NonRecensione – 98: Steve Jobs

Ho un rapporto di amore ed odio con i film biografici, perché spesso temo si rivelino dei mattoni difficili da sopportare. Temo di annoiarmi, di non riuscire a restare concentrato mentre guardo il film, di finire per desiderare ardentemente di fare altro. Fortunatamente Steve Jobs non è un film autobiografico in senso stretto, non celebra la storia di un uomo, ma ne racconta solo una parte di vita con lo scopo di delineare meglio la persona che c’era dietro il mito che osannavano (e osannano) tutti. Intanto, i voti: Comingsoon gli assegna un 3,5/5; Mymovies un 3,75/5; Imdb un 7,5/10.

La trama del film racconta tre snodi importanti della vita di Steve Jobs, tre momenti che coincidono con la vigilia del lancio di tre prodotti che, a modo loro e ognuno in modo diverso, risulteranno fondamentali per la storia di Apple e dello stesso Jobs. Il lancio del Macintosh nel 1984, il lancio del Cube della NeXT nel 1988 e il lancio dell’iMac nel 1998. Un film che praticamente si svolge interamente nei backstsge dei teatri dove sono avvenute le presentazioni, con alcuni flashback per inquadrare alcuni fatti e spiegare meglio alcune scelte. Tutti in un’atmosfera delirante, dove la fedelissima Joanna Hoffman guida Jobs attraverso gli innumerevoli problemi che si presentano, sia tecnici che umani: il Macintosh che non riesce a salutare, i problemi con la figlia che non vuole riconoscere, la madre della bambina che chiede soldi, Steve Wozniak, l’amico da cui tutto è partito, con cui si scontra a causa di filosofie opposte di visione, John Sculley, il Ceo di Apple che gli fa da mentore e con cui arriverà alla rottura, Andy Hertzfeld, ingegnere del software del Macintosh con cui non mancano mai episodi di scontro.

Quando dicevo che il film non mi pare esattamente autobiografico dicevo la verità. Qui non si narra per filo e per segno la vita di Steve Jobs, non si traccia un quadro completo di chi era, sia pubblicamente che privatamente, qui si analizza solo una porzione della sua vita privata al fine di mostrare le difficoltà attraverso cui è passata una delle menti più brillanti e una delle personalità più controverse che sono esistite. Il film parte nel momento di culmine della Apple e di Jobs, racconta la caduta nella polvere di entrambi, la difficile risalita e infine il ritorno all’apice del binomio più conosciuto del mondo dell’informatica. Il tutto guardandolo da dietro, attraverso i tormenti privati e gli scontri di potere che lo hanno prima allontanato e poi ricongiunto a quella che è sempre stata la sua azienda.

Una personalità controversa, dicevamo. Tanto controversa che gli sconti con Wozniak la mettono spesso a nudo, come quando Woz gli rinfaccia di non aver praticamente fatto nulla per il progetto Macintosh, dato che ogni parte era merito di qualcun altro. Jobs gli ribatte che quelle persone sono gli artisti che suonano il proprio strumento, mentre lui è il direttore che dirige tutta l’orchestra. Forse una delle migliori risposte che, in poche parole, dipingono egregiamente quello che rappresentava Jobs per la Apple, il miglior direttore d’orchestra possibile. Un direttore che, attraverso insuccessi professionali e personali, arriva a costruire il mito che oggi tutti conosciamo. Un film, in generale, che mantiene un ritmo serrato dall’inizio alla fine, in una girandola di incontri, scontri, litigi, chiarimenti e riappacificazioni che fanno scorrere il tempo molto velocemente.

Grande il cast, in cui tutti recitano incredibilmente bene. Michael Fassbender è Steve Jobs; Kate Winslet è Joanna Hoffman, Seth Rogen è Steve Wozniak; Jeff Daniels è John Sculley; Michael Stuhlbarg è Andy Hertzfeld; Katherine Warerson è Chrisann Brennan, la donna che ebbe una figlia da Jobs; Adam Shapiro è Avie Tevanian, progettista capo alle dipendenze di Jobs alla Apple; Sarah Snook è Andrea Cunningham, capo del marketing e della comunicazione di Apple; e infine Perla Haney-Jardine, Ripley Sobo e Makenzie Moss interpretano Lisa Brennan, la figlia di Steve Jobs, nei tre diversi periodi raccontati.

La regia è di Danny Boyle, e a mio parer risulta efficace tanto da non rendere mai noioso un film lungo e a tratti abbastanza complesso. In definitiva il mio voto è un rotondo 8/10, a cui aggiungo il consiglio di andare assolutamente a vederlo.

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