votazioni. Ted Cruz, il vincitore in Iowa, scivola al terzo posto, dato che il secondo lo conquista Kasich, il candidato considerato fra i più moderati fra quelli repubblicani. Insperato risultato positivo per Jeb Bush, quarto, anche se non si sa quanto questo exploit potrà rilanciare la sua candidatura, definita da tutti come ormai largamente compromessa. E Rubio? Uno dei favoriti per la vittoria finale ottiene solo un quinto posto, dopo il terzo in Iowa. Per lui si prospettava una strategia chiamata 3-2-1, ovvero un terzo posto in Iowa, un secondo in New Hampshire e poi la vittoria nel terzo Stato al voto per i Repubblicani, il South Carolina. Ma questa strategia non ha evidentemente funzionato, assestando un duro colpo alla campagna di Rubio.

Curioso come i candidati moderati dei Repubblicani si tolgano spazio fra di loro. Marco Rubio, John Kasich, Jeb Bush e Chris Christie pensano maggiormente ad attaccarsi fra di loro, tanto che il pessimo risultato di oggi di Rubio deriva proprio da un attacco frontale di Christie a cui non ha saputo reagire. Ciò avvantaggia i due candidati più estremisti, Cruz e Trump, che lasciano che i quattro candidati moderati si spennino fra di loro. Comunque sia, per gli esperti i favoriti per la vittoria finale, per ora, restano i soliti quattro: Donald Trump, Ted Cruz, Marco Rubio e John Kasich. Personalmente non sottovaluterei anche Christie, ma i primi risultati che sta ottenendo non sono lasciano sperare molto. Anzi, potrebbe essere probabile che nel breve periodo di ritiri, e allora sarà interessante capire chi vorrà appoggiare: molto probabilmente sarà un candidato moderato, e questo potrebbe rappresentare una piccola ma decisiva spinta per uno fra Rubio e Kasich.

Ma tempo per ragionare troppo sui risultati e le strategie non ce n’è. Infatti l’11 febbraio ci sarà un nuovo dibattito fra i candidati Democratici, il 13 il dibattito fra i candidati Repubblicani, e poi il 20 febbraio i Democratici voteranno in Nevada e i Repubblicani in South Carolina, il 23 i Repubblicani voteranno in Nevada, il 25 nuovo dibattito fra i candidati Repubblicani, il 27 i Democratici voteranno in South Carolina, per arrivare al Super Tuesday di inizio marzo, quando gran parte degli Stati andrà al voto e si avranno quindi le idee più chiare su chi potrà concorrere per la candidatura. Io, come sempre, vi ricordo sul tema primarie la newsletter di Francesco Costa, potete iscrivervi qui, utilissima per restare sempre informati e aggiornati su queste primarie. Riuscirà Trump a conquistare la candidatura? Riuscirà Sanders a intaccare seriamente la corsa della Clinton? Tempo tre settimane e ne potremo sapere molto di più. Chiudo con un utile specchietto del Corriere della Sera coi sondaggi degli Stati dove si voterà prossimamente: vedremo quanto saranno rispettati.

  

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Categorie:Politica

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