Primarie a Milano: quelli che ce l’hanno con Pisapia

 

Anche se non ancora ufficialmente partite, a Milano già imperversa la battaglia per le primarie del centrosinistra. Quelle primarie che avranno l’ingrato compito di stabilire chi sarà il successore di Giuliano Pisapia, candidato outsider del centrosinistra che finì per vincere poi le elezioni dando alla città un quinquennio di buona amministrazione. Un sindaco che è stato amato, che ha rappresentato quella “onda arancione” di civismo che ha saputo coinvolgere tutta la città, nessuno escluso.

Ora a Milano sta accadendo una cosa curiosa: alcuni iniziano a mostrare insofferenza verso Pisapia. Non insofferenza per la sua azione amministrativa, quanto per il suo restare in disparte nella disputa sulle primarie. In molti, per molti mesi, hanno provato a convincere Pisapia a ricandidarsi per un secondo mandato, anche se lui aveva ampiamente dichiarato fin da subito che ne avrebbe fatto uno solo, senza per altro mai lasciare intendere che avrebbe potuto seriamente ripensarci. Al massimo ci sono state indiscrezioni giornalistiche, pettegolezzi sempre puntualmente smentiti dal diretto interessato. Ora invece le stesse persone provano a trascinarlo nella disputa delle primarie non più come candidato, ma come main sponsor di uno dei candidati.

Il loro ragionamento è semplice: dato che Sala non è idoneo a rappresentare il centrosinistra e “l’esperienza arancione” (con motivazioni fra il fragile e il comico), Pisapia deve schierarsi apertamente con Majorino, assessore della sua giunta comunale ed espressione (sempre secondo loro) di quel civismo che ha portato Pisapia alla vittoria. Per Fiano niente, appare già tagliato fuori prima di cominciare. Lo dice ad esempio Carlo Monguzzi, consigliere comunale del Pd che guida uno dei gruppi che sostengono Pierfrancesco Majorino:

   
   
Sala persona degna ma non fa parte del gruppo, non è dei nostri. A leggerla così sembra più un ragionamento corporativista che politico, ma non voglio apparire da subito malizioso e malpensante. Ma torniamo a Pisapia: “tu sindaco assumiti l’onere del fatto che il prossimo sindaco sia davvero il continuatore della nostra esperienza”, “non capisco perché tutti (sindaco, ecc) gli entusiasti non scendano in campo a sostenere un esponente di quell’esperienza”, “è improrogabile e indispensabile che Pisapia intervenga, assieme a noi, appoggiando un candidato che sia espressione dell’esperienza di questi 5 anni” (aka Majorino). Un pressing a tutto campo al sindaco attuale che già più volte in passato ha mostrato una netta insofferenza per le beghe interne dei partiti: non gli piacciono e non gli interessano, se ne è sempre tenuto alla larga ma ora vorrebbero portarcelo dentro e immischiarlo fino al collo.

Ho quasi il timore che questo continuare a tirare la giacchetta di Pisapia lo porti a mandare a cagare tutti quanti. E osservando in questi anni il carattere a volte fumantino del primo cittadino di Milano oserei dire che sarebbe un epilogo assai probabile. Però perché queste persone insistono tanto per avere il suo endorsement? Se pensano che Sala sia inadeguato e che sicuramente sarà Majorino a uscire vittorioso da queste primarie, non farebbero meglio a preoccuparsi di promuovere l’immagine e le idee del candidato che appoggiano per diffonderle il più possibile? Penso che se Pisapia avesse voluto appoggiare uno dei suoi assessori lo avrebbe già fatto, almeno indirettamente. Invece se ne resta in disparte, forse proprio per non influenzare questo confronto.

È come se questa spasmodica ricerca dell’appoggio di Pisapia nasconda la paurosa convinzione che Majorino non ce la faccia a vincere. E non solo perché Sala appare come appoggiato dalla maggior parte del Pd. I sostenitori dell’onda arancione, quella che portò alla vittoria un candidato outsider che non era del Pd e non ne era appoggiato, oggi cercano la sponda dei piani alti, in un ribaltamento di fronte che sembra quasi un contrappasso fra ciò che furono allora e ciò che invece sono oggi. Ma se tutto questo timore di essere perdenti fosse, per l’appunto, solo una paura? Se fosse solo una proiezione, un fantasma senza grossa concretezza? Alla fine anche quando Pisapia vinse il favorito, anzi strafavorito, era l’architetto Stefano Boeri, appoggiato da quasi tutto il Pd e già dato per sicuro sfidante di Letizia Moratti. Invece poi sappiamo tutti benissimo come andarono a finire le cose.

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Categorie:Politica

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