NonRecensione – 96: La Grande Scommessa

Andare al cinema a guardare un film che parla di un evento storico è qualcosa che ritengo da sempre molto affascinante. Guerre, congiure, attentati, grandi battaglie politiche per i diritti civili, scismi religiosi, crisi economiche, sono tanti gli avvenimenti che il cinema ha raccontato in modo più o meno esatto, ma ha un effetto molto particolare andare a vedere un film che parla di un evento storico che tu, spettatore, hai personalmente vissuto. Magari non ne sei stato coinvolto, ma l’hai vissuto perché è accaduto mentre eri vivo, mentre eri in una fascia d’età adatta a capire esattamente quello che succedeva, mentre succedeva. Un film che parla della crisi del 2008 è esattamente questo, un film che parla di qualcosa che hai vissuto, un film che parla di una storia di cui, direttamente o indirettamente, hai fatto parte. Intanto, i voti: Comingsoon gli assegna un 4/5; Mymovies un 3,73/5; Imdb un 8/10.

Il film parte circa nel 2005, quando il mercato immobiliare americano sembrava uno dei mercati più floridi e solidi della storia. Questo finché il gestore di un fondo d’investimento, Michael Burry, guarda dentro a questi futuri subprime e scopre come sono impacchettati e composti: in alto i mutui a tripla A, quelli più affidabili, e via via sotto quelli meno affidabili e fino ad arrivare ai tripla B, praticamente spazzatura. Decide quindi di scommettere contro il mercato immobiliare, quando il mercato appariva ancora a tutti come solido, andando in diverse banche e facendosi creare uno strumento apposito per farlo, i Credit Default Swap (cds). Il suo operato viene scoperto da altri che decidono di seguire il suo esempio, venendo presi inizialmente per folli che buttano via il proprio denaro, ma finendo poi per realizzare ingenti guadagni.

Burry realizza un guadagno monstre, il suo fondo realizza un guadagno del 489% per un totale di oltre 2,5 miliardi di dollari. Mark Baum, un altro gestore di fondi, imbeccato da un dipendente della Deutsche Bank che viene a sapere della scoperta di Burry, realizza un guadagno di un oltre un miliardo di dollari. Due sconosciuti ragazzi che hanno appena iniziato a fare gli inventori, Charlie Geller e Jamie Shipley, decidono di fare la stessa scommessa, dopo aver letto per caso l’analisi di Burry, e realizzano un guadagno di circa 80 milioni di dollari. Tre diversi gruppi di inventori, diversi per tipologia di persone che rappresentano, per dimensione dei fondi che gestiscono, tre gruppi che decidono di scommettere contro un mercato considerato come infallibile, derisi nei primi anni quando pare che ci debbano rimettere, e infine vincitori sulla rovina di un Paese intero. Una scommessa che vede il fallimento di molte banche, anche storiche come Lehman Brothers, che vede i vertici di agenzie di controllo come la Sec azzerati perché nessuno controllava. Una scommessa contro il sistema economico che reggeva tutto quanto.

Fa un certo effetto, nel film, osservare alcune scene. Come quando Baum invia alcuni suoi collaboratori a Miami per controllare di persona lo stato del mercato immobiliare: visitano una zona residenziale in cui ci sono qualche decina di unità abitative, per lo più villette, in cui solo due sono abitate. In una delle due apre un signore mezzo assonnato che viene a sapere da uno dei collaboratori di Baum che il padrone di casa ha aperto i mutui di quelle villette usando il nome del suo cane, che quei mutui il padrone di casa non li sta pagando mentre lui gli paga comunque regolarmente l’affitto. Lui sarà uno di quelli che perderà la casa. Impressionante anche quando parleranno con due broker locali, due che si vantano di come guadagnano soldi a palate coi futuri a tasso variabile che stipulano a soggetti con scarse o nulle garanzie, come immigrati o ballerine di night club. Addirittura una di queste ballerine, intervistata da Baum, gli confida che ha cinque villette che sta pagando con altrettanti mutui, più un appartamento.

Un film che ha un taglio che è una via di mezzo fra il drammatico e il documentaristico, che usa il dipendente della Deutsche Bank, Jared Vennet, come parziale narratore, anche se poi ognuno dei personaggi ha un piccolo ritaglio di spazio in cui agisce da narratore direttamente col pubblico. Addirittura ci sono le apparizioni di alcune star, nei panni di loro stessi, che spiegano a chi guarda il film determinate questioni in modo pratico: Margot Robbie che spiega la questione dei futuri subprime immersa in una vasca piena di schiuma, Selena Gomez che spiega le scommesse sui mutui mentre sta giocando d’azzardo al casino, lo chef Anthony Bourdain che spiega come è stata riciclata la spazzatura finanziaria per farla apparire appetibile usando una ricetta di cucina. L’effetto finale è tanto interessante quanto potete, forte, un vero colpo da ko. Soprattutto quando alla fine si tirano le fila dei personaggi dei tre gruppi, quello che hanno fatto dopo la tempesta della crisi, di come l’essere usciti vincitori e non falliti da questa scommessa abbia comunque cambiato anche loro. E di come invece, alla fine, il mondo finanziario non sia affatto cambiato, ma abbia solo cambiato pelle per restare sostanzialmente lo stesso.

Impressiona il cast per la bravura delle interpretazioni: Christian Bale è Michael Burry; Steve Carell è Mark Baum; Ryan Gosling è Jared Vennet; Brad Pitt è Ben Rickert, esperto trader che aiuta i due giovani Geller e Shipley; Finn Wittrock è Jamie Shipley; John Magaro è Charlie Geller; Marisa Tomei è Cynthia Baum, moglie di Mark Baum; Selena Gomez interpreta se stessa; Margot Robbie interpreta se stessa; Anthony Bourdain interpreta se stesso; Melissa Leo è Georgia Hale, funzionaria di una delle agenzie di racing che ammette di valutare i subprime senza praticamente analizzarli a fondo; Hamish Linklater è Porter Collins, uno dei collaboratori di Baum; Rafe Spall è Danny Moses, altro collaboratore di Baum; Jeremy Strong è Vinnie Daniel, ultimo collaboratore di Baum; Byron Mann è Wing Chau, grosso trader che durante una cena spiegherà a Baum come funziona il mercato dei subprime, dei collaterali, delle obbligazioni di debito collateralizzate (i cdo) e dei cdo sintetici.

La regia è di Adam McKay, ed è assolutamente efficace, così come è assolutamente efficace la scelta di narrare questa storia in questo modo. Un film che ripercorre e riannoda tutto quello che è successo, che lo racconta con un buon ritmo e tenendo incollato chi guarda allo schermo, in un misto fra curiosità di capire fino a dove certe persone si sono spinte e disgusto nel vedere come ci si spingevano col sorriso e la sicurezza di chi non stesse facendo nulla di male, ma anzi, provvedesse al benessere di tutti. Solo che lo facevano truffando, e manipolando il mercato con dati falsi. Il mio voto finale è un 9/10, e la sicurezza che tutte le nomination agli Oscar, ai Golden Globe e ai BAFTA sono pienamente meritate.

Annunci


Categorie:Recensioni

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: