Pd e M5s eleggono insieme i giudici della Corte Costituzionale

Foto Roberto Monaldo / LaPresse 11-06-2015 Roma Politica Seduta comune Parlamento per elezione di due giudici della Corte Costituzionale  Nella foto Un momento del voto Photo Roberto Monaldo / LaPresse 11-06-2015 Rome (Italy) Joint session of the Parliament for the election of two judges of the Constitutional Court In the photo A moment of the vote

Foto Roberto Monaldo / LaPresse
11-06-2015 Roma
Politica
Seduta comune Parlamento per elezione di due giudici della Corte Costituzionale
Nella foto Un momento del voto

L’elezione dei tre giudici mancanti della Corte Costituzionale stava iniziando a diventare una barzelletta. Ma ieri, 16 dicembre, alla trentaduesima votazione si raggiunto finalmente il risultato: risultano quindi eletti Augusto Barbera, proposto dal Partito Democratico, che ha ottenuto 581 voti; Franco Modugno, proposto dal Movimento 5 Stelle, che ha ottenuto 609 voti; Giulio Prosperetti, indicato da Area Popolare, che ha ottenuto 585 voti. Il Post ne traccia un breve profilo, oltre a tirare le fila sull’accordo che ha permesso questa elezione.

Un accordo dal sapore un po’ particolare. Si, perché se fino a poco tempo fa questo accordo era stabilito fra il Pd e Forza Italia, questa elezione vede l’uscita di scena del partito di Silvio Berlusconi e l’ingresso del Movimento 5 Stelle. Ovvi e scontati gli strali del centrodestra che si lamenta dell’assenza di un giudice della propria area (quindi quello di Area Popolare non è da considerare tale?), con Berlusconi stesso che definisce la cosa come molto grave e con Elio Vito che denuncia una mancanza di equilibrio istituzionale. Ma più che le lamentele di Berlusconi e compagnia, trovo interessante il cambio di direzione compiuto dal M5s che ha permesso di arrivare all’elezione dei tre nuovi giudici. Un cambio di direzione avallato anche da Matteo Renzi, che in questo modo è riuscito a risolvere l’impasse che durava ormai da molti mesi.

Qui occorre fare un piccolo passo indietro. A fine novembre, in un articolo apparso su La Repubblica, si raccontava di come il Movimento fosse nettamente contrario all’accordo fra Pd e Forza Italia, giudicando per altro Barbera come invotabile. Scorrendo questo post apparso sul sito di Beppe Grillo si può leggere che “…È inevitabile credere che [il Pd] l’abbia fatto con l’intento di non giungere a un accordo… Il professor Barbera è stato eletto alla Camera dei Deputati nel 1976 per rimanervi fino al 1994, dopo aver ricoperto anche il ruolo di ministro per i rapporti con il Parlamento. Seppur importante costituzionalista è stato sempre appellato tra i professori di riferimento del PCI, del PDS, dei DS e infine del PD, ricoprendo anche un ruolo di riferimento in una corrente di partito interna allora denominata Alleanza democratica”. Non si direbbe proprio una personalità fuori dai partiti…”. Insomma, per il Movimento Barbera era categoricamente da escludere, contando anche il suo presunto coinvolgimento in un’inchiesta della procura di Bari sui concorsi pilotati all’università.

Insomma: il Movimento 5 Stelle chiedeva il ritiro della candidatura di Barbera, auspicando che il Pd indicasse poi un nuovo nome. Questo fino a ieri. Si, perché il famoso accordo fra Pd e M5s ha previsto non solo l’appoggio dei Democratici al candidato scelto dal Movimento, ma ha anche previsto che il Movimento stesso desse l’appoggio all’elezione di Barbera, quello stesso Barbera che venti giorni fa veniva dichiarato come invotabile e irricevibile. Cos’è cambiato in queste tre settimane? Come ha potuto Barbera trasformarsi da impresentabile a candidato da supportare? Non sarà che i “duri e puri” del Movimento 5 Stelle sono scesi a un compromesso politico per poter eleggere un giudice nella loro quota? Uno di quegli accordi che loro hanno sempre deprecato e definito lontani anni luce dal loro modo di fare. E invece.

I parlamentari grillini esultano dicendo che “ha vinto il metodo Cinque Stelle”. E lo dicono in virtù del fatto che il loro candidato è un personaggio esterno ai partiti, che non rientra in nessuno schieramento politico. E su questo hanno ragione, nulla da dire. Invece ci sarebbe da dire molto altro sull’altra parte dell’accordo per l’elezione dei giudici della Consulta. Rientra nel metodo Cinque Stelle anche il #CambiaVerso su Barbera, o quello lo dovremmo derubricare più al “metodo Prima Repubblica”?

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Categorie:Politica

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