Dieci Domande a: Silvia Danila Moggia

 
Silvia Danila Moggia è la proprietaria di un piccolo albergo Levanto in Liguria, l’Oasi Hotel, e una viaggiatrice instancabile. Ha un sito personale, Silvia’s Trips (dove potete trovare tutti i riferimenti ai suoi profilo sui social network), dove parla dei suoi viaggi e delle sue esperienze di viaggio. In famiglia è sempre stata considerata “quella nata con la valigia”, perché sempre pronta ed entusiasta di ogni partenza.

Intanto benvenuta su questo spazio. Lei è nel settore alberghiero quindi parto subito chiedendole: come sta il settore turismo in Italia?

Grazie per l’ospitalità.
Purtroppo devo iniziare con note dolenti però… nonostante le statistiche il turismo in Italia non sta bene. Non mancano né gli arrivi né i turisti che ci sognano come meta, ma le nostre imprese non ce la fanno e le chiusure tra gennaio e settembre sono state ben 20.000 (fonte Fipe).

Quasi tutti gli ultimi governi hanno promesso provvedimenti per favorire il turismo in Italia, anche l’ultimo governo Renzi. Cosa è stato fatto di concreto? Cosa invece vorrebbe fosse fatto?

Il Tax Credit su infrastrutture e digitalizzazione è sicuramente un passo avanti concreto, anche se il sistema del Click Day tende a favorire chi è già proiettato verso queste migliorie e taglia fuori chi invece avrebbe bisogno di aiuto in questi campi.

Apprezzo molto anche le nuove nomine nel settore museale e mi auguro che la rigidità delle nostre strutture culturali non ne inibisca il lavoro. Con l’abolizione delle provincie in questi giorni sono anche state distribuite le competenze tra regioni e comuni e mi pare che ci sia un eccesso di incarichi per i comuni e penso ovviamente alle piccole realtà come la mia: alle Cinque Terre i flussi turistici sono veramente esagerati e la loro gestione è nelle mani di micro comuni dai pochi residenti e casi come questo nel nostro Paese non sono così pochi.

Quanto a quello che vorrei, oltre a un ragionamento serio e specifico su norme e tassazione per renderci realmente competitivi nel contesto internazionale, urgono infrastrutture e servizi. Gli spostamenti nel nostro paese sono ancora molto complicati e le destinazioni sono mal collegate tra loro, come mal collegate sono le zone rurali che nonostante bellezza, storia e potenzialità restano tagliate fuori dai circuiti turistici.


Occorre poi ripensare il nostro prodotto turistico per renderlo appetibile e fruibile. Far notare la nostra indubbia bellezza e ricchezza dal punto di vista del patrimonio non basta più e promuovere qualsiasi destinazione italiana seguendo gli stessi schemi è un errore grossolano da svariati punti di vista.

Spesso però i turisti sono anche allontanati dalle scarse capacità di alcuni albergatori o di alcune agenzie turistiche. Quali sono i punti più critici che non permettono di aumentare il livello e la qualità del servizio offerto?

Se da una parte è vero che molte attività turistico-ricettive sono gestite da persone che le hanno ereditate e che quindi spesso ci sono letteralmente cresciute dentro senza mai formarsi professionalmente per quel lavoro, è anche vero che le nostre aziende, quasi sempre a conduzione familiare, sono oberate da norme – generalmente assurde e anacronistiche – che implicano costi e difficoltà di gestione troppo elevati per consentire loro di rischiare investimenti anche minimi.

Penso inoltre che non si possa lavorare in questo settore senza viaggiare , ma questa è ovviamente una concezione molto personale…

Un capitolo definito da sempre molto critico è quello della promozione turistica, materia di competenza dell’Enit, l’Agenzia Nazionale per il Turismo. È davvero di aiuto questa agenzia o è, come molti dicono, il “re degli enti inutili”?

Rispondere pacatamente a questa domanda al rientro dal WTM di Londra non è certo facile. La settimana londinese da questo punto di vista è stata un’ennesima delusione… Enit non ha mai funzionato realmente perché, come accennato prima, non ha capito che l’immagine non è tutto e la promozione non può basarsi sugli enti turistici e le belle foto di monumenti e città d’arte.

Il turismo è un’attività produttiva e le destinazioni sono prodotti a tutti gli effetti…

Inoltre la domanda turistica e i mercati internazionali non sono più gli stessi. Negli ultimi anni si è passati dal b2b al b2c e contrariamente agli enti stranieri Enit non ha colto questo cambio e il nostro triste stand al WTM ne è stata una riconferma: suddiviso per regioni e per enti locali, privo di operatori turistici e senza attività atte a promuovere le tanto richieste esperienze. Ci vorrebbe un po’ più di cognizione di causa e decisamente meno autoreferenzialismo.

