Per l’inquinamento pagano sempre e (quasi) solo le automobili

Inquinamento Milano

Come ogni anno torna il problema inquinamento a Milano. Un problema ormai annoso, che sia il Comune che la Regione stanno provando a risolvere in diversi modi e approcciando la questione da diversi punti. Principalmente però, il punto su cui si insiste maggiorante è quello del traffico veicolare: fateci caso, ogni volta che scatta l’allarme inquinamento, le restrizioni più dure e immediate sono quelle che scattano per le auto circolanti. Certamente le automobili non producono acqua di colonia dal tubo di scappamento, ma è così sicuro che siano loro le principali killer dell’aria pulita in città?

Secondo il Comune di Milano si, le principali responsabili sono le automobili. Lo possiamo evincere leggendo il loro comunicato stampa, pubblicato anche sulla loro pagina Facebook. Principalmente si estende il divieto di circolazione anche alle auto diesel Euro 3 senza filtro antiparticolato, l’obbligo di diminuire di un grado la temperatura dei riscaldamenti in casa e la diminuzione di due ore (da 14 a 12 ore) dal tempo massimo giornaliero di accensione dei riscaldamenti. In aggiunta a questo, applicano una serie di promozioni per usare i servizi di car sharing con auto elettriche, per usare il bike sharing e per usufruire in generale dei mezzi pubblici. Promozioni che ribadiscono la convinzione che l’inquinamento sia praticamente soltanto colpa degli autoveicoli.

Forse però, almeno per Milano, le colpe delle auto andrebbero ridimensionate. Non si tratta di scagionarle dalle loro colpe, sarebbe assurdo volerlo fare, ma di voler ridefinire esattamente i contorni di un problema che continua a restare tale anche dopo lo svecchiamento del parco circolante di auto e una loro diminuzione nel traffico cittadino. Lo riporta Quattoruote in questo articolo, che raccoglie qualche dato interessante. Un primo dato dice che il traffico cittadino è composto da ben 16.000 autoveicoli in meno, ma comunque sia l’Agenzia Europea dell’Ambiente certifica un nuovo record di morti per inquinamento in Italia, con la Pianura Padana maglia nera di questa triste classifica. Un secondo dato arriva da Arpa, che racconta come il limite di 35 scoramenti annuali dei limiti di inquinamento sia stato praticamente doppiato quest’anno. Ma come: diminuiscono le auto circolanti, si svecchia il parco auto, si incrementa l’uso di mezzi pubblici e auto in condivisione e l’inquinamento non solo resiste, ma raddoppia?

Sembra strano ma è possibile, il problema dei riscaldamenti civili inquinanti esiste e non c’è nessuna strana magia. C’è semmai la reale esistenza di ben 3.400 impianto di riscaldamento a gasolio ancora attivi in città, impianti che valgono 25 volte un omologo impianto a metano. Praticamente ogni caldaia inquina come 25 caldaie a metano: fate un po’ voi i conti di quanto inquinano. Dati certificati dal Curit, Catasto Unico Regionale Impianti Termici, che racconta come questi impianti obsoleti siano solo il 4% del totale di quelli esistenti, ma che il loro “peso” inquinante sia equivalente al 10% del totale delle emissioni nocive. E tutti questi dati si riferiscono agli impianti già controllati e targati, ma si tratta soltanto del 30% del totale di quelli esistenti: la restante percentuale è composta da impianti non ancora controllati. Ma in tema inquinamento le bastonate più dure colpiscono principalmente solo le automobili.

Qualcuno però lo ha fatto notare al Comune. Si tratta di un commento apparso proprio sulla loro pagina Facebook, a cui il Comune risponde in questo modo:

Ecco, ci sarebbe però qualche appunto da fare. Prima di tutto è apprezzabile che il Comune stia espandendo la rete di teleriscaldamento, ma questo non giustifica la sostanziale impunita sopravvivenza di così tanti impianti di riscaldamento a gasolio. Bene il fatto che tre edifici comunali abbiano iniziato proprio a usare questo sistema di riscaldamento più efficiente e meno inquinante, ma come lo stesso Comune afferma solo questi tre edifici bruciavano ben 300.000 litri di gasolio e ben 700.000 metri cubi di metano annui. Bene anche la sperimentazione di caldaie a pellet per le case comunali, ma anche questo non dice nulla sulle eventuali sanzioni di chi mantiene un sistema di riscaldamento altamente inquinante. Per loro vale solo la regola del grado in meno di riscaldamento? Non è un po’ un controsenso, anche in virtù di quanto vengono stangate le automobili? E soprattutto non è ingiusta come misura, dato che la diminuzione del grado di riscaldamento colpisce allo stesso modo tutti i tipi di impianti di riscaldamento, sia quelli altamente inquinanti a gasolio che quelli più efficienti e di ultima generazione?

Forse sulla questione inquinamento sarebbe ora di promuovere una discussione finalmente laica e scevra da falsi pregiudizi. Gli stessi che hanno portato per anni a considerare come uniche e principali responsabili le automobili, dando vita a progetti di progressivo disincentivo all’uso della propria auto privata: blocchi del traffico, ticket di ingresso in centro, parcheggi solo a pagamento, inasprimento delle multe, creazione di zone con limiti di velocità a 30 Km/h. Addirittura si dice che dal 2017 si pensa di far pagare Area C anche ai veicoli ibridi e bifuel, quelli che tecnicamente rientrano fra quelli meno inquinanti, elettriche a parte. Non sarà che si sta forse esagerando nella direzione delle auto, e si sta trascurando la questione caldaie a gasolio? Non è questa una discriminazione e un comportamento non corretto nella lotta all’inquinamento? Del resto, come detto, l’aumento dei giorni di sforamento dei limiti è proprio lì a certificare questi ragionamenti. Se ne accorgeranno finalmente anche a Palazzo Marino?

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Categorie:Attualità, Motori

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