E se Donald Trump dovesse vincere?

BIRCH RUN, MI - AUGUST 11:  Republican presidential candidate Donald Trump speaks at a press conference before delivering the keynote address at the Genesee and Saginaw Republican Party Lincoln Day Event August 11, 2015 in Birch Run, Michigan. This is Trump's first campaign event since his Republican debate last week. (Photo by Bill Pugliano/Getty Images)

BIRCH RUN, MI – AUGUST 11: Republican presidential candidate Donald Trump speaks at a press conference before delivering the keynote address at the Genesee and Saginaw Republican Party Lincoln Day Event August 11, 2015 in Birch Run, Michigan. This is Trump’s first campaign event since his Republican debate last week. (Photo by Bill Pugliano/Getty Images)

La campagna elettorale di Donald Trump per la primarie dei Repubblicani è qualcosa di incredibile. Nonostante le sue dichiarazioni che usano le parole come fossero delle pietre per colpire gli altri, continua a restare stabilmente ai vertici dei sondaggi che valutano tutti i candidati repubblicani in queste primarie. Ricordo brevemente quando derise un giornalista portatore di handicap, quando derise e irrise una donna giornalista solo perché donna, quando se la prese in generale con le persone di origine araba. È come se la sua situazione sia paragonabile con quelle degli altri cittadini, a quanto diventa un po’ come trattare un fenomeno assolutamente inedito e particolare.

È lo stesso Trump a dirlo, corroborato dai fatti. In uno comizio tenutosi il 23 gennaio a Sioux Center, Trump si è lasciato andare a dire una cosa assurda:

“…Potrei sparare a qualcuno in mezzo a Fifth Avenue e comunque non perderei voti. È incredibile…”

Sentite queste parole, e vi chiedete quando il fenomeno Trump andrò ad attenuarsi. Ma no, non si attenua nulla, la candidatura ha già smesso da tempo di essere qualcosa di folcloristico che fallirà a breve, sarebbe ora si inizi a capire che Donald Trump va trattato come qualcosa di estremamente serio ed estremamente concreto. Perché, lo sottolineo ancora, nonostante tutto lui è ancora li, nonostante tutto le persone continuano a dargli credito, a credere in lui e in quello che dice. Trump, con questa iperbole, dimostra per davvero come non importi esattamente cosa lui possa fare, la fiducia che una grossa fetta di elettorato repubblicano ripone in lui non risente di sue eventuali azioni estremiste. Anzi, è proprio per questa sua estremista radicalità che mantiene tutto questo seguito. Seguendo la newsletter di Francesco Costa sulle presidenziali americane (a cui vi consiglio di iscrivervi), si diceva che i numeri di Trump avessero dovuto iniziare a sgonfiarsi da novembre o dicembre. Siamo a gennaio, e lui veleggia ormai da favorito nelle votazioni nei primi due stati, in Iowa e New Hampshire.

Sulla sua campagna elettorale ha scritto addirittura David Axelrod, il senior strategist che condusse Barak Obama alla vittoria nel 2008. Racconta di come Trump abbia praticamente rotto ogni regola convenzionale sulla comunicazione politica, di come riesca incredibilmente a mantenere il consenso anche dicendo cose estremiste, violente, discriminatorie. Soprattutto racconta come l’elettorato, quando deve scegliere un nuovo presidente, difficilmente cerca una replica di ciò che hanno avuto, e se questo si unisce al fatto che larga parte della base repubblicana detesta profondamente Obama, è quasi logico comprendere come siano letteralmente attratti da un estremista che rappresenta l’esatto opposto di quello che ha rappresentato in questo anni la presidenza Obama, attratti da uno che ne incarna il perfetto contrappunto. Ma se dovesse essere davvero lui il candidato repubblicano ufficiale, in una eventuale elezione si troverebbe a non poter pescare fra i voti degli immigrati e quelli dei liberali, e soprattutto il primo gruppo sta diventano sempre più determinante quando si tratta di vincere delle elezioni.

Eppure Trump ha già sfidato tutte le aspettative arrivando fin qui. Le ha sfidate e le ha vinte, resistendo quando tutti lo davano come un fenomeno passeggero in via di disgregazione. E allora diventa quasi lecito pensare se per davvero dovesse essere lui il candidato dei repubblicani, se addirittura per davvero potesse vincere le presidenziali diventano di fatto il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America. Avremmo una delle nazioni più ricche e più forti, una di quelle militarmente più forti, guidata da un estremista abituato a ragionare più di pancia che di cervello. Sarebbe una situazione così altamente esplosiva che non credo ci sarebbero vie di mezzo: o questo spingerebbe verso una risoluzione delle controversie internazionali, oppure spingerebbe verso l’abisso di uno scontro totale. A voler essere cinici ci sarebbe da scommettere su quale potrebbe essere lo scenario più plausibile, a voler essere realisti c’è da temere che queste opzioni possano diventare per davvero delle scelte. Le prime votazioni ci diranno per davvero quanto potrà arrivare lontano la candidatura di Donald Trump, nel frattempo occhio a scommettere contro qualcuno che fino ad ora ha ribaltato ogni pronostico.

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Categorie:Politica

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