Pavé e Navigli, le ultime polemiche “made in Milano”

L’inizio delle primarie del centrosinistra a Milano hanno dato il via a diverse polemiche. Oltre a quelle prettamente strumentali e decisamente poco significative volte a stabilire che percentuale di sinistra ci sia nel DNA di ognuno dei candidati, ne sono nate diverse altre riguardanti delle idee presentate dai candidati. In special modo hanno fatto discutere due idee lanciate da Sala durante il suo incontro di sabato scorso, quella sulla riapertura dei Navigli e quella sul togliere il pavé da alcune strade.

Neanche a dirlo, i Navigli e il pavé sono paradossalmente due argomenti importanti perché sono incastonati nella storia di Milano. Prendete il pavé, quei piastrelloni di pietra che si possono frequentemente vedere sulle strade delle zone centrali della città, a volte anche su strade densamente trafficate. Ecco: si è avanzata l’idea di togliere il pavé da alcune strade, le più trafficate, per sostituirlo con normale catrame. Un’idea discussa anche dal sito UrbanFile, un sito che raccoglie e discute i progetti infrastrutturali della città, che giunge a una soluzione salomonica ma indubbiamente intelligente: trovare dei compromessi e valutare caso per caso. Magari sostituire il pavé nelle vie più trafficate e pensare di sostituirlo con dell’asfalto rosso, giusto per mantenere un minino di continuità estetica con la strada in pavé. Di contro, propongono di dotare di pavè alcune piccole strade del centro, che potrebbero diventare ancor più caratteristiche senza l’uso del catrame.

Più complesso il discorso per i Navigli. Come scrivevo lo scorso giugno, il progetto parte da uno studio fatto dal Politecnico di Milano e prevede la costruzione di 12 chilometri di canali navigabili. Quindi nessuna invasione di canali, come vuole far credere qualcuno, ma solo una riapertura parziale di tutti quei canali che anticamente disegnavano la realtà urbana. Da segnalare che l’allora vicesindaco De Cesaris affermava come il Comune fosse intenzionato ad avviare una campagna di confronto per cercare i finanziamenti dai privati, dando implicitamente l’avallo della giunta al progetto (che potete osservare qui). Insomma, Milano era concorde nel discuterne e nel provare a cercare le risorse necessarie alla realizzazione del progetto, oggi invece pezzi di quella maggioranza professano idee contrarie, quasi come se non fossero stati fra quelli che volevano dar seguito a questo visionario progetto.

Sicuramente si tratta, in entrambi i casi, di progetti molto importanti. Il primo perché inciderebbe su una tradizione che esiste da tantissimi anni, quella delle strade in pavé, che ha già visto partire una petizione per salvare questo tipo di strade, affermando che “…Togliere il pavé a Milano… Vuol dire cancellare la nostra identità, la nostra storia e la bellezza dei luoghi in cui è sopravvissuta a tutto…”. Il secondo perché è un progetto altamente visionario, che di fatto riporterebbe la città di Milano a una condizione antica citata anche da chi si batte per mantenere il pavé, in cui il traffico veicolare era nettamente inferiore e in cui i canali milanesi erano usati tranquillamente per navigare, sia per diletto che per lavoro. Il costo è sicuramente alto, si parte da una stima provvisoria di oltre 400 milioni di euro di investimento, ma non è detto che debba essere totalmente a carico delle casse pubbliche, anzi: come disse la De Cesaris, i tavoli di confronto sul progetto servono anche per attrarre capitali privati utili per realizzare l’opera, che necessiterebbe tra l’altro di una profonda rivisitazione del piano della mobilità cittadina, cosa già nelle intenzioni di tutti i candidati che vorrebbero continuare sulla strada della diminuzione delle auto private circolanti e sul potenziamento dei mezzi pubblici e dei servizi di sharing.

Capitolo a parte la merita, in generale, l’urbanistica. Come tutti sapranno, uno dei nodi maggiori di Milano riguarda il progetto di recupero delle aree degli ex scali ferroviari, un progetto che avrebbe dovuto partire già sotto la giunta Pisapia ma che invece si è incagliato in consiglio comunale, impallinato da diversi voti contrari anche di esponenti della maggioranza. Anche su questo progetto c’è polemica, con Sala che afferma come sia prioritario recuperare questo strappo e approvare il progetto presentato, e con Majorino e Balzani che rilanciano chiedendo, in forme diverse fra i due candidati, un progetto che punti maggiormente sul verde. Anche se, è bene specificarlo, il progetto presentato dalla giunta Pisapia prevede che oltre il 50% dei terreni sia proprio destinato a verde, creando di fatto diversi parchi molto grandi, regalando alla città un’estensione generale di verde molto ampia.

In generale, su questi temi segnalo questo elenco stilato sempre da UrbanFile, in cui si avanzano delle idee molto interessanti. Sono idee che vengono lanciate a tutti i candidati, su cui sarebbe interessante sentire una loro opinione dato che diverse di queste idee, in forme diverse, già fanno parte delle idee di sviluppo da loro esposte. In sintesi:

– Approvazione del piano sugli scali ferroviari;
– Creazione di un coordinamento per la valorizzazione del patrimonio architettonico esistente;
– Coinvolgimento di architetti per creare piccole opere pubbliche di abbellimento;
– Riutilizzo di aree già urbanizzate con sviluppo in verticale;
– Creazione di reti di cunicoli tecnologici;
– Proseguire il progetto di recupero dei Magazzini Raccordati;
– Riqualificazione dei Mercati Generali;
– Configurare il Passante Ferroviario come una vera linea metropolitana;
– Potenziare i collegamenti e i servizi tranviari;
– Chiusura della 90/91 con sua trasformazione in linea tranviaria;
– Realizzazione corsie preferenziali;
– Abbattimento cavalcavia Renato Serra;
– Realizzare i prolungamenti previsti per tutte le metropolitane e progettazione della M6;
– Integrazione tariffaria dei mezzi nell’area metropolitana e unificazione tessera trasporti/BikeMi/CarSharing;
– Impegno nel realizzare stazioni metropolitane d’artista, come a Napoli;
– Stimolare l’acquisto di nuove opere d’arte da sistemare in piazze o vie;
– Muri ciechi decorati da street artist;
– Riutilizzo in chiave museale ed espositiva dell’Arengario destro;
– Stimolare il marketing urbano, per portare a Milano produzioni di film, pubblicità e musica;
– Completamento del Rivellino di Santo Spirito al Castello Sfornisco;
– Riconversione a verde delle isole di attraversamento;
– Studio per inserire lungo le strade nuovi filari di alberi;
– Sistemazione e abbellimento di molti corsi e strade;
– Creazione nuove piscine e nuovi impianti sportivi;
– installazione in ogni plesso scolastico di impianti solari o a energia rinnovabile.

Come detto molte di queste voci sono già state considerate dai candidati, e meriterebbero di essere più ampiamente dibattute. Più in generale possiamo dire che questi argomenti serviranno per delineare meglio la visione di città che ogni candidato verrà lasciare in eredità alle generazioni future. È indubbio che una città più bella e vivibile aumenterebbe di molto la qualità della vita delle persone, aumentando anche il tasso di benessere: una città che è più piacevole, più fruibile, ha ricadute positive anche sulla vita personale di ognuno, riducendo ad esempio lo stress. Personalmente spero che questi siano argomenti di discussione dei prossimi confronti pubblici che avverranno fra i candidati, e spero inoltre che l’eventuale confronto sia scevro da pregiudizi e da posizioni preconcette, che trovo da sempre abbastanza dannose. A chi teme che si voglia cancellare un pezzo di storia della città andrebbe ricordato che tutti gli interventi sono tesi a migliorarne la fruibilità, senza dimenticare appunto la storia, ma preservandola nei modi e nei luoghi più appropriati. Perché Milano merita molto di più del ritrovarsi presa in mezzo fra schermaglie e ripicche politiche giocate sul proprio futuro.

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Categorie:Attualità, Politica

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