Il primo confronto pubblico fra Majorino e Sala

Confronto Sala Majorino allo Spazio Cinema Anteo - Foto Lapresse

Confronto Sala Majorino allo Spazio Cinema Anteo – Foto Lapresse

Ieri sera, allo Spazio Cinema Anteo, si è tenuto il primo dibattito fra due candidati alle primarie di Milano del centrosinistra, Giuseppe Sala e Piefrancesco Majorino. Un dibattito a tratti molto interessante, che ha di fatto stabilito la partenza della campagna elettorale che porterà alle votazioni del 7 febbraio. Un mese che sarà molto intenso, che sicuramente sarà pieno di eventi e appuntamenti da non perdere per capire quali saranno le visioni politiche che i tre maggiori candidati (Sala, Majorino, Balzani) vorranno mettere in campo per proseguire l’esperienza di governo targata Pisapia, esperienza che tutti e tre definiscono come positiva e di cui si professano naturali successori.

Le impressioni, da fuori, sono state varie. Soprattutto si è potuto vedere come si sono delineate in maniera abbastanza netta le differenze fra le due candidature, con Majorino più orientato all’aspetto sociale, empatico, in diretta connessione all’onda emotiva generata dal movimento arancione che ha portato alla vittoria Pisapia, mentre Sala si è più orientato a incarnare l’uomo del fare, il personaggio pratico, il milanese laborioso solo apparentemente freddo ma comunque di buon cuore e sempre disponibile. Due visioni diametralmente opposte, che partono da zone d’azione estremamente differenti ma che in campagna elettorale dovranno, a mio modo di vedere, diventare più labili per permettere ad ognuno di cercare consenso anche nell’altro campo. Purtroppo non ho potuto assistervi di persona per l’alto afflusso di persone, ma ho seguito il dibattito su Radio Popolare, dove potete trovare la registrazione integrale del dibattito.

Fare dei bilanci ora sarebbe comunque quantomeno prematuro. Non avrebbe senso incoronare un vincitore di questo dibattito, anche se ovviamente c’è chi è uscito meglio e chi è uscito peggio, ma essendo solo alle prime battute della campagna c’è tutto il tempo e lo spazio per recuperare eventuali errori e modificare eventuali strategie poco redditizie. Diciamo che, personalmente, fra i due mi ha convinto molto di più Majorino, il politico che sa porsi anche come buon amministratore, al contrario di Sala, il bravo manager che però mostra molti limiti sul piano politico. Di certo non sono passate inosservate alcune risposte stizzite di Sala rispetto al suo rivendicare i suoi trascorsi e i suoi successi in Expo, in particolar modo quando si è chiesto a entrambi i candidati cosa pensassero di Comunione e Liberazione. Una domanda quasi cruciale, in una città in cui CL ha sempre esercitato un grosso potere e una grossa pressione politica.

Come ha detto bene Majorino, Milano è la quarta area metropolitana sul piano del Pil in Europa. Un motivo in più per rendere queste primarie, e le successive elezioni, come fondamentali e strategiche anche per le strategie nazionali: uscire sconfitti da queste elezioni significherebbe il potenziale avvio di un crollo che si riverberebbe in tutta Italia, questo il Pd e Renzi dovrebbero non dimenticarlo mai. Uscire malconci da Milano potrebbe aprire la strada alla sconfitta al referendum, alla sconfitta alle prossime elezioni regionali, alla sconfitta alle prossime elezioni politiche nel 2018. Vorrebbe dire, per Renzi, il sostanziale fallimento della sua visione politica del Paese.

Ma torniamo al dibattito. Entrambi sono molto netti nel dire che la maggioranza è quella del centrosinistra che ha vinto con Pisapia, nel non aprire la maggioranza a chi oggi è all’opposizione in consiglio comunale, chiudendo quindi le porte all’Ncd. Lo stesso Sala ha detto che sarebbe impensabile vedere l’Ncd al governo in Regione Lombardia col centrodestra e contemporaneamente al governo a Milano col centrosinistra. Sala comunque aggiunge che si aspetta una giunta aperta al civismo che si riconosce nei valori del centrosinistra. Entrambi fanno addirittura anche qualche nome su possibili futuri assessori da inserire nella loro giunta. Majorino che indica Filippo Del Corno, attuale assessore alla cultura a Milano, e Alessandra Kustermann, ginecologa, Ambrogio D’Oro nel 2010 e candidata alle primarie del centrosinistra per la Regione Lombardia nel 2012. Sala invece cala un solo nome da di grande peso: cita Ferruccio De Bortoli, ex direttore del Corriere della Sera, definendolo di grandissimo supporto nell’ambito della cultura. Curioso che il candidato considerato più renziano di tutti indichi un giornalista che è stato ed è molto critico verso il Presidente del Consiglio.

