Dieci Domande a: Cristiana Alicata

Cristiana Alicata

Cristiana Alicata, classe 1976, romana, laureata in ingegneria meccanica alla Sapienza di Roma, è una fra le persone che ha partecipato fin dalla sua fondazione alla vita del Partito Democratico. Lavora in Fiat, oggi FCA, editore presso la rivista I Mille, cura anche un suo blog personale dove scrive tutto quello che pensa e ha scritto tre romanzi (“Quattro”, “Verrai a trovarmi d’inverno” e “Ho dormito con te tutta la notte”). Di dimette da ogni incarico nel Pd a maggio 2015 dopo la nomina nel CDA di Anas.
Per chi volesse seguirla questo è il suo account Facebook e questo è quello Twitter.

Per prima cosa la ringrazio del tempo che mi concede e le do il benvenuto in questo spazio. Iniziamo col parlare di Roma: l’esperienza di Ignazio Marino si è conclusa in malo modo, con il Pd che di fatto ha abbandonato il suo ex sindaco che, a sua volta, ha lanciato accuse pesanti verso il partito. Non c’era davvero nessuna possibilità di scegliere un finale diverso?

Faccio parte di quelli che pensano che era possibile seguire un’altra strada e l’ho detto in tutti in tutti i modi possibili. Marino ha ereditato una situazione pesantissima: un dissesto di bilancio enorme, una città con un corpaccione enorme e troppe anime che nessuno teneva più insieme. Si è ritrovato sindaco di Roma ai tempi della crisi, con le periferie usate come tappeto dove nascondere una finta accoglienza e una mancata integrazione e con Mafia capitale che ha fatto saltare il banco che molti di noi denunciavano da anni pur non avendo prove. Era evidente anche ad un bambino che Roma era asfissiata da poteri brutali. Troppi soldi concentrati nelle mani di pochi politici. Cene elettorali pantagrueliche, manifesti.

Con fatica però e come sempre accade in questi casi durante il governo di Alemanno accanto alle cose che non andavano è nata una nuova generazione di 30/40enni che conosce Roma perché l’ha imparata parlando con i romani ogni giorno e ne ha una visione.

Penso a molti presidenti di Municipio, a qualche bravo assessore che ha guidato i grossi cambiamenti della giunta Marino: quello che ha fatto Estella Marino con la chiusura di Malagrotta e il rinnovo totale di Ama (cosa che con Atac per esempio non è ancora avvenuta!) e le sue prassi o quello che ha fatto Marta Leonori con camion bar e cartelloni abusivi, ma anche il lavoro che stava facendo la Danese sull’integrazione… Penso anche a Valeria Baglio che è diventata presidente dell’aula dopo Coratti che è stato arrestato e al suo sforzo quotidiano di provare a portare un po’ di dignità in quell’aula che dovrebbe essere il luogo della massima trasparenza, un esempio per il Paese e invece… Penso a Riccardo Magi, dei Radicali che forse il sindaco doveva ascoltare meglio e prima, non è del PD ma penso che il futuro di Roma passi anche dalle persone come Riccardo. A Gemma Azuni… Diciamo che Marino aveva un’ottima squadra, farlo saltare ha significato far saltare anche loro. Questo è imperdonabile. Ho detto a Renzi che avrebbe dovuto incontrare Marino ogni lunedì mattina e insieme dovevano riconquistare il consenso dei romani. Avrebbero potuto fare grandi cose insieme per Roma.

Una cosa è vera: l’assalto mediatico continuo e qualche errore iniziale aveva minato la fiducia dei romani nei confronti del sindaco, ma se fossi stata il segretario del PD ci avrei lavorato fianco a fianco e senza intermediari. Ignazio oggi se vuole prendersi la rivincita dovrebbe restare nel PD, aiutare la sua squadra ad emergere e fare il padre nobile per impedire di consegnare Roma al PD cattivo o al M5S o a Marchini. Come ho detto alla Leopolda a Roma si può vincere e il PD, il centro sinistra romano, contiene più anticorpi di Marchini, M5S e Meloni tutti messi insieme. Pisapia che si ritira per motivi personali sta cercando di voler bene a Milano tenendo insieme tutti. Certo non è arrabbiato con il PD come Ignazio, ma a volte le vittorie non sono la sconfitta reciproca. Roma in questo è una specie di dilemma del prigioniero elevato all’ennesima potenza: tutti pensano a se stessi e nessuno alla città. Ignazio pensa che fare la guerra al PD e a Renzi ora sia utile? Secondo me deve essere più furbo e fare la guerra solo al PD cattivo. Questo si fa “discriminando” tra buoni e cattivi, competenti e non. Se no così è la sua guerra e non quella per Roma.

Oggi la città è amministrata dal prefetto Tronca ed è anche stato deliberato dal governo un fondo da 200 milioni per la città e per il Giubileo. In che condizioni si trova la città? Non è curioso questo stanziamento di denaro, pensando che a fine agosto il governo disse che per il Giubileo non sarebbe stato stanziato neanche un euro, al di là delle risorse di Roma stessa?

Il tema dei soldi a Roma è un tema annoso. Roma è la Capitale di Italia e ospita uno Stato Straniero che ha un profondo significato per mezzo mondo. E’ sede di tutti i poteri nazionale, di meeting internazionali, dell’università più grande di Europa e di tutte le possibili manifestazioni di piazza. Il tema dei soldi a Roma va risolto pensando che i soldi a Roma non sono ad una città, ma alla Capitale d’Italia, Giubileo o non Giubileo. Marciapiedi, linee di autobus o lavori di viabilità non devono attendere che sia dichiarato un Giubileo, Roma deve essere pronta sempre. Ogni giorno.

Guardando al 2016, nella prossima tornata di amministrative ci sarà anche Roma: in che condizioni ci arriverà il Pd romano? Quale dovrà essere il profilo del prossimo candidato sindaco del Partito Democratico?

Il PD romano è un pugile pieno di lividi. Molti se ne sono andati perché li abbiamo delusi. Li abbiamo delusi con Mafia Capitale, li abbiamo delusi per come abbiamo chiuso l’esperienza Marino, alcuni sono anche delusi da Marino stesso. Alcuni li stiamo perdendo adesso perché il commissariamento non riesce ad uscire dalla fase di emergenza, non spicca il volo. Non ho visto grandi cambiamenti e lo sapremo solo al prossimo congresso se il commissariamento ha funzionato. Non a caso il congresso si farà dopo le elezioni. Però il PD è anche il partito delle tante persone di cui parlavo più sopra, è il mio partito, è il partito di Marino, è il partito della Madia che alle parlamentarie ha avuto coraggio di denunciare le cose che aveva visto. Insomma l’operazione da fare adesso è ricucire, rimettere a posto i cocci. Non so se Orfini è la persona giusta per questa fase, glielo dico con affetto. Serve qualcuno a cui si possa guardare con fiducia e a cui tutti possiamo rivolgerci come arbitro e che tenga insieme questo enorme patrimonio di competenza e capacità che altrimenti andrà sprecato a favore del malaffare o dell’incompetenza o peggio di entrambe. Il sindaco deve essere qualcuno che sa fare la maglia, sa ricucire. Deve essere qualcuno che prende per mano una squadra e non si chiede l’appartenenza ma ne valuta solo la capacità e la dedizione per la città. Deve costruire la nuova Roma con l’apporto di tutti. Roma ha bisogno di un dialogatore, qualcuno che possa entrare in un quartiere a parlare con i propri concittadini e capire. Mettere insieme le diverse esigenze e poi decidere spiegando a tutti cosa si è deciso e guidano tutti nella direzione prescelta. Non è facile. Serve un coach più che con un attaccante perché a Roma manca il senso di squadra, la città è piena di rabbia, di tutti contro tutti. Ha bisogno di ritrovare il senso di appartenenza che è quella cosa che ti fa dire che se fai un piccolo sacrificio (che sia fare dieci metri per buttare l’umido o lasciare la macchina e fare qualche passo a piedi tra un mezzo pubblico e l’altro) questo serve a qualcosa, serve a tutti, a se stessi e alla città.

A dimostrazione che non solo il Pd romano sta affrontando momenti turbolenti, è recente la polemica innescata dall’intervista di Matteo Richetti, in cui il deputato democratico si lamenta del mancato arrivo della rottamazione nei circoli sul territorio. Ma il mancato ricambio è colpa di Renzi che non ha saputo imporlo, o è colpa delle giovani leve sul territorio che non vogliono ancora esporsi e organizzarsi per battere le vecchie dirigenze locali?

Serve lo stesso coraggio di Renzi sui territori la questione è molto semplice e sarebbe sbagliato se fosse lui ad incoronare candidati, sarebbe riproporre il vecchio schema che volevamo rottamare. Chi vuole provarci ci provi. Certo non è facile. Penso a Napoli. Tutti si lamentano perché Bassolino si è candidato, ma impedirglielo sarebbe stupido. Però in questi anni cosa è stato costruito a Napoli per proporre un’alternativa? Allora si candidi qualche giovane e sia pronto anche a perdere e poi a restare per costruire il dopo. Il problema è proprio questo: si candidano questi vecchi leoni (Rutelli contro Alemanno o Bassolino contro De Magistris) ma poi se perdono non restano a costruire nulla. E ahimè… Perdono pure.

Richetti nella sua intervista dice anche una cosa interessante: “nel partito il momento di suo massimo consenso coincide con il momento di massimo smarrimento”. Quale identità ha oggi il partito? Quale identità lei vorrebbe che avesse?

Il PD sta cambiando pelle, ancora non si vede ma è così. Sta diventando una forza moderna, progressista in cui i vecchi schemi salteranno presto. Salterà la visione del lavoro degli anni settanta a favore di una visione comunque profondamente di sinistra che deve avere il coraggio di costruire un welfare degno di questo nome e non di addossare il welfare alle aziende e non è essere di destra. Molti della CGIL si stanno avvicinando a questa visione che semplicemente è un’evoluzione non un cambiamento. Salterà anche la visione dei diritti civili sottomessi ad una visione non laica ed ideologica dell’individuo. Questo partito sta nascendo e non è il partito della Leopolda come dice qualcuno. La Leopolda è stato un acceleratore di questo processo perché in molti circoli lo spazio stava diventando asfittico. Ora dobbiamo ricostruire i luoghi del dibattito quotidiano. Non possiamo pensare di fare un incontro all’anno o di parlare chiusi nelle sezioni.

Forse servono anche degli spazi on line, magari tematici dove chiunque e a qualsiasi ora possa dedicare del tempo, dove essere raggiungibili dal tessuto del Paese. Noi possiamo dare il meglio della tradizione del modo in cui dialogavano PCI e DC e fare molto meglio di quello che il M5S fa sul web.

Un altro argomento di polemica sono le primarie. Renzi parrebbe intenzionato a metterle da parte, ma molti nei territori non ci stanno e ribadiscono a gran voce che le primarie non si toccano, nonostante i tanti problemi evidenziati in passato. Lei, che pure denunciò cose poco chiare durante le primarie di Roma del 2013 vinte da Marino, cosa ne pensa? Cosa si potrebbe fare per evitare rischi di inquinamento o manipolazione delle votazioni?

Le primarie vanno fatte e non è vero che Renzi voglia farle saltare, certo ogni volta che qualcuno prova ad inquinarle è un danno per il PD. Non so se sono d’accordo con l’albo degli elettori perché ho paura che poi divenga carne da macello come le tessere. Meglio fare una giornata unica di primarie in modo che assumano una valenza mediatica tale da poter sterilizzare tentativi di inquinamento. Poi è chiaro che se i candidati non hanno appeal ci andrà poca gente a votare e allora sarà facile inquinarle. Ma in quel caso si perdono le elezioni.

Le primarie continuano ad essere un ottimo strumento, basta che i candidati siano veri o che non si facciano per incoronare qualcuno. In Liguria per esempio forse abbiamo sbagliato qualcosa. Dobbiamo avere meno paura delle primarie. In questo, ammettiamolo, quello più lungimirante è stato Bersani che si è lasciato sfidare anche quando non era previsto. Non vinse le elezioni ma se non avessimo fatto le primarie sarebbe andata molto peggio.

Capitolo unioni civili. Si parla da molto tempo del ddl Cirinnà, promesso da Matteo Renzi ma già slittato diverse volte. Realisticamente, crede che potrà essere approvato? E in che tempi, visto che tutte le date promesse sono state irrimediabilmente superate?

Si farà. E’ la prima volta che il ddl è incardinato in una camera parlamentare e la calendarizzazione è prevista per il 28 gennaio. Ora dobbiamo solo fare in modo che il testo non venga emendato, su questo spero che il PD sia pronto a fare come con la Consulta e voti anche con il M5S che ha già detto di essere disposto a votarlo così com’è. Ci abbiamo messo più tempo perché il testo è un buon testo e ne abbiamo discusso a lungo. Ovviamente un minuto dopo l’approvazione la battaglia diventa far diventare il matrimonio egualitario un punto distintivo di una forza di sinistra moderna ed europea come il PD vuole e deve essere.

E della proposta di legge contro l’omofobia e la transfobia, la cosiddetta legge Scalfarotto, cosa ne pensa? Dopo la prima approvazione alla Camera, quando crede che potrà diventare effettivamente legge?

Il testo così come è non è utile alla causa, è un pasticcio e va cambiato. La domanda che dobbiamo farci è come evitiamo che un ragazzo gay si suicidi o che una giovane trans si ammali di dolore perché non sa come raccontarsi? Io confesso che sono tra coloro che guardano all’azione che il MIUR sta facendo in termini di lotta alla discriminazione nelle scuole. Non è un caso che i fondamentalisti che credono nel complotto Gender abbiano attaccato il governo su questo punto. Su questo il Governo Renzi sta lavorando molto bene, peccato che nessuno lo voglia ammettere perché sulla Scuola si sta combattendo un’altra battaglia.

Eccoci alla penultima domanda: quali sono i tre personaggi o persone che hanno segnato maggiormente la sua vita?

Mio padre, la Chilly che era la direttrice dell’asilo Montessori dove ho imparato a scrivere e il terzo devo ancora incontrarlo o incontrarla.

E per concludere, quale valore per lei è il più importante?

L’integrità. Potersi guardare allo specchio ogni mattina e sentirsi in pace con la coscienza.

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Categorie:Interviste

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  1. Dieci domande su Roma, sul Pd romano, sui diritti civili, sulla rottamazione | NON SI POSSONO FERMARE LE NUVOLE

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