A che punto siamo arrivati nello scandalo Dieselgate?

L’argomento dai giornali è praticamente sparito. Dalla discussione pubblica appare come scarsamente interessante, come se fosse accaduto molti anni fa e si fosse già sistemato tutto. Solo nelle riviste di auto si continua, ovviamente, a parlare di questo scandalo riportando via via gli ultimi avvenimento: sui grandi giornali generalisti un po’ di luce arriva solo occasionalmente ormai, e con notizie date come secondarie o in piccolo trafiletti. Ma le ultime notizie sono tutt’altro che secondarie.

Iniziamo dalla bocciatura del Carb, l’ente per la sicurezza ambientale della California. Una bocciatura grave che riguarda il cuore dello scandalo, ovvero il piano di intervento per il 2.0 TDI. In sostanza, il Carb afferma che “…che il piano di azione proposto da Volkswagen non fornisce sufficienti informazioni per poter essere approvato e soprattutto non adegua in maniera soddisfacente i problemi relativi alle prestazioni, emissioni e sicurezza delle auto…”. Una mazzata importante per Volkswagen, che continua a ripetere come stia fattivamente collaborando con le autorità per risolvere prima possibile questo problema. Evidentemente per le autorità americano questa collaborazione non è così solerte e non è così precisa come si vorrebbe. Leggendo qui veniamo a sapere più nello specifico a cosa è dovuta la bocciatura:

“…Tre lacune principali rilevate dal CARB nel piano di richiamo: Volkswagen non ha descritto le difformità con sufficienti dettagli da poter essere adeguatamente comprendesi nel contesto del piano di richiamo e determinare se le riparazioni proposte siano fattibili o risolvano ciascuna delle difformità. Secondo, Volkswagen non ha descritto specificamente gli interventi di riparazione nel piano di richiamo in maniera che il CARB possa adeguatamente valutare se siano interventi risolutivi o anche solo tecnicamente fattibili. Terzo, i piani proposti non spiegano sufficientemente l’impatto sul motore, il funzionamento complessivo del veicolo e le tecnologie di controllo delle emissioni relative, incluso il sistema OBD.
CARB rigetta il piano proposto per i motori 2 litri di Generazione 1, 2 e 3 nonché la proposta di estensione del periodo di tempo…”

Ma il piano di intervento potrebbe non essere sufficiente anche per altri motivi. Pare infatti che secondo in report divulgato dalla Sueddeutsche Zeitung, 115.000 delle 580.000 auto coinvolte potrebbero essere ricomprate dal Costruttore dai rispettivi proprietari, ai quali in alternativa potrebbe essere offerta una nuova auto con un forte sconto, in aggiunta ai 1.000 dollari già previsti per ogni proprietario come forma di risarcimento. Un quadro che prevederebbe un esborso economico da parte di Volkswagen non indifferente, che probabilmente sarebbe superiore al totale dei soldi accantonati finora per far fronte allo scandalo.

Intanto i dati di mercato certificano i contraccolpi per la Volkswagen. I numeri sono spietati: cala vistosamente nei mercati emergenti, dove comunque è bene sottolineare che il calo sia dovuto a un calo generale del mercato automobilistico, ma proporzionalmente perde anche nei mercati dove lo scandalo Dieselgate si è fatto più sentire. Se infatti in termini generali sia in Europa che negli Stati Uniti la Volkswagen è in crescita, è anche vero che la percentuale di crescita è nettamente inferiore al tasso di crescita del mercato: negli Usa il mercato sale del 5,7% mentre Vag solo dell’1,2%, in Europa il mercato cresce dell’8,9% ma anche qui Vag cresce soltanto del 2,5%. Tra l’altro le crescite del Gruppo sono dovute ai marchi Skoda, Audi e Porsche, tutte con numeri positivi, mentre il marchio Volkswagen nelle vendite segna un -4,8%.

Ma il Gruppo Vag cerca di recuperare anche in altri modi. Infatti il Ceo Mueller annuncia nuovi milionari investimenti soprattutto nel sito produttivo di Chattanooga, in america: 900 milioni di investimento per prodotte il futuro suv medio che verrà lanciato entro il 2016, il che si tradurrebbe in un incremento di 2.000 posti di lavoro in Tennessee. Ma soprattutto inizia a puntare molto su vetture ibride ed elettriche. A cominciare dal Tiguan GTE Active Concept, un ibrido plug in dotato di un 1.400 benzina da 148 cavalli che lavora con un modulo elettrico sull’asse anteriore da 54 cavalli e un altro modulo elettrico sull’asse posteriore da 114 cavalli. La percorrenza in modalità solo elettrica è di soli 32 chilometri, poco come per ogni ibrida, ma in generale la macchina rappresenta un buon punto di partenza.

Sarà soprattutto l’elettrico la sfida del futuro. E Volkswagen sceglie di affrontarla da protagonista presentando Budd-e, il nuovo pulmino totalmente elettrico che porta al debito il pianale su cui si svilupperanno i modelli elettrici della Casa tedesca: l’idea è quella di lanciare 20 modelli ibridi o elettrici entro il 2020. Limitato nella velocità massima a 150 Km/h, l’autonomia totale dovrebbe essere di 533 chilometri, con la capacità di ricaricare l’80% della batteria in soli 30 minuti. Numeri attraenti, che potrebbero definitivamente sfondare il muro di diffidenza verso le auto elettriche creato proprio dalle scarse autonomie finora proposte.

E chiudiamo parlando ancora di Dieselgate. Ma ne parlo non in relazione a Volkswagen, bensì a Renault: pare infatti che ci siano state delle perquisizioni in Francia in alcuni stabilimenti, col sequestro di alcuni computer. Nulla di ufficiale quindi, ma le perquisizioni di sono concentrare negli stabilimenti dove si effettuano i controlli e i test di inquinamento, e questo è bastato per far precipitare il titolo in borsa, trascinando con se anche gli altri titoli del comparto auto. Renault h subito dichiarato che non sussistono prove per dire che esistano delle manomissioni ai software delle auto, ma il timore è invece che esistano.

Infatti c’è una cosa molto curiosa da rilevare. Alcune agenzie indipendenti hanno indicato un modello Renault come colpevole d’avere emissioni di Nox superiori di 25 volte al limite stabilito: si tratta del 1.6 Dci proposto in due diversi step di potenza, da 130 e da 160 cavalli, che equipaggia non solo vetture del Gruppo Renault-Nissan come il Renault Espace o il Nissan Qashqai, ma anche vetture come la Mercedes Classe C, in virtù degli accordi industriali che li vede come fornitori di motori della Casa tedesca. In più si aggiunge un altro particolare molto curioso: il 1.6 Dci monta centraline Bosch Edc17, della stessa famiglia di quelle usate sui motori Volkswagen EA 189 coinvolti nel dieselgate. Anche Renault quindi rischia di finire in questa bufera?

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Categorie:Motori

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