Come dicevo prima, su Comunione e Liberazione le reazioni sono state differenti. Jacopo Tondelli, uno dei moderatori del dibattito, ha posto ad entrambi una domanda (che ha generato molto brusio in sala) solo apparentemente semplice: “cosa ha che va, o che non va, Comunione e Liberazione?”. Sala, purtroppo per lui, si è inerpicato in un risposta un po’, diciamo, democristiana: dice che anche CL ha al suo interno tante anime differenti, che lui non criminalizza nessuno senza essere andato prima a vedere il valore delle singole persone. Si stizzisce molto per un commento proveniente dal pubblico però, invitando tutti ad andare a vedere come abbia ben lavorato la Compagnia delle Opere in Expo, in modo regolare e senza favoritismi. “Siamo tutti campioni coi pensieri, ma la realtà dei fatti dice un’altra cosa”, la difesa di Sala. Majorino invece è più netto: bolla come inqualificabili i rappresentanti politici di CL, li classifica come il peggio oggi esistente nel panorama politico nazionale, aggiungendo che una delle colpe politiche del centrosinistra in Lombardia sia stata proprio quella di aver fatto poca opposizione al sistema di potere di Formigoni, diretta emanazione di CL. Però salva le tante cooperative legate a Compagnia delle Opere che collaborano proficuamente col comune di Milano nella gestione dei profughi e dei poveri. L’importante, e su questo do ragione a Majorino, è che siano definiti i limiti e i confini: obiettivi, regole, cultura della legalità, distinzione fra poteri insomma.

La coda all'esterno dell'Anteo (fonte: Corriere della Sera - agf)

La coda all’esterno dell’Anteo (fonte: Corriere della Sera – agf)

Spazi anche per le piccole stoccate fra i due candidati. Come quando Sala, sul tema coalizione, afferma sibillino di fare attenzione nelle compagini che governano, sul come si parte e sul come si arriva, perché “…in questo momento è difficile dire con esattezza, nel rispetto del grandissimo lavoro della giunta, è molto difficile dire oggi qual è la compagine che governa il consiglio e capire perché alcune cose vanno avanti e altre no…”. Una probabile frecciata che ha come obiettivo il pasticcio sul progetto di recupero degli scali ferroviari abbandonati, delibera bocciata in consiglio a causa della mancanza di alcuni voti per raggiungere la maggioranza. O come quando Majorino ricorda che la sua candidatura fu avanzata già a luglio, “…nello stupore di alcuni e nella disattenzione di altri…”, quasi a sottolineare come larga parte del suo stesso partito non l’abbia mai preso davvero sul serio.

Interessanti anche le risposte sulla questione inquinamento. Majorino ricorda che la rivoluzione verde promossa dall’attuale giunta debba andare avanti, potenziando il trasporto pubblico, aumentando gli sconti per chi usa i mezzi pubblici, integrano le politiche di trasporto concxl’area metropolitana in modo da coordinare gli sforzi e renderli più efficaci. Una visione della lotta all’inquinamento però che resta ristretta all’ambito della mobilità, di fatto indicando il traffico veicolare privato come la principale causa di inquinamento. Sala inizia parlando del tempo sempre più ristretto in cui si deve agire, affermando che a elezioni terminate occorre partire subito, aggiungendo che anche secondo lui il problema va affrontato con una gestione allargata alla città metropolitana: 500.000 vetture che ogni giorno entrano in città sono un numero molto alto, che andrà sicuramente fatto diminuire. Sala si dice contrario all’allargamento dell’Area C perché pensa che la città non sia ancora pronta a reggere l’impatto di questo allargamento, serve secondo lui investire ancora per allargare i collegamenti pubblici, soprattutto per quanto riguarda la metropolitana M4 che dovrà essere completata prima possibile. Afferma inoltre di essere pronto ad andare a lavorare in maniera radicale sul tema del riscaldamento, vero nodo centrale dell’inquinamento, con Milano che presenta ancora migliaia di impianti funzionamenti a gasolio: indietro è il settore privato, e Sala annuncia che si preoccuperebbe di stimolare tutti a cambiare le caldaie inquinamenti, sfruttando la norma voluta da Del Rio che finanzia al 50% questo genere di interventi e cercando di stimolare il settore bancario a finanziare l’altro 50%. Un piano ambizioso, che però è ormai irrimandabile per una città come Milano.

Differenze evidenti fra i due candidati anche quando parlano della risorse del comune. Qui Sala è apparso davvero come l’uomo pratico del fare, quello che dice “di spazio per le balle ce n’è poco, occorre essere concreti”, quello che ricorda come oggi sieda ancora nel Cda di Cassa Depositi e Prestiti, quello che sa di potersi porre come garante per raccogliere fondi da investire nel corretto funzionamento delle risorse del comune. Majorino insiste invece sul fatto che si debba fare molto di più di quello che è già stato fatto, sottolineando come i tantissimi alloggi di proprietà pubblica ancora sfitti siano una colpa grande a cui si deve rimediare, viste le lunghe liste di attesa di persone bisognose di un tetto sopra la testa. Indica poi come grandi sfide quelle del recupero e del riutilizzo delle aree, e degli investimenti per creare centrali energetiche nelle varie zone della città che aiutino non solo a rendere più efficienti i quartieri ma anche a renderli meno inquinanti.

Ritengo poi centrata un’osservazione fatta da Aldo Bonomi, uno dei giornalisti che insieme a Tondelli e a Lorenza Ghidini hanno animato il dibattito. Parlando della recrudescenza del razzismo, della politica che sta tendendo a chiudere la società in se stessa a cauda della paura, indica nella visione di Majorino una maggiore tendenza alla prospettiva del diritto della persona e in quella di Sala una maggiore propensione al cosmopolitismo che dovrebbe essere proprio di ogni grande città. Una differenziazione dei due candidati che condivido, ma su cui ritengo estremamente necessario entrambi facciano il possibile per contaminarla con la visione dell’altro, perché non esiste una società che garantisce diritti uguale per tutti senza orientarla verso quel cosmopolitismo che accoglie tutti, e non esiste una una società pienamente cosmopolita se non si garantiscono uguali diritti a tutti, nessuno escluso. In questo serve chiudere quelli che sono chiamati “luoghi faglia”, ovvero quei luoghi dove si rischia di scatenare dei terremoti sociali, come ad esempio le tante case sfitte e i tanti cittadini che non riescono a trovarne una.

La sala piena dell'Anteo (fonte: La Repubblica)

La sala piena dell’Anteo (fonte: La Repubblica)

Su questo Sala, con una frase, indica nettamene la strada da seguire. “Indietro non si torna, cinque anni fa si è aperta una strada virtuosa, il centrodestra qui ha governato per 20 anni e se ci facciamo male stavolta ce li becchiamo per altri 20 anni”, una dichiarazione netta di unità di intenti nel procedere tutti insieme alle elezioni, più volte ricordata da entrambi i candidati. Ha affermato che soprattuto in questo 2015 i milanesi hanno apprezzato questa città aperta al mondo, senza paura, propensa ad accogliere e non a respingere, un modello creato in questi anni che è già diventato un modello da preservare e da far proseguire. Sala tira ancora in ballo Expo per ricordare il modello sicurezza che ha funzionato senza essere troppo visibile, e Majorino ha ribattuto che quegli agenti in più destinati a Milano per il periodo di Expo debbano essere assegnati stabilmente a Milano, per continuare a garantire che tutto funzioni correttamente. Majorino, tra l’altro, sulla questione della società aperta lancia anche l’idea del reddito minimo comunale, in funzione di lotta alla povertà per tutte le famiglie che a Milano non ce la fanno ad arrivare a fine mese.

