Unioni civili, ultimo atto?

In Italia sono decenni che si parla della necessità di una legge sulle unioni civili. Le prime proposte risalgono addirittura agli anni ottanta, per poi percorrere tutti gli anni novanta e gli anni duemila in un susseguirsi di iniziative, proposte, discussioni e disegni di legge poi naufragati nel nulla. Possiamo ricordare i PACS, il patto civile di solidarietà creato sulla base di quelli francesi; i DICO, diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi; i CUS, contratto di union solidale, evoluzione dei DICO; i DiDoRe, diritti e doveri di reciprocità dei conviventi; fino ad arrivare al ddl Cirinnà, proposto dalla senatrice del Partito Democratico Monica Cirinnà.

Ma cosa prevede il ddl Cirinnà? Prevede l’istituzione di unioni civili per le coppie omosessuali con diritti e doveri identici a quelli previsti per io matrimonio civile, ad esclusione delle adozioni. Prevede però la stepchild adoption, ovvero la possibilità di adottare il figlio del partner, un’istituto giuridico esistente in molti Paesi europei che permette anche nelle coppie omosessuali di adottare il figlio del partner. Da sottolineare come la stepchild adoption esista anche in Italia ma solo per le coppie eterosessuali sposate, e dal 2007 anche per quelle eterosessuali conviventi. Quindi, in realtà, si tratterebbe di estendere in diritto già esistente anche alle coppie omosessuali. Che ci vuole?, direte voi. A giudicare dal dibattito suscitato, moltissimo.

Già, perché il travagliato cammino del ddl Cirinnà pare affollato ogni giorno di nuovi ostacoli. Approdato in Commissione Giustizia del Senato nel marzo del 2015, dopo varie vicissitudini e diverse modifiche verrà discusso in aula a partire dal 28 gennaio di quest’anno. E se sul discorso della regolamentazione delle unioni civili fra persone dello stesso sesso sembra ormai essersi trovata la quadra, la battaglia (fino a pochi giorni fa) era tutta incentrata sulla stepchild adoption e sul rischio che questa potesse aprire le porte alla pratica dell’utero in affitto. E qui sorge la mia prima domanda: come può la stepchild adoption aprire le porte ad una pratica che è espressamente vietata dalle leggi italiane? Infatti non può. La risposta solitamente è che questa pratica, le coppie omosessuali, potrebbero andare a farla all’estero, e rientrare in Italia con un bambino nato in questo modo.

Ma i critici della stepchild adoption dimenticano una cosa: la scelta di procreare tramite un utero in affitto all’estero è già praticata da molte coppie eterosessuali, che rientrano poi regolarmente in Italia con il bambino nato da questa pratica e possono legalmente adottarlo. Ma se alcuni ritengono abominevole questa pratica, perché l’hanno avallata per decenni per le coppie eterosessuali mentre ora la osteggiano per quelle omosessuali? Se la ritengono abominevole, lo è indipendentemente da chi ne faccia uso. Altrimenti questa doppia valutazione rischia di essere discriminatoria. Ad esempio, il senatore del Pd Francesco Russo dice no alla possibilità che una coppia omosessuale vada all’estero e usi la pratica dell’utero in affitto per fare un figlio. Dice che si devono delineare meglio i paletti per evitare che si aggiri il divieto d’usare questa pratica in Italia andando all’estero, dato che qui è reato penale. E allora tutte le coppie eterosessuali che hanno usato questa pratica e sfruttato la possibilità della stepchild adoption possono essere considerate penalmente perseguibili? O si vuole creare una legge ad hoc per cui una stessa azione è reato per alcuni mentre è regolarmente permessa ad altri? Anche qui siamo in piena discriminazione, e pure in piena anticostituzionalità. Comunque sia, su Vita c’è un bell’articolo che fa il punto proprio sulla questione della stepchild adoption.

Ma questa sembra già la battaglia di ieri, oggi quelli che vogliono affossare il ddl Cirinnà puntano tutto su una sua presunta incostituzionalità. E lo fanno agitando gli spettri di alcune voci proveniente direttamente dal Presidente Mattarella, che (dicono) avrebbe fatto capire che una correlazione troppo stretta da unioni civili e matrimonio civile sarebbe incostituzionale e questo impedirebbe al Presidente di firmare questa legge. Una voce praticamente priva di fondamento, dato che il Quirinale ha sempre ribadito che le valutazioni nel merito della legge verranno fatte solo e soltanto quando la legge verrà approvata dal Parlamento e arriverà al Presidente per le sue valutazioni. E nemmeno la Corte Costituzionale ha mai stabilito che i matrimoni fra persone dello stesso sesso siano incostituzionali, come invece riportano alcuni giornali: viene spiegato molto bene da Libernazione. Quindi, anche qui, siamo al livello di fumo negli occhi, sollevato per creare scompiglio e non come vera critica a un punto debole di questa legge. Insomma: si alza il tiro per creare ancora più clamore e cercare di affossare anche questa legge.

Comunque sia, all’inizio della discussione mancano orami una decina di giorni. E saranno giorni importantissimi in cui il livello della polemica tenderà ad alzarsi inesorabilmente, in cui probabilmente assisteremo anche a minacce incrociate di crisi di governo da parte degli alleati dell’Ncd o di crisi interne al Partito Democratico. Il partito di Renzi, infatti, contiene al suo interno diversi eletti che in vario modo osteggiano il ddl Cirinnà, dal gia citato senatore Francesco Russo al senatore Stefano Lepri, fino alla senatrice Emma Fattorini. Tra l’altro, sia Lepri che Fattorini erano presenti all’ultima Leopolda, si dichiarano sostenitori di Matteo Renzi, quello stesso Renzi che già nella campagna per la segreteria nel 2013 affermò di volere le unioni civili alla tedesca, quindi con la stepchld adoption, e che ha ribadito in questi giorni che il ddl Cirinnà va portato a casa senza più ulteriore modifiche e senza accordi al ribasso, tipo quelli proposti da questi tre senatori. Vedremo come si svolgerà il dibattito a partire dal 28 gennaio, nel frattempo però prepariamoci a sentire polemiche di ogni genere, specialmente quelle pretestuose e infondate. Del resto, per molti, negare i diritti a qualcuno è quasi una ragione di vita: chissà poi perché.

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Categorie:Politica

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