NonRecensione – 94: Il Ponte delle Spie

Solitamente l’accoppiata Steven Spielberg – Tom Hanks è sinonimo di grandi film, quindi le aspettative su questa visione erano abbastanza alte. A ciò contribuiva anche la storia, basata su fatti realmente accaduti, una delle cose su cui Spielberg riesce a dare il meglio di se. C’erano tutti gli ingredienti per vedere uni gran film, e posso tranquillamente dire che le aspettative sono state ampiamente ripagate. Iniziamo, come sempre, dai voti: Comingsoon gli assegna un 3/5; Mymovies un 3,86/5; Imdb un 7,8/10.

La storia prende piede dalla scoperta in territorio americano della spia russa Rudolf Abel e dalla crisi degli U-2 del 1960. La spia russa viene scoperta e processata, e la sua diesa verrà curata da un brillante avvocato americano, James B. Donovan, che riuscirà ad evitargli la pena capitale. Questo risultato tornerà comodo poco dopo, quando un U-2 viene abbattuto in territorio russo e il pilota americano, Francis Gary Powers, catturato e processato. A quel punto Donovan verrà incaricato di trattare uno scambio, la spia russa per il pilota americano. La trattativa dovrà avvenire a Berlino Est, ma qui si aggiungerà una complicazione: infatti viene arrestato dalla polizia di Berlino Est un giovane studente americano, Frederic Pryor, che Donovan cercherà di far liberare contestualmente allo scambio fra Abel e Powers.

Un film, potremmo dire, girato alla “vecchia maniera”, con un sapore di grande cinema che lascia intravedere una buona probabilità di fare incetta di nomination agli Oscar, dopo le tante nomination già ottenute in svariate altre manifestazioni. E le nomination le meriterebbe tutte: bravi gli attori, bella come sempre la regia, maniacale e stupefacente l’ambientazione e la ricostruzione storica. Un film che sconfina quasi nel letterario, anche nelle interpretazioni, e del resto la rivelazione nel cast è proprio Mark Rylance, noto soprattutto per le interpretazioni teatrali di Shakespeare e per il fatto di essere stato il direttore del Globe Theatre dal 1995 al 2005. Del resto ha vinto tre Tony Awards, l’equivalente per il teatro degli Oscar cinematografici.

Un film ricco di suspance, un cui campeggia su tutti la figura dell’avvocato Donovan, uno che non solo rappresenta la parte “giusta” ma interpreta proprio il ruolo del giusto per eccellenza, quello che posto a difendere la persona che dovrebbe impersonificare per tutti il cattivo, lo fa con uno zelo e una cura tale da attrarsi l’inimicizia di molti concittadini statunitensi. Lo fa senza voler scoprire per davvero se Abel sia una spia o no, lo fa perché convinto che chiunque debba avere una difesa, debba veder difese le proprie libertà individuali.

Ottimamente assortito il cast: Tom Hanks e l’avvocato James B. Donovan; Mark Rylance è Rudolf Abel; Amy Ryan è Mary Donovan, moglie dell’avvocato Donovan; Austin Stowell è Francis Gary Powers; Sebastian Koch è Wolfgang Vogel, avvocato tedesco con cui Donovan tratta la liberazione di Pryor; Alan Alda è Thomas Watters, uno dei soci dello studio di avvocati dove lavora Donovan; Will Rogers è lo studente Frederic Pryor; Peter McRobbie è Allen Dulles, direttore della Cia.

L’ottima regia è, come detto, di Steven Spielberg, le musiche di Thomas Newman. Un film che posso classificare come fra i migliori del 2015, uno di quelli che meritano tutto il prezzo del biglietto. Il mio voto finale è un rotondo 9/10.

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