Ma questa è vera lotta contro l’inquinamento?

Siamo reduci da COP21, la Conferenza sul Clima svoltasi a Parigi a inizio dicembre. Una Conferenza che ha sancito come i problemi ambientali siano ormai da affrontare, come non si possano più rimandare quelle soluzioni troppo spesso solo accennate e mai continuamente perseguite. Ne va della nostra salute, sembra quasi banale dirlo, ma mai come oggi la situazione climatica che stiamo vivendo ci sta indicando che il problema rischia di diventare (quasi) irrisolvibile, e chi abita a Milano e dintorni può facilmente rendersene conto.

Basta guardarsi attorno: vi sembra normale che a fine dicembre sulle montagne italiane ci sia così poca neve? Vi sembra normale che, a fine dicembre, nella Pianura Padana la temperatura difficilmente scenda sotto lo zero? Vi sembra normale che la temperatura massima continui a toccare punte di 10 gradi centigradi? Se a tutto questo sommiamo anche la mancanza cronica di precipitazioni piovose da mesi, otteniamo un’aria talmente inquinata e pericolosa per la salute da richiedere interventi straordinari. Una situazione che richiede interventi anche straordinari.

Così ha scelto di fare il Comune di Milano con questa delibera per imporre uno stop al traffico veicolare privato. Ora: io solitamente non concordo con soluzioni simili ma in condizioni di emergenza penso che debbano essere prese in considerazione. Ma credo anche che debbano essere applicate con una certa logica, con un certo senso. Leggo il testo di questa delibera e qualche dubbio sulla logicità e sull’efficacia di questo intervento mi viene. Ad esempio: perché limitare il blocco dalle 10 alle 16? Perché non comprendere anche le fasce orarie a più alta densità di traffico, quelle che producono la maggior parte di inquinamento veicolare? E poi, perché bloccare le auto ibride classiche e non lo ibride plug in? Forse perché le seconde si possono ricaricare tramite una presa elettrica e quindi i primi 20/25 chilometri li fanno senza l’ausilio del motore termico? Vogliono davvero farmi credere che la differenza di valore inquinante fra una ibrida classica e una plug in sia così elevato? A me sembra solo che si pecchi di poca conoscenza della materia.

E poi, mi spingo più in là, davvero bloccare le auto in una modesta finestra oraria e per solo 3 giorni è la scelta migliore? Davvero pensano sia un intervento utile? A me sembra solo una scelta “pubblicitaria”, o meglio, una scelta democristiana fatta per non scontentare nessuno: né quelli che volevano bloccare del tutto le auto, né quelli che volevano poterle usare senza alcuna restrizione. Alla fine si colpisce sempre più o meno duramente la circolazione delle auto private, ma poco o nulla si fa sul resto. Già, perché esiste un altro grosso problema che impatta pesantemente sull’inquinamento ma di cui si tende a discutere sempre poco: le abitazioni riscaldate con caldaie a gasolio. Lo so, a molti sembrerà una cosa strana, quasi inconcepibile, ma esistono ancora molte abitazioni riscaldate da impianti che funzionano a gasolio.

Ma quanto inquinano queste caldaie? Facciamo riferimento a due articoli di Quattroruote, uno un po’ più vecchiotto e uno di poche settimane fa. Il primo risale al 2002 e riporta un’indagine effettuata a Bologna dall’Unione dei Piccoli Proprietari Immobiliari: su circa 8.000 condomini con più di 5 appartamenti ciascuno, il 10% aveva ancora caldaie a gasolio. Nelle 12 ore di accensione dei riscaldamenti, quelle caldaie provocavano lo stesso inquinamento di 2,4 milioni di autoveicoli circolanti nello stesso lasso di tempo. Impressionante vero? Il secondo articolo invece parla di Milano, e ci racconta che nella capitale lombarda gli impianti a gasolio sono ancora ben 3.400. Per rendere l’idea, un impianto a gasolio inquina come 20/25 impianti a metano: fate voi le proporzioni sul calo degli inquinanti se tutte queste caldaie fossero sostituite. Tra l’altro questo dati sono stati rilevati sulla base delle revisioni fatte dal Curit, l’anagrafe degli impianti termini, che fra il 2012 e il 2014 ha potuto controllare solo 92 mila impianti su 167 mila. Quindi potenzialmente fra quelli non controllati potrebbero esserci anche altri impianti molto inquinanti a gasolio. Sui riscaldamenti l’unico intervento scelto è stato quello di chiedere di abbassare la temperatura dei termostati di 1 grado. Proporzionalmente, non un grande sforzo.

Dove voglio arrivare con queste riflessioni? Voglio semplicemente porre l’attenzione sul fatto che la lotta all’inquinamento deve essere una lotta seria, organica, che includa più soggetti possibili. Non si può lasciare l’iniziativa ai singoli comuni, non si può lasciare libero tutti di agire come meglio credono e vogliono. Non si può vedere che a Milano viene effettuato il blocco del traffico mentre nell’oltre 95% dei comuni dell’hinterland nessuno applica la stessa misura. Non serve a nulla, se non come azione placebo. Occorre andare a colpire tutte le fonti di inquinamento, non solo mirare a quelle più facili da colpire e da stangare, come l’uso delle automobili private. Ma del resto, siamo anche il Paese che ha ancora 13 centrali a carbone sparse sul suo territorio, centrali che nonostante gli aggiornamenti tecnici inquinano almeno il doppio rispetto a omologhe centrali a gas. O questo non rappresenta un problema per l’ambiente?

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Categorie:Attualità

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