L’incapacità di essere forza di governo

Nella giornata della mobilitazione di piazza del Pd con i suoi banchetti, scorrevo distrattamente i telegiornali. Ho visto immagini di diverse piazze, immagini di semplici militanti, parlamentari, europarlamentari, pezzi della segreteria del partito, tutti a mostrarsi attivi e operativi, magari rilasciando anche qualche piccola dichiarazione. E una in particolare mi ha colpito, una battuta che mostra ancora una volta uno degli annosi problemi di questo Partito Democratico, precedentemente Democratici di Sinistra, prima ancora Partito Democratico della Sinistra.

La persona intervistata è Miguel Gotor, bersaniano, senatore del Pd. Mentre spiega quelli che sono, secondo lui, i problemi del partito, arriva a determinare quello che per lui è la vera questione di fondo: la convergenza in un’unica persona dei ruoli di segretario di partito e di primo ministro. Questo doppio ruolo comporterebbe, secondo Gotor, una trascuratezza rispetto ai problemi del partito, che sarebbe quindi lasciato allo sbando. Il che risulta vero ma soltanto a metà: non è infatti solo colpa del doppio ruolo del segretario se il partito è un po’ allo sbando, ma è colpa anche del partito stesso e della sua cronica incapacità di evolversi e di essere pienamente forza di governo. E se vinci le elezioni e doventi forza di governo hai necessariamente bisogno di una guida unica, non puoi pensare di avere due teste (una del primo ministro, una del segretario) che ragionano in modo diverso e, magari, contraddittorio. Sarebbe puro autolesionismo.

Cercherò di spiegarmi meglio. Gotor ha ragione a lamentarsi del poco interesse che il segretario mette nel gestire la vita del partito, ma principalmente Renzi ha la colpa di non aver portato fino in fondo quella rottamazione che aveva promesso. Una rottamazione che avrebbe dovuto completamente mettere da parte quella parte di classe dirigente incrostata al suo posto da decenni e quell’altra parte di classe dirigente affine a quella incrostata da decenni, da cui ha malauguratamente imparato vecchi e inefficaci modi e metodi di fare politica. In questo Gotor ne è un classico esempio: un perfetto prosecutore di un modo di fare politica che si è già dimostrato ampiamente fallimentare.

Ma come scrissi in passato, la rottamazione non funziona se imposta solo dall’alto. Non è un processo che può essere stabilito a forza dal segretario, non è che si può imporre un’epurazione: anche perché, ironicamente, se Renzi dovesse mai occuparsi del partito scegliendo di percorrere questa strada verrebbe automaticamente accusato di essere tirannico. La rottamazione deve partire soprattutto dai territori, i piccoli centri di potere locali, i capibastone devono essere contrastati e sconfitti partendo dai circoli, non per ordine diretto della segreteria nazionale. Altrimenti il rischio è solo quello di creare maggiore confusione. Ma ovviamente queste cose Gotor non le dice, intento com’è a indicare nel segretario l’unico capro espiatorio dei problemi che affliggono il partito non per reale preoccupazione verso i destini del Pd, ma per semplice strategia di lotta interna al partito.

Del resto non è una novità vedere come una parte del Pd continui a considerare Renzi come un corpo estraneo. E non importa che abbia vinto le primarie per la segreteria, vincendo anche nella votazione riservata ai soli iscritti al partito, Matteo Renzi è e rimane per loro un estraneo. Ma, come detto, oltre a questo loro blocco psicologico l’altro grosso problema è quello di non essere in grado di trasformarsi da forza di opposizione a forza di governo. Cosa curiosa dato che pure durante i governi Berlusconi non seppero fare neanche un’adeguata opposizione, spesso puntando i piedi su questioni non importanti e trascurandone invece altre, su cui il centrodestra ebbe praticamente strada libera di fare ciò che più desiderava. Diventati forza di governo non seppero mettere da parte lo “spirito di opposizione”, con una parte di partito che iniziò da subito a fare la guerra al proprio esecutivo, cosa per esempio che avvenne regolarmente nei due governi di centrosinistra guidati da Romano Prodi.

Uno spera che certe lezioni vengano imparate, prima o poi. E invece pare che il centrosinistra italiano non solo non riesca a impararle, ma faccia di tutto per dimenticare anche solo di averle vissute certe lezioni. E qui arriviamo al cuore della questione: se solitamente il problema di un partito normale è quello di cercare di conquistare il consenso per poter vincere le elezioni e governare, per il centrosinistra italiano c’è anche l’ulteriore problema di dover imparare a restare uniti per governare. Renzi su questo sta cercando faticosamente di voltare pagina, convincendo il partito della necessità di discutere le idee ma anche di dover poi trovare una sintesi il più condivisa possibile. Nessuno vieta ovviamente il dissenso, le fasi di dialogo e confronto servono proprio a poterlo esprimere, personalmente però vorrei solo che una volta presa una decisione si evitassero inutili guerre fratricide interne, quelle francamente le trovo soltanto dannose. Mostrarsi forza di governo significa anche questo: discutere, confrontarsi anche in maniera aspra, prendere una decisione più condivisa possibile e poi difenderla tutti insieme.

Con una battuta potremmo dire che certa parte di sinistra è brava nella fase della protesta (d’opposizione), ma incapace nella fase della proposta (di governo). Una tara che proviene da lontano e che nessuno è ancora riuscito a spazzare via, un problema oggi strettamente correlato proprio alla necessità di rinnovare non solo i quadri dirigenziali nazionali, ma anche e soprattutto quelli locali. Ecco il perché dell’importanza della rottamazione renziana ed ecco il perché in tanti hanno creduto in questa necessità di profondo cambiamento. A Renzi posso imputare il fatto di non aver portato fino in fondo la rottamazione a livello nazionale, anche se comprendo che questa battuta d’arresto è anche dovuta alla situazione contingente di un quadro politico che, nelle elezioni del 2013, non ha consegnato una maggioranza chiara di governo. Ma gli riconosco lo sforzo di cercare di trasformare il Pd in quella forza di governo unita e coesa che non è mai stata senza considerarlo come l’unico colpevole dei mali del Pd, a meno di non voler fare una polemica strumentale e di interesse particolare, proprio come quella che fa Gotor.

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Categorie:Politica

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  1. E’ possibile contattarti telefonicamente? Oreste Qui i miei riferimenti

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