I dati dicono che il turismo nel 2015 in Italia sta crescendo rispetto agli anni passati, e alcuni tracciano un collegamento fra questo aumento e l’Esposizione Universale tenutasi a Milano. Lei pensa che Expo abbia davvero funzionato da traino? Crede che questa Esposizione abbia lasciato una qualche eredità utile per il futuro del settore turistico?

I dati dicono che il turismo nel 2015 è cresciuto ovunque e continuerà a crescere essendo l’unico settore tendenzialmente non in crisi. In merito a Expo non penso abbia influito su arrivi e presenze a livello nazionale, forse l’impatto positivo si è sentito in provincia di Milano, ma occorrerebbe conoscere la provenienza dei visitatori: quanti stranieri, quanti italiani e quanti milanesi? E ancora, quale la durata del loro soggiorno? Quale il comportamento in loco? Senza questi dati le cifre globali purché importanti non hanno valore ai fini turistici.

Nel mio piccolo in tutta la stagione ho avuto solo quattro clienti francesi su 1396 interessati a Expo, ma hanno poi rinunciato alla gita perché non fattibile in giornata causa trasporti… L’eredità nel settore non ci sarà giacché i padiglioni non diventeranno siti turistico-culturali e l’evento non è stato sfruttato per migliorare i servizi e le infrastrutture turistiche.

Sarebbe stata un’ottima occasione per modernizzare e rendere utile il sito Enit, ma purtroppo si è invece creato un ennesimo nuovo portale non pensato per rispondere alle attese ed esigenze dei potenziali visitatori internazionali.

Lei ha un sito internet dove racconta dei suoi viaggi. Quanto è importante per lei il concetto di viaggio, e quanto è importante esplorare posti nuovi?

Vengo da una famiglia di emigranti e viaggiatori da svariate generazioni e per me è un qualcosa di naturale. Mi è stato insegnato che il viaggio, in tutte le sue sfaccettature, è crescita e conoscenza. Visitare luoghi diversi per paesaggio, cultura, usi e costumi è per me essenziale. Un confronto che insegna moltissimo, spesso su se stessi.

Diceva Thomas Stearns Eliot: “Non smetteremo di esplorare. E alla fine di tutto il nostro andare ritorneremo al punto di partenza per conoscerlo per la prima volta”.’ Ecco, tutti i viaggi che ha compiuto cosa l’hanno aiutata a scoprire del luogo dove vive?

Già, nulla come le esperienze all’estero fanno vedere e capire il nostro Paese.

Solo dopo il primo anno in Francia ho iniziato a capire l’Italia, la sua bellezza e le sue troppe brutture e ricordo che fu doloroso. Ogni viaggio mi riconferma poi che in generale nonostante tutto tendiamo a vivere al di sopra dei nostri mezzi e che il nostro Stato con le sue troppe norme e con la sua burocrazia spesso kafkiana è un nostro grande nemico, anche perché sovente ci fornisce scusanti per la nostra inefficacia.

Tra le cose positive ho invece capito quanto le peculiarità regionali siano una forza da coltivare e preservare, quanto ci rendano belli e speciali anche agli occhi stranieri.

Leggo, sempre sul suo sito, che lei viaggia spesso in solitaria: come mai questa scelta?

Viaggio da sola perché ne ho proprio bisogno 🙂
Mi consente di rilassarmi, di rispettare i miei ritmi naturali, di conoscermi meglio ad ogni viaggio e di incontrare persone sempre nuove con le quali difficilmente avrei scambi se fossi in compagnia. Viaggiare da sola mi consente inoltre di seguire il mio istinto in totale libertà: mi capita spesso di stravolgere completamente i miei piani originali, visitare più volte lo stesso sito o non fare nulla in un angoletto che mi affascina particolarmente e non dover dare spiegazioni, trovare accordi o scendere a compromessi fa un gran bene!

Siamo quasi alla fine, anche per lei le ultime due domande: chi sono le tre persone o i tre personaggi che hanno segnato maggiormente la sua vita?

Questa è una domanda facile 🙂
La mia insegnante delle elementari, Jo March e Riccardo Muti.
Ci sarebbero anche i due uomini della mia vita, i miei nonni, ma loro sono a parte.

E per finire, quale valore per lei è il più importante?

La determinazione. Trasforma i sogni in progetti e i progetti in risultati. La determinazione cambia la nostra realtà.

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Categorie:Interviste

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