Domanda un po’ scivolosa su Renzi: cosa ne pensano i due candidati, come pensano stia governando il Paese? Parte bene Majorino rivendicato con orgoglio di essere iscritto al Partito Democratico e di essere felice di farne parte, e di come Renzi sia il suo segretario. Lo dipinge come un grande innovatore, come una persone dai grandi meriti, ma che sta sottovalutando alcune questioni, come il riscatto delle persone, la poca attenzione sui diritti civili, e la troppa leggerezza nel ritenere che il Pd possa cambiare tutto da solo. Soprattutto Majorino si dice spaventato di come spesso tutto ciò che è a sinistra del Pd diventi il primo avversario del Pd stesso e non un partner per il cambiamento. Ma nella sostanza evita lateralmente di rispondere alla domanda aggiungendo il fatto che chiunque amministri Milano deve porsi in maniera forte a confronto con il governo, debba andare a Roma senza timidezza e con determinazione. E Sala, il cosiddetto candidato renziano? Anche lui, forse non troppo inaspettatamente, svicola un po’. Parte dalle ultime parole di Majorino affermando che chi amministra Milano ha dietro una città grandissima e con un enorme potenziale, e per questo non deve spaventarsi nel confronto col governo ma deve saper essere duro e puntare i piedi, evitando però di finire allo scontro muro contro muro. Aggiunge semplicemente che è notoria la stima che per il Presidente del Consiglio ripone nei suoi confronti, stima che è ricambiata, passando subito a ricordare come lo stesso Renzi riconosca che a Milano ci sono primarie vere, con tre candidati degni, e come queste primarie milanesi possano rappresentare un punto di riferimento a livello nazionale.

Battuta finale di Sala con Majorino che potrebbe essere interpretata in molti modi. Sul finale della domanda su Renzi, Sala rivolgendosi a Majorino dice: “Tu, ti ha definito forse il più lontano [dalle posizioni di Renzi] e sei del Pd, io non sono del Pd, non so se sono il più vicino o meno…”. Tondelli chiude chiedendo loro di immaginarsi dopo un anno dalla loro vittoria alle elezioni, e dicendo di cosa sarebbero orgogliosi d’aver fatto. Sala parte dicendo cosa farebbe subito dopo esser stato eletto, e la prima cosa è “ricucire quella ferita sugli scali ferroviari, un qualcosa che non credo ad ogni milanese possa andar giù”, proverebbe a lavorare sulla rigenerazione di nove luoghi dell’area cittadina, non costruire ma ridare nuova vita a luoghi oggi dimenticati, e infine ad avviare per davvero la riforma della macchina amministrativa. Majorino parte affermando che dopo un anno deve esserci ancora l’entusiasmo di un’alleanza che va avanti ancora in maniera compatta: un riallacciarsi un po’ alle frecciate di Sala sulle ultime performance del consiglio comunale, dove la maggioranza ha un po’ ondeggiato finendo per bocciare proprio la delibera sugli scali ferroviari. Parla del mettere in campo subito il progetto di recupero delle case vuote, di introdurre il primo reddito comunale in Italia, di avviare un progetto per la rivoluzione verde che porti ad avere nel 2021 l’estensione di Area C e l’interconnessione del trasporto pubblico con altre forme di trasporto condiviso.

Il dato saliente e positivo di questo primo confronto è stato, a mio avviso, la qualità di un confronto che ha principalmente mirato a ribadire l’unità di una coalizione che presenta candidatura anche molto differenti. E non è una cosa secondaria viste le tante polemiche che hanno accompagnato il periodo antecedente a queste primarie, polemiche che hanno visto anche alcune forze politiche minacciare di abbandonare questa competizione, minacciare di andarsene se dovesse vincere un candidato non a loro gradito. Prendendo a prestito una parola espressa da Majorino durante l’appello finale, serve un grande “spirito unitario” che porti a considerare tutti davvero sulla stessa barca, che porti a far valere il dibattito sulle idee e sulle visioni e non lo scontro su insinuazioni o pettegolezzi, lasciarsi alla spalle i battibecchi e concentrarsi su quale città si vuole costruire e su quale città si vorrà lasciare in eredità a chi verrà dopo di noi. Probabilmente sarà proprio questa la prima grande sfida che il centrosinistra dovrà impegnarsi a vincere.

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Categorie:Politica

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