Ponte sullo Stretto: perché no?

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Ammetto da subito un mio limite, non capisco quelli che sono contro le nuove infrastrutture a prescindere. Quelli cioè che sono contrari a qualcosa al di la di eventuali problemi progettuali, economici o ambientali, persone che sarebbero in grado di osteggiare delle opere utili solo perché proposte da un avversario politico. Roba che sarebbero in grado di sostenere il valore della castità nel caso in cui gli avversari politici esaltassero la bellezza del fare l’amore. Un po’ il destino che circonda il progetto del ponte sullo Stretto di Messina, oggi odiatissimo principalmente perché fu un progetto su cui aveva puntato molto Berlusconi, il nemico per antonomasia della sinistra degli ultimi 20 anni.

Già, il ponte sullo Stretto: se oggi chiedete a qualcuno di questo progetto vi risponderà che “lo voleva Berlusconi”. E già solo questa cosa basta a una larga parte della sinistra per bollarlo immediatamente come progetto inutile e dannoso a prescindere, qualsiasi soluzione tecnica venga proposta. Eppure di costruire un collegamento fra la Calabria e la Sicilia se ne parla da molto tempo, da ben prima dell’avvento di Berlusconi in politica. Tralasciando l’epoca romana, in cui si narra della volontà del console Lucio Cecilio Metello di far costruire un ponte di barche per trasportare dalla Sicilia alcuni elefanti catturati ai cartaginesi, i primi studi di ingegneria per creare uno stabile collegamento fra le due coste risalgono alla metà dell’800, prima su richiesta di Federico II di Borbone e poi su richiesta del neonato Regno d’Italia. Addirittura si data al 1870 la prima idea di creare un collegamento tramite un allacciamento sottomarino anziché tramite un ponte sospeso, proposto dall’ingegner Carlo Navone che si ispirava ad un altro progetto considerato visionario: quello di Napoleone che immaginava un collegamento sottomarino sotto la Manica fra la Francia e l’Inghilterra. Un progetto talmente visionario che oggi è realtà.

Ma dicevamo delle varie idee per il Ponte sullo Stretto. Altri progetti si susseguirono fino allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, ma nel 1952 l’idea riprese slancio su iniziativa dell’Associazione dei Costruttori Italiani in Acciaio, e nel 1955 la Finsider, la Fiat, l’Italcementi, la Pirelli e la Italstrade diedero vita al Gruppo Ponte Messina s.p.a. per promuovere studi ingegneristici e ambientali finalizzati a varare un progetto definitivo per collegare le due regioni. Nel 1968 si istituì addirittura un concorso internazionale di idee che distribuì ben 12 premi in denaro: 6 primi posti ex aequo che vinsero 15 milioni di lire l’uno e 6 secondi posti ex aequo che vinsero 3 milioni di lire. Nel 1971 invece il governo Colombo approvava la creazione una società di diritto privato a capitale pubblico, che aveva il compito di progettare, realizzare e gestire il collegamento viario e ferroviario fra Sicilia e Calabria. La società si concretizzò dieci anni dopo, nel 1981, con la costituzione della concessionaria Stretto di Messina s.p.a., la società messa in liquidazione nell’aprile del 2013.

Proseguiamo col filo narrativo. Nel 1978 durante un convegno venne presentato un progetto redatto dal Gruppo Ponte Messina che prevedeva un ponte a campata unica di 3.300 metri, lo stesso progetto che fu poi portato avanti come prima scelta fino agli anni novanta, per approvare poi al progetto preliminare nel 2003 e alla successiva messa in gara d’appalto. Addirittura nel 1986 l’allora presidente dell’IRI, Romano Prodi, annunciava che il ponte era una priorità e che i lavori per la sua costruzione sarebbero stati ultimati entro la metà degli anni novanta. Ma il progetto continuò a slittare, furono approvati progetti preliminari che ormai si concentravano sulla sola opzione a campata unica di 3.300 metri, ma non si andò oltre. Alle elezioni del 2001 il ponte sullo Stretto ottenne il sostegno sia del centrodestra guidato da Silvio Berlusconi che del centrosinistra guidato da Francesco Rutelli: per entrambi era ormai un progetto prioritario, da portare assolutamente a compimento.

Infatti nel 2003, come detto, si approvò il progetto preliminare, e nel 2005 venne fatto l’appalto. A novembre del 2005 la Direzione Investigativa Antimafia denunciò i tentativi di infiltrazione di Cosa Nostra negli appalti, mentre nella primavera del 2006 Impregilo firmò il contratto per la progettazione finale e la realizzazione dell’opera, che però fu nuovamente stoppata dall’appena insediato governo Prodi. Nel 2007 si provò a ritirare l’appalto e a ritirare il contratto con Impregilo, ma una parte della maggioranza insieme alle opposizioni di centrodestra si opposero a questa scelta per evitare, dissero, di pagare salatissime penali. Nel 2008 Berlusconi tornò al governo e provò a far ripartire il progetto: i lavori avrebbero dovuto iniziare nel 2010 per concludersi nel 2016, e il ponte avrebbe ospitato le linee ferroviarie ad alta velocità che sarebbero finalmente arrivata fino a Palermo, nell’ottica dei progetti europei di collegamento ferroviario ad alta velocità.

Ma nel 2011 l’Unione Europea non include il ponte sullo Stretto tra le opere pubbliche destinate a ricevere dei finanziamenti comunitari. Questo genera tutta una serie di problemi di carattere finanziario sulla sostenibilità economica dell’opera, ma l’allora ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, disse che i fondi sarebbero stati reperiti sul mercato. Si iniziarono a realizzare alcune opere propedeutiche al ponte, ma nel 2012 il governo Monti bloccò definitivamente il progetto portando nel 2013 alla messa in liquidazione della società Stretto di Messina s.p.a., ponendo quindi fine al progetto. Una fine momentanea, visto che Matteo Renzi è tornato a parlare di questo progetto promettendo che verrà fatto: apriti cielo e spalancati terra, gli si sono scagliati tutti contro ricordandogli che prima andrebbero fatte mille altre cose, ricordandogli che sarebbe troppo costoso, ricordandogli che (secondo alcuni) sarebbero addirittura inutile. “Chi volete che userà un ponte a pedaggio?” si chiedono, e se la domanda è come quella che si faceva Grillo a inizio primavera sull’Expo (“Chi volete che ci venga a Rho?”) allora possiamo stare sicuri che saranno in molti a percorrerlo.

Che poi, cosa ha detto esattamente Matteo Renzi su questo benedetto Ponte? Lo veniamo a sapere grazie all’ultimo libro di Bruno Vespa, eccovi la dichiarazione: “…A Messina abbiamo mandato l’esercito con le autobotti perché mancava l’acqua e le autorità locali non riuscivano a risolvere il problema. Ora, prima di discutere del ponte, sistemiamo l’acqua di Messina, i depuratori e le bonifiche…
[…]
…Investiamo 2 miliardi nei prossimi cinque anni in Sicilia per le strade e le ferrovie e poi faremo anche il ponte, portando l’alta velocità finalmente anche in Sicilia e investendo su Reggio Calabria, che è una città chiave per il Sud. Dall’altra parte dobbiamo finire la Salerno – Reggio Calabria. Quando avremo chiuso questi dossier, sarà evidente che la storia, la tecnologia, l’ingegneria andranno nella direzione del ponte, che diventerà un altro bellissimo simbolo dell’Italia. Ma primum vivere, avrebbero detto i latini…”
Insomma, non ha esattamente detto che verrà fatto subito, ma che verrà fatto quando si saranno realizzate determinate condizioni. Il che, ragionando in modo pessimistico e un pelo malizioso, potrebbe anche voler dire che non verrà mai realizzato. Ma se Renzi lo ha dichiarato, allora lo vorrà fare.

E qui torniamo al punto iniziale: perché dirsi contrari a questo progetto a prescindere? Perché considerarlo inutile a prescindere? Si pensa davvero che sia più comodo lasciare che le persone passino per quello stretto con i traghetti, impiegandoci svariate ore per percorrere pochi chilometri? Se il problema è la tipologia di ponte, allora che si avanzi un progetto alternativo. Il progetto presenta problemi ambientali? Allora che lo si riveda, che si risolvano. Ci sono problemi connessi al rischio terremoti? Che si analizzino anche quelli e si risolvano, rifiuto di credere che questo sia un problema invalicabile: del resto in Giappone esiste il ponte di Akashi Kaikyo, lungo 3.900 metri e con una campata di 1.991 metri, che collega la città di Kobe all’isola Awaji, costruito sopra una faglia attiva. Il problema è il rischio corruzione, il rischio che la mafia ci mettano zampino? Allora che si intensifichino i controlli, che si diventi più rigorosi, ma non si può sempre bloccare tutto per il rischio che il malaffare ci metta lo zampino. Ma se non si vuole il ponte come struttura che si torni addirittura a pensare anche a tunnel sottomarino, se ritenuto necessario e migliore rispetto all