La miracolosa moltiplicazione dei partiti italiani

  
Nella Bibbia si narra del miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Sostanzialmente la storia racconta di un episodio in cui Gesù, seguito da migliaia di persone, doveva pensare a come sfamarle tutte avendo a disposizione solo pochi pani e qualche pesce. Si fa dare quel poco cibo che coi discepoli aveva recuperato e, appunto miracolosamente, riuscirà a distribuirlo a tutti in abbondanza. È un po’ quello che capita, mi si perdoni l’accostamento ardito, con l’evoluzione dei partiti in Italia: appena ti giri un attimo ne spuntano almeno un paio.

È una situazione fra il comico e lo sconfortante. A volta basta un nonnulla, un piccolo contrasto interno ad un partito ed ecco subito che parte la scissione e la nascita dapprima di un movimento che poi va a sfociare in un nuovo partito. In merito ai simboli tra l’altro c’è un interessante libro di Gabriele Maestri, “Per un pugno di simboli. Storie e mattane di una democrazia andata a male”, in cui si parla proprio dell’evoluzione della miriadi di simboli che hanno caratterizzato l’infinita costellazione politica italiana. Spesso partiti o micropartiti nati per scissioni multiple o successive, che rappresentano quasi un unicum nel panorama mondiale: se all’estero il più delle volte i dissidi interni ad un partito si affrontano e risolvono all’interno del partito, magari organizzandosi per rovesciare il leader ed eleggerne uno dalle idee più affini ai dissidenti, in Italia quesi dissidi finiscono spesso con la fondazioni di nuovi soggetti politici.

Domenica alla Leopolda, nel suo discorso finale, Renzi ha accennato a questo problema parlando della legge elettorale. Ha giustamente ricordato come prima ci si lamentasse del potere ricattatorio dei piccoli partitini, quelli che potevano far saltare governi per semplici capricci, con tutti convinti della necessità di limitarne il numero. Salvo poi, quando è stato presentato l’Italicum che di fatto toglie dalla scena un po’ di questi micropartiti, alzare la voce denunciando presunte mancanze di libertà o intenti cospiratori contro le democrazia. Ma come: non era un problema riconosciuto da tutti? Ora non lo è più? O il problema è che una soluzione ha provato a metterla Renzi, il più odiato da quella classe politica più dedita a coltivare il proprio orticello di potere che a fare gli interessi delle persone?

Facciamo una sommaria (e sicuramente non esaustiva) lista dei partiti politici e dei movimenti che hanno rappresentanza nel Parlamento italiano. Alcuni hanno un proprio gruppo parlamentare, altri si trovano nel Gruppo Misto oppure aderiscono ai gruppi di altri partiti. In ordine sparso troviamo: Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Forza Italia, Lega Nord, Nuovo Centrodestra, Unione di Centro, Grande Sud, Popolari per l’Italia, Federazione dei Verdi, Conservatori e Riformisti, Sinistra Ecologia e Libertà, L’altra Europa con Tsipras, Italia dei Valori, Possibile, Fratelli D’Italia – Alleanza Nazionale, Scelta Civica, Sinistra Italiana, Partito Socialista Italiano, Liberali per l’Italia, Possibile, Sûdtiroler Volkspartei, Centro Democratico, Movimento per le Autonomie, Democrazia Cristiana, Partito Autonomista Trentino Tirolese, Alleanza per l’Italia, Il Megafono – Lista Crocetta, Nuovo PSI, Riformatori Sardi, Stella Alpina, Unione per il Trentino, Union Valdôtaine, Verdi del Sudtirolo. Poi ci sarebbero anche quello che non hanno rappresentanza in parlamento, fra cui cito CasaPound, Fare per Fermare il Declino, Italia Unica, Forza Nuova, Federazione dei Liberali, Fronte Nazionale, La Destra, Lotta Comunista, Movimento Idea Sociale, Partito Comunista dei Lavoratori, Partito Marxista-Leninista Italiano, Partito dei Pensionati, Partito Pirata Italiano, Partito Repubblicano Italiano, Radicali Italiani.

Se vi è venuto il mal di testa vi capisco, è venuto anche a me. E nella conta non ho considerato Noi Italiani, movimento di Diego Della Valle da sempre in procinto di trasformarsi in partito politico, e Idea, il nuovo movimento fondato da Quagliariello, che ha raccolto diversi fuoriusciti di Ncd ma anche elementi da altri partiti, Pd compreso. Un progetto, quello di Quagliariello, che mira a fare squadra con Italia Unica di Corrado Passera, ponendo le basi per quella che definiscono “alternativa a Renzi”, un po’ il leit motiv degli ultimi tempi, in cui ogni nuovo partito o partitello si definisce alternativo al primo ministro. Ma è davvero utile questo incredibile frazionamento? È davvero sensata questa frammentazione così ampia che ha già dato vita, in passato, a schede elettorali simili a lunghe sciarpe? È davvero sensato continuare a dare corpo a un processo di frammentazione che è frutto soprattutto di personalismi esasperati, piuttosto che dall’impulso di nuove idee?

Capisco la pluralità, la libertà d’espressione, ma qui mi sembra si stia un po’ esagerando. Non vorrei che di questo passo ci si ritrovasse con un arcipelago di micropartiti, ognuno in lotta con l’altro e ognuno con la pretesa di essere il vero depositario dei valori storici di una certa area politica. Già, perché questa destrutturazione del quadro partitico porta con se un altro fenomeno curioso e a tratti divertente: la rivendicazione di essere gli originali depositari dei valori dei grandi partiti o delle grandi aree politiche del passato. È un fenomeno facilmente osservabile a sinistra: ogni nascita di un nuovo partito o movimento reca con se l’annuncio della corretta interpretazione dell’ortodossia di quell’area politica. “Noi raccogliamo l’eredità della sinistra di Berlinguer”, “Noi invece siamo i veri prosecutori dei valori dell’Ulivo”, “Noi invece incarniamo il vero spirito socialista”.

Ma non sarà che questi continui rimandi al passato servano per mascherare una certa debolezza odierna? Mi hanno sempre detto che uno dei compiti di un partito politico è quello di guardare in avanti, di farsi interprete delle necessità odierne delle persone per dare loro delle risposte, costruendo con loro delle soluzioni utili e durature per il futuro. E questo lo si fa certamente facendo tesoro del bagaglio culturale proveniente dalla propria storia, ma senza indugiarvi sopra rimpiangendo continuamente un passato che, oggettivamente, non può tornare. Un malanno che oggi ha anche il centrodestra, con una parte tutta ripiegata a rimpiangere i tempi della prima discesa in campo di Berlusconi per mascherare la pochezza attuale e il totale disfacimento di cui è preda. Una frammentazione che non propone nessun progetto di lunga prospettiva, solo un lungo pianto di sconforto verso un passato ormai sepolto.

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Categorie:Politica

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