Le ultime sul Dieselgate, anche se ormai se ne parla sempre meno

  

Scorrendo i giornali italiani dello scandalo diesel gate non parla quasi più nessuno, a parte le riviste di auto. È ormai passato in secondo piano, coperto dalle polemiche politiche, dal terrorismo, dalla guerra, dallo scontro sull’interpretazione dei dati economici. Eppure questo scandalo è ancora in pieno svolgimento, con le indagini che proseguono e rischieranno di avere risvolti molto pesanti per il Gruppo Vag.

Qualche avvisaglia già si vede. Ne è un esempio il taglio di 600 lavoratori interinali a Zwickau, in Germania, dove si producono Golf, Passat e Phaeton. Soprattutto l’ultima vettura non avrà immediatamente un futuro, anche lei vittima come gli interinali dei tagli in vista degli esborsi per i richiami e per le varie eventuali cause in tribunale. Ma anche la fabbrica di Dresda è a rischio, anche se l’Ad Mueller ha già detto che non verrà chiusa ma gli si troverà un’altra funzione, probabilmente vi verranno prodotte altre auto. Ma addirittura sono a rischio anche gli interinali degli stabilimenti di Emden e di Wolfsburg: Bernd Osterloh, capo dei consigli di fabbrica, dice che questi lavoratori sono garantiti solo fino al primo trimestre del 2016.

Intanto si delineano le future strategie. In una recente conferenza stampa si è iniziato a parlare del Piano Strategico 2025, anche se per i dettagli si dovrà attendere la presentazione ufficiale nella prossima primavera. In generale è stato comunicato che nessuno dei 16 Marchi verrà ceduto, che si procederà a una riorganizzazione generale e che le aree business avranno più autonomia d’azione. Soprattutto è in previsione di mettere in produzione molte auto elettriche, declinandone una versione per ogni modello già in listino è prevedendo anche modelli completamente nuovi.

Definito anche il piano dei richiami. Nel primo trimestre del 2016 i primi a essere richiamati saranno i 2.0 TDI, cui basterà un intervento software. Nel secondo trimestre sarà la volta dei 1.2 TDI, anch’essi interessati soltanto da un aggiornamento software. Infine nel terzo trimestre sarà la volta dei 1.6 TDI che, oltre all’aggiornamento software come per i due motori precedenti, necessiterà anche di un intervento meccanico per installare uno stabilizzatore di flusso davanti al misuratore della massa d’aria. Comunque sia, Volkswagen conta di chiudere tutti gli interventi entro la fine del 2016.

Siamo abituati a pesare a Volkswagen come ad un colosso indistruttibile, ma così non è. Nessuna azienda può considerarsi indistruttibile, e questo scandalo ce lo ricorda molto bene. I primi tagli (anche negli investimenti a breve termine) annunciati da Vag delineano un quadro tutt’altro che roseo, ma pieno di potenziali problemi anche occupazionali. Tra l’altro in alcune aree di mercato la stessa Volkswagen ha accusato delle flessioni non indifferenti, con me ad esempio negli USA, dove comunque il Gruppo tedesco ha annunciato di volersi rilanciare anche con le auto diesel. In programma c’è una massiccia campagna pubblicitaria per riabilitare il buon nome di questa tipologia di motore, ancora oggi centrale per poter macinare grandi numeri di vendite.

Sullo sfondo poi restano le cause legali. Le varie class action che verranno intentare, le indagini dei singoli Stati, le indagini interne di Volkswagen, quella intentata da una parte degli azionisti e quella promossa da sindacati dei lavoratori, oltre alla commissione d’inchiesta del governo americano e a quella del Parlamento Europeo. Il conto rischia ancora di salire vertiginosamente, e il prestito ponte da 20 miliardi ricevuto da un pool di banche potrebbe diventare improvvisamente molto piccolo.

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Categorie:Motori

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