Dieci Domande a: Giacomo Biraghi

Giacomo Biraghi, classe 1978, è un esperto internazionale di strategie urbane, laureato in Economia delle Pubbliche Amministrazioni alla Bocconi di Milano e in City Design and Social Sciences alla London School of Economics di Londra. Specialista nella gestione strategica di progetti territoriali complessi, ha coordinato il Sistema Integrato Turismo e i tavoli tematici per Expo2015 per la Camera di Commercio di Milano, successivamente è stato Digital and Media PR di Expo2015 (suo il famoso hashtag #Expottimisti) e oggi è il Responsabile Organizzazione presso il comitato elettorale di Corrado Passera. Fa parte di Secolourbano, un’associazione che riunisce un gruppo di urban consultant e più di 100 appassionati di città, con competenze tecniche e creative. Per chi volesse seguirlo, qui trovate il suo profilo Facebook, e qui il profilo Twitter.

Inizio col ringraziarla del tempo concesso e le do il benvenuto su questo spazio. Inizio col chiederle di Expo, l’evento a cui ha lavorato curando le pubbliche relazioni che le ha portato un’incredibile notorietà: cosa le resta di un’esperienza partita in sordina, fra lo scetticismo generale, e conclusa in una specie di tripudio? Quale giudizio personale da lei di questa manifestazione?

La più bella esperienza della mia vita. Un’esperienza totalizzante, non solo a livello professionale, ma come sempre nei progetti che seguo anche una ragione di vita. Giudico Expo un successo senza se e senza ma.

Cosa pensa invece del progetto per il dopo Expo presentato dal governo, il cosiddetto “Human Technopole – Italy 2040”? Qualità della vita, medicina, tecnologia, arte, lifestyle, questi in generale i campi su cui dovrà lavorare questo centro, con l’obiettivo di rendere Milano uno dei poli mondiali della ricerca per migliorare la qualità della vita. Da entusiasta di Milano, crede che sarà un obiettivo raggiungibile?

Riguardando solo meno del 5% dello spazio che oggi è occupato da Expo, è sostanzialmente irrilevante.

Tornando a noi, a chi le chiedeva cosa avrebbe fatto dopo Expo lei rispondeva sempre di essere “a disposizione di Milano”. È per questo che ha accettato il ruolo di responsabile organizzativo della campagna elettorale di Corrado Passera a sindaco di Milano? In cosa consiste esattamente il suo ruolo?

Devo animare Milano e diffondere il programma ambizioso di Corrado Passera Sindaco: una città stato autonoma, la vendita delle partecipate quotate per progetti fantastici.

Cosa l’ha convinta della bontà della candidatura di Corrado Passera? Immagino abbiate già commissionato qualche sondaggio per capire quale riscontro potrete ottenere: come siete posizionati nei confronti del Partito Democratico, del Movimento 5 Stelle e della Lega Nord, i partiti con maggiore consenso a Milano?

Non mi interessano i sondaggi. Mi interessa portare avanti progetti per Milano, come sempre, come ho fatto per Albertini, Moratti, Pisapia, Sala in Expo.

La campagna di comunicazione di Passera è stata improntata a quella che il candidato definisce una “operazione verità che vuole rompere la narcotizzante narrativa della sinistra, secondo la quale a Milano va tutto bene e si deve proseguire sulla stessa strada”. Una campagna che secondo alcuni è realizzata ricorrendo anche a luoghi comuni e a slogan propri di partiti come la Lega Nord. Su quali dati avete compiuto questa scelta? Crede che sia una comunicazione redditizia in termini di consenso elettorale?

Certo. Chi pensa che Milano sia abbastanza ambiziosa già oggi (io non lo credo affatto) voti per la continuità con l’attuale giunta.

Tra l’altro Passera può permettersi di fare una campagna simile contro la sinistra anche per l’assenza di un candidato del centrodestra, che attende l’esito delle primarie del centrosinistra per lanciare la propria candidatura. Non crede che quando la Lega Nord inizierà a fare campagna, Italia Unica rischierà di rimanere stritolata nel suo essere una copia del partito di Salvini? O forse state cercando di accreditarvi per portare Passera ad essere il candidato di tutto il centrodestra?

Boh, non mi intendo di politica. Mi intendo solo di Milano.

Lei è considerato come l’ottimista per definizione, una persona entusiasta di tutto ciò di cui si occupa, anche se qualcuno l’ha criticata per questi suoi eccessi. Qual è il suo segreto per essere sempre così positivi?

Pensare sempre solo con la mia testa.

È anche un entusiasta innamorato della città di Milano: cosa le piace maggiormente del capoluogo lombardo e cosa invece proprio non sopporta?

Mi piace il fatto che è l’unica città globale a misura d’uomo. Non sopporto chi non la conosce affatto e la denigra comunque.

Ora, per concludere, le ultime domande di rito: quasi sono i tre personaggi o le tre persone che hanno segnato maggiormente la sua vita?

Credo debbano ancora arrivare.

E per finire, quale valore secondo lei è il più importante?

La leggerezza e il caso.

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Categorie:Interviste

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