Se il principale leader politico europeo è Papa Francesco

Solitamente parlo raramente di questioni riguardanti la Chiesa Cattolica. Ma c’è una cosa di cui forse, paradossalmente, si è parlato poco rispetto alla portata che ha avuto. Cosa curiosa, visto che tutto quello che riguarda la Chiesa, e in particolare modo Papa Francesco, produce sui media italiani una eco davvero gigantesca. Mi riferisco al recente viaggio in Africa, che ha portato il Papa a fare alcune cose davvero importanti, se non potenzialmente rivoluzionarie non solo per la Chiesa Cattolica.

Da un lato Papa Francesco ha ribadito il suo impegno nel proseguire la pulizia dentro la Chiesa. Uno processo iniziato da Papa Benedetto XVI, quel Ratzinger oggi primo Papa Emerito della storia dopo la sua rinuncia all’ufficio di Romano Pontefice. Ma oltre a questa politica di grossa discontinuità rispetto al passato, i gesti a cui mi riferisco riguardano come detto quelli compiuti nel viaggio in Africa del 29 e 30 novembre. Anticipare l’apertura della Porta Santa per l’Anno Santo del Giubileo della Misericordia, aprendo simbolicamente quella della Cattedrale di Bangui nella Repubblica Centrafricana, è qualcosa di mai fatto prima. L’apertura ufficiale della Porta Santa a Roma avverrà l’8 dicembre, ma questa anteprima (chiamiamola così) è stata un atto simbolicamente forte.

Lo è stato perché forte è stato il luogo scelto. E non mi riferisco alla cattedrale, ma al Paese scelto. Un Paese che sta affrontando anni di grosse tensioni politiche, di scontri fra milizie musulmane e altre milizie cristiane, in uno scontro politico e di potere che ormai dura dal 2013. Quest’anno ci saranno le elezioni, che in realtà avrebbero dovuto tenersi il 18 ottobre ma che sono state più volte spostate a causa dee ripetute violenze accadute proprio a Bangui, nella capitale del Paese. Su Nigrizia a inizio ottobre si poteva leggere di nuovi scontri che provocarono una cinquantina di morti, migliaia di sfollati e saccheggi anche alle ONG. Ora le elezioni sono fissate per il 13 dicembre, e forse sembra che tutto si potrà svolgere nel miglior modo possibile, con un accordo che prevede la lealtà di tutti a chi vincerà queste elezioni, ponendo fine quindi a questa sanguinosa guerra civile.

Ma oltre alla scelta del Paese e dell’apertura della Porta Santa, c’è anche altro. Durante questo suo viaggio ha visitato un campo profughi, in cui ha esortato il mondo ad abbandonare le armi e ad armarsi solo “della giustizia, dell’amore e della misericordia, autentiche garanzie di pace”, frase ripetuta durante l’omelia della messa celebrata nella cattedrale di Bangui. Ma ancora più importante, in un Paese in cui cristiani e musulmani si fanno la guerra e in un momento storico in cui ci si trova davanti a soggetti che vorrebbero incendiare queso scontro di religione e di civiltà, è stata la visita alla moschea centrale di Koudougou, il quartiere di Bangui sotto il controllo delle milizie musulmane, dove ha proclamato una semplice quanto potente frase: ”tra cristiani e musulmani siamo fratelli”.

Un autentico viaggio politico, più che religioso. Un viaggio che dimostra tutta quella intraprendenza e quel coraggio politico che oggi sembra dolorosamente mancare ai leader del mondo Occidentale. Probabilmente è questo l’atto politico più forte dopo gli attentati di Parigi, non la scelta francese di riorganizzare la coalizione per aumentare i bombardamenti in Siria, ed è nuovamente triste per il panorama politico europeo osservare come il leader più forte sia il primo esponente di una religione. Del resto è proprio il messaggio centrale del nuovo Giubileo: battere la paura dell’altro, di ciò che non conosciamo, di quello che non ci è familiare, di ciò che non appartiene alla nostra cultura, alle nostre tradizioni, alla nostra religione. Paure su cui molti movimenti politici europei prosperano, e su cui continuano a gettare benzina per mantenere (o aumentare) il proprio consenso politico, salvo poi farsi falsamente garanti delle radici cristiane dell’Europa.

Papa Francesco rappresenta probabilmente il più forte leader politico europeo attuale. Questo può essere un grosso problema se, in un contesto storico in cui servirebbero delle leadership politiche adeguate ai problemi che stiamo vivendo, la figura che si staglia è quella di un Papa e non quella di un vero leader politico. Abbiamo di fronte problemi che richiedono non solo una certa forza ma soprattutto un certo coraggio nello scegliere politiche adeguate. Il che non significa indirizzarsi senza timore verso interventi armati, ma avere la lungimiranza di sviluppare strategie di lungo respiro, che non si occupino soltanto dell’immediato ma sappiano costruire qualcosa in prospettiva. E questo temo sia uno dei maggiori handicap nella lotta che si vuole condurre contro il terrorismo: la mancanza di una visione politica chiara e solida. Ci ritroviamo leader politici che agiscono più d’impulso e di pancia, e questo non fa altro che continuare a fare il gioco di organizzazioni come l’Isis che, felicemente, ringrazia.

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Categorie:Politica, Religione

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