Qualche riflessione sulle primarie del Pd a Milano

Il commissario Expo Giuseppe Sala a Milano in occasione dell'incontro "Expo Milano 2015: le ragioni del successo", 16 dicembre 2015.  ANSA / MATTEO BAZZI

Il commissario Expo Giuseppe Sala a Milano in occasione dell’incontro “Expo Milano 2015: le ragioni del successo”, 16 dicembre 2015.
ANSA / MATTEO BAZZI

Era un po’ il segreto di pulcinella già prima dell’apertura ufficiale di Expo: Giuseppe Sala si è candidato alle primarie del Partito Democratico di Milano. Primarie che avranno il compito di incoronare chi dovrà portare avanti la positiva esperienza di governo avviata da Giuliano Pisapia, possibilmente (come chiedono in tantissimi) senza snaturarne troppo le caratteristiche. Soprattutto per quanto riguarda l’orientamento politico. Ma andiamo con ordine.

Era il 1 maggio, e già qualcuno ne parlava. Ad esempio lo faceva Jacopo Tondelli in questo pezzo su Gli Stati Generali, tracciando benissimo alcuni aspetti importanti che domineranno il dibattito nei mesi a venire. Soprattutto alcuni che potranno essere argomenti di critica verso Sala, come il grado di successo di Expo (ricordiamo che bilanci presentati sono ancora quelli provvisori) o il rischio che il candidato possa essere coinvolto in qualche indagine proprio riguardante i dossier su Expo. Dettagli, si potrà dire, ma argomenti importanti che sono già stati fatti propri da alcune frange di sinistra e anche da alcuni esponenti milanesi del centrodestra.

Tutto questo porta queste primarie verso una corsa a tre: Pierfrancesco Majorino, Francesca Balzani e, appunto, Giuseppe Sala. Majorino è stato il primo a muoversi, tanto che in questo giorni ha annunciato di aver già raccolto le 2.000 firme necessarie a sostegno della propria candidatura, ed essendo un assessore della giunta Pisapia rappresenta perfettamente un anello di congiunzione con la cosiddetta “onda arancione” che ha portato alla vittoria del centrosinistra nel 2011. Balzani, di contro, è la candidata “ufficiale” proprio di Pisapia, portata a Roma per farla conoscere a Renzi e lanciata come l’unica erede di questa esperienza meneghina di governo: mossa che ha spiazzato un po’ tutti a sinistra, dato che di fatto rappresenta in più punti un doppione della candidatura di Majorino. Sala, buon ultimo arrivato, è invece il candidato preferito da Roma, quello “benedetto” dallo stesso Matteo Renzi, quello che nei desiderata del Presidente del Consiglio dovrebbe garantire una nuova vittoria alle comunali del 2016.

Sala lancia la sua candidatura attraverso questa intervista. Molto deciso, risoluto, convinto di quello che sta facendo, fa alcune considerazioni importanti su cui si dovrebbe un minimo riflettere. Prima di tutto afferma che “…il Pd è il mio partito di riferimento…”, quasi a voler smentire una sua presunta vicinanza col centrodestra. Vicinanza usata strumentalmente dalla sinistra per attaccarlo per via del fatto che per il suo ruolo a Expo venne scelto dall’allora sindaco di Milano, Letizia Moratti, che era appunto di centrodestra. Un argomento portato avanti ovviamente come un fatto, ma rilanciato con la malizia di chi vuol dare a intendere che la Moratti lo scelse non solo per le sue capacità manageriali ma anche per una certa affinità politica. Ma Sala si spinge oltre, affermando di aver votato per Pisapia nel 2011 e di volerlo coinvolgere nel caso diventi sindaco di Milano. Un Pisapia che Sala vedrebbe bene come “…Garante sul tema dei diritti civili…”

Ma oltre alla sua fedeltà al centrosinistra, Sala ribadisce anche un altro punto interessante. Dice, “…non chiedo patti di fedeltà a priori, lavorerò – se vinco – con chi, a sinistra, ci sarà. Quel che è certo è che non farò nessun allargamento all’Ncd…”, e questo è un altro tassello nella costruzione della sua figura di candidato di centrosinistra. Una dichiarazione che dovrà essere controllata, del resto sappiamo bene come le alleanze politiche siano molto volubili. A questo proposito sono interessanti le parole di Alessandro Colucci, coordinatore lombardo dell’Ncd, che dice “…Avevamo conosciuto un Giuseppe Sala capace di scelte anche controcorrente e, invece, ci troviamo a leggere dichiarazioni al limite della piaggeria nei confronti dell’attuale sindaco di Milano…”. Dichiarazioni abbastanza dure che, al momento, rendono irrealizzabile un’alleanza sullo stile di quello che regge oggi il governo nazionale.

Che poi, queste eventuali larghe intese meneghine funzionali a irrobustire l’ipotetico Partito della Nazione, sono davvero reali o sono solo un argomento per aumentare il livello della polemica? Me lo chiedo non tanto come forma di difesa nei confronti di Sala, ma perché a sostegno di questa tesi c’è sempre e solo stato il definire Sala di destra perché nominato dalla Moratti. L’ho scritto prima: è un modo di fare in cui si mischiano fatti e malizia ad uso e consumo di una parte della coalizione, con l’intento di screditare un candidato con dei pettegolezzi. Non sarebbe meglio aspettare di leggere il suo programma, e poi criticarlo sulle idee che propone nel caso non siano in linea con l’idea di centrosinistra oggi al governo a Milano? Non vorrei dover vedere delle primarie in cui si dibatte più sul pettegolezzo e sul retroscena piuttosto che sui contenuti, sarebbe un grossissimo regalo agli avversari.

Francesca Balzani e Pierfrancesco Majorino

Francesca Balzani e Pierfrancesco Majorino

In tutto questo, quello che sta rischiando più di tutti è Majorino. Fra i primi a partire, e probabilmente pensando di essere il candidato di punta del cosiddetto movimento arancione, ora si ritrova pressato da più parti affinché cerchi un accordo con la Balzani per fare un ticket, per unire le forze contro Sala. Ma, mi chiedo, perché dovrebbe essere proprio Majorino a dover cedere il passo alla Balzani? Perché non potrebbe essere il contrario, Con Majorino candidato sindaco e la Balzani come sua vice? Ma soprattutto, perché Giuliano Pisapia ha voluto “complicargli la vita” imponendo una candidatura per molti versi identica alla sua? Perché Pisapia non ha fatto convergere su di lui la sua, diciamo così, investitura ufficiale? Credo che questa mossa del sindaco uscente faccia parte di una sua strategia, che però ancora non capisco dove lo debba condurre: a rivendicare qualche ruolo a livello nazionale?

Dal canto suo la Balzani inizia incassando l’appoggio di Sel. Quella stessa Sel che fino a poche settimane fa sosteneva convintamente proprio Majorino, ma che ora si è spostata sulla candidata designata da Pisapia, non senza diversi malumori fra i militanti cittadini. Il risultato è che Sel si è fattivamente spaccata e probabilmente appoggerà in maniera bipartisan entrambi i candidati contro Sala. Col rischio, se nessuno dei due dovesse vincere, di rompere l’alleanza col Pd e decidere poi di correre con un proprio candidato: il massimo della comicità. Balzani che ha incassato anche l’appoggio di Stefano Boeri, il candidato del Pd che alle primarie milanesi del 2010 venne sconfitto proprio da Giuliano Pisapia.

Da una parte Sala, candidato renziano (anche se lui allontana ogni etichettatura), dall’altra Majorino e Balzani, candidati dell’area di sinistra. Coi secondi che finiranno seriamente per cannibalizzarsi i voti, a tutto vantaggio del manager di Expo. Sembra una trama con un finale già scritto, ma del resto anche le primarie del 2010 e le elezioni comunali del 2011 sembravano avere un finale già scritto, e invece le sorprese furono notevoli. Sconfitto alle primarie il plurifavorito Boeri, sconfitta alle elezioni il sindaco uscente Moratti, in una città che non vedeva un sindaco di centrosinistra da circa 18 anni. Certo, stavolta le proporzioni in campo sembrano molto diverse, con l’area di sinistra più svantaggiata, ma non è di certo questo il momento per darsi per vinti.

Di sicuro Milano rappresenterà un punto di svolta per la politica italiana. E non tanto per il presunto esperimento sul Partito della Nazione, quanto per i contenuti che saranno prodotti e per l’acuirsi dello scontro fra aree moderate e aree massimaliste. Il che non vuol dire cedere ad alleanze fra centrosinistra e centrodestra, ma capire meglio quale fisionomia potrà assumere nel prossimo futuro il Partito Democratico: se forza coesa e realmente socialista, progressista e riformista, o se ancora contenitore indistinguibile di continue lotte di potere. Un dettaglio da non sottovalutare se Renzi vorrà davvero andare a vincere le elezioni nel 2017, ehm, scusate, nel 2018.

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Categorie:Politica

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