La catalogazione forzosa

Jim Messina

Jim Messina

Sempre, anche senza rendercene conto, tendiamo a catalogare le persone. E non parlo di catalogarle per quelle che sono le loro idee, no, quella è una cosa anche normale: determinate idee mi possono dipingere come più affine o più distante da certe posizioni, da certe visioni del mondo, da certe aree sociali o politiche. No, io mi riferisco a quel processo di catalogazione che avviene sulla scorta di eventi che spesso nulla hanno a che fare con le proprie idee. Ad esempio eventi di carattere lavorativo, che vengono deliberatamente interpretati sotto un punto di vista ideologico anche se un sottotesto simile non esiste, o non è stato esplicitato.

Prendiamo un esempio: Jim Messina. Prima di tutto, chi è Jim Messina? È colui che è stato a capo dello staff del candidato democratico Barack Obama nelle presidenziali americane del 2008, che ha gestito poi per intero la successiva campagna del 2012 dove Obama vinse ancora, ma anche quello che ha curato la vittoriosa campagna dei conservatoti di Cameron alle elezioni politiche britanniche del 2015. Ora è stato ingaggiato da Matteo Renzi in vista della campagna referendaria per le riforme costituzionali, e da diverse parti si è letta la battutina di come un leader di centrosinistra si affidi a uno spin doctor di centrodestra. A parte quelli che l’hanno detto con puro intento provocatorio (anche bonario), il problema sono quelli che ci credono davvero in questa catalogazione: ha lavorato per un leader di centrodestra, ergo non può lavorare per uno di centrosinistra perché le sue idee saranno sicuramente di centrodestra.

Ma da cosa deriva una così miope idea? Probabilmente dal battage che alcuni fanno in modo strumentale, orientato esclusivamente a demolire una persona nella sua sfera privata e non in quella professionale o culturale. E non fa niente nemmeno provare a spiegare che precedentemente la tal persona ha lavorato per leader politici di centrosinistra, per molti non conta. È come se fossero cose passate, dimenticate. Diventa quindi superfluo fare una valutazione di merito, spesso molti si limitano a un giudizio sommario di facciata, e continuano poi a ripeterlo a pappagallo finché non diventa una realtà accettata da tutti. A nessuno sfiora l’idea che la professionalità di una persona può portarla a collaborare con persone che sono politicamente o socialmente avversarie, indipendentemente da quelle che sono le proprie personali idee o le proprie personali convinzioni. Nel caso di Messina, ovviamente, l’obiettivo ultimo non è tanto lui quanto chi lo ha ingaggiato, ovvero Matteo Renzi, contro cui una certa parte di sinistra farebbe e direbbe di tutto pur di dimostrare che lui non appartiene all’area del centrosinistra.

Gian Mattia D'Alberto/LaPresse 29-10-2012 Matteo Renzi a Milano, nella foto: Giorgio Gori.

Gian Mattia D’Alberto/LaPresse 29-10-2012 Matteo Renzi a Milano, nella foto: Giorgio Gori.

Una critica che investì Renzi già nel 2012, quando il suo spin doctor era un certo Giorgio Gori. Apriti cielo e spalancati terra, un potenziale leader del centrosinistra non può osare scegliere uno che ha lavorato per Mediaset (e quindi per l’arcinemico Berlusconi). Invece non solo avviene questo, ma Gori si tessera pure al Pd, partecipa alle primarie per cercare di entrare nelle liste dei candidati per il Senato alle elezioni del 2013 (senza riuscire nell’intento) e poi si candida con successo a sindaco di Bergamo. Oggi governa la città a capo di una coalizione di centrosinistra, e governa bene, tanto che anche quelli di sinistra che in città si strappavano i capelli dalla disperazione di avere un “nemico” in casa, oggi sono soddisfatti del suo operato. Anche Gori fu accusato di essere ideologicamente di centrodestra solo perché lavorò a Mediaset. Potere dei giudizi affrettati.

Un po’ la stessa sorte la vive oggi Beppe Sala, uno dei contendenti del Pd alle primarie per scegliere il candidato sindaco di Milano. Che, per carità, è un candidato criticabile come tutti, ma che dovrebbe esserlo per le idee che esprime e non per le percezioni dovute ai suoi passati impegni. Già, perché a Sala non si perdona una cosa: dopo esser stato per lungo tempo un dirigente d’azienda (Pirelli, Tim, Telecom), nel 2009 diventa direttore generale del Comune di Milano su richiesta di Letizia Moratti, sindaca di centrodestra. Tanto basta per fare di lui una persona dalle idee di centrodestra, tanto basta per sentire qualcuno definirlo ridicolo mentre sabato era in piazza per manifestare a favore delle unioni civili. Eppure Sala è stato il commissario di Expo che ha avallato il primo evento Lgbt nella storia di Expo, colui che ha detto “…Io e Expo sosterremo ogni iniziativa che promuova le pari opportunità. Siamo stati presenti il 16 maggio quando abbiamo firmato un protocollo per le pari opportunità e contro le discriminazioni. Siamo qui oggi e lo saremo più avanti…”. Ma evidentemente questo non interessa chi vuole alimentare la storia di Sala come corpo estraneo al centrosinistra, come uomo di idee opposte all’area politica di centrosinistra.

Beppe Sala

Beppe Sala

Alla fine questa catalogazione forzosa non è altro che una specie di narrazione tossica. Qualcosa che pesca dal passato solo alcune cose, quelle ovviamente più utili e funzionali, e le assembla in modo tale da restituire l’esatta immagine che si vuole trasmettere, anche se poi questa non corrisponde alla reale immagine di quella persona. Anziché analizzarne realmente le idee gli si costruisce addosso una falsa etichetta per farlo apparire come il nemico, l’infiltrato, il corpo estraneo. Del resto si sa, è più facile demolire una persona piuttosto che la sua professionalità o il suo progetto politico, soprattutto se la professionalità è eccellente e il progetto è ben congegnato. E a giudicare dalla quantità di critiche strumentali, gli obiettivi di questi attacchi paiono avere professionalità e progettualità molto buone, a dispetto di ogni prevenuto giudizio.

Annunci


Categorie:Riflessioni

Tag:, , , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: