E se avesse ragione Obama?

 

Ho spesso criticato la politica estera americana perché non ne condividevo le strategie. Non che io voglia arrogarmi il merito di saperne più degli analisti che lavorano per la Casa Bianca, semplicemente mi è capitato di non trovare logiche certe scelte. Mi capitò ad esempio con l’eccessivo interventismo dell’amministrazione di George W. Bush, mi è capitato anche con l’eccessiva (a volte) immobilità dell’amministrazione di Barak Obama.

Ma proprio Obama si è reso recentemente protagonista di una risposta che, secondo me, dovrebbe far riflettere molti. La cita Il Post in questo virgolettato che vi riporto:

«…Alcuni suggeriscono che dovremmo mandare molti soldati in Siria. […] Noi abbiamo il miglior esercito del mondo e i migliori strateghi militari al mondo. Non è solo il mio punto di vista, ma anche il punto di vista dei miei consiglieri militari e civili, che sarebbe un errore. Non perché il nostro esercito non sarebbe in grado di conquistare Mosul, o Raqqa, o Ramadi, e liberarle temporaneamente dall’ISIS, ma perché nel tempo i terroristi tornerebbero, a meno che non siamo pronti a mettere in piedi un’occupazione militare permanentemente di questi paesi. Supponiamo di mandare 50.000 soldati a combattere in Siria. Cosa facciamo quando poi avviene un attentato terroristico progettato in Yemen? Mandiamo soldati anche lì? E anche in Libia, magari?

[…]

Il mio unico interesse è fermare le sofferenze e tenere al sicuro gli americani. Se qualcuno ha una buona idea per farlo, la applicheremo. Quello che non farò, quello che non faremo, è prendere decisioni così importanti solo perché possono funzionare dal punto di vista politico, o perché in qualche modo, astrattamente, faranno sembrare l’America “forte”. O far sembrare me “forte”. O solo per coltivare l’idea della “leadership americana”, l’idea che l’America “vinca”, o qualsiasi altro slogan vi venga in mente, che non ha nessun collegamento concreto con quello che davvero può funzionare per proteggere gli americani, i nostri alleati come i francesi e le persone che sul posto vengono uccise dall’ISIS. Non ho tempo da perdere con queste cose…»

Ora: al di là dell’autocelebrazione sul miglior esercito del mondo e sui migliori strateghi del mondo, l’osservazione che fa è discretamente lucida. E contiene il cuore dei dubbi di cui ho scritto nei giorni scorsi: senza la mancanza di un piano organico che preveda una strategia precisa anche per il dopo, andare a fare la guerra rischia di risolvere solo temporaneamente il problema causandone al contempo uno peggiore che potrà manifestarsi (appunto) dopo. Credo non serva ricordare come l’Isis si sia formata e organizzata anche grazie agli ex generali iracheni dell’esercito di Saddam Hussein, defenestrati e cacciati dopo la caduta del regime a seguito dell’intervento americano.

Del resto tutti gli interventi militari post 11 settembre mostrano un dettaglio più o meno comune. Dal terribile attentato alle Twin Towers del 2001 sono state fatte diverse guerre, tutte più o meno vinte dal punto di vista militare. Ma tutte hanno mostrato enormi limiti, se non palesi fallimenti, nella gestione della transizione nelle fasi successive all’intervento armato. È accaduto in Afghanistan, è accaduto in Iraq, è accaduto in Libia, sebbene in questo caso gli Stati Uniti non tennero per se il ruolo di primi attori nella defenestrazione di Gheddafi, lasciando la leadership alla Francia.

Prima di reagire di pancia dovremmo allora provare a rispondere ad alcune domande. Questo anche in virtù del fatto che il sedicente Stato Islamico non è esattamente uno stato vero e proprio, ma è più un’area occupata che è stata autoproclamata stato e che si estende su diversi stati esistenti, principalmente Siria e Iraq. Quindi andare a fare una guerra cosa comporterebbe? Sarebbe una guerra al fianco dei governi attualmente al potere nei due stati citati? O, come nel caso della Siria, sarebbe una guerra anche contro Assad? Ma tralasciando questo fattore, e immagina di che tutti facciano fronte comune contro i terroristi, il dopo come dovrà essere gestito? Si prevederà una transizione verso un nuovo governo? Si ridarà legittimazione politica ad Assad? E per quelle cellule terroristiche affiliate all’Isis non presenti sul terreno siriano e iracheno, loro come verranno affrontate?

Il rischio concreto è battere militarmente l’Isis, ma al contempo rafforzarne il potere ideologico. Quel potere che attrae sempre più persone anche in Occidente, che sfrutta un ipotetico scontro fra religioni per elevarsi al ruolo di protettore del popolo islamico contro le potenze occidentali che vogliono soltanto sottometterlo e schiavizzarlo. Come scrivevo ieri è la stessa situazione che abbiamo vissuto quando settant’anni fa sì combatté il nazismo: si sconfisse il Terzo Reich ma l’ideologia nazista proseguì a vivere senza troppi problemi. E oggi la possiamo vedere richiamata in diversi movimenti politici sparsi in tutta Europa, quella stessa Europa che volevamo rendere immune da queste derive ideologiche.

Non possiamo permetterci di rincorrere i terroristi dell’Isis scatenando guerre ovunque vi siano sue ramificazioni o sue presenze sul territorio. Farlo significherebbe avviare guerre più o meno piccole ovunque, anche sul suolo europeo, un quadro che avvierebbe di fatto una vera e propria Terza Guerra Mondiale. Per un certo verso la situazione attuale è anche figlia degli errori commessi in passato, errori da cui pare non si sia imparato nulla. È una situazione delicatissima, e bene fanno leader come Obama e come Renzi a predicare calma, a chiedere di essere più riflessivi e più ponderati nelle azioni ma anche nelle parole. Basta veramente poco per incendiare tutto, ma sarebbe poi estremamente difficile riuscire a domare quelle fiamme.

Annunci


Categorie:Attualità, Politica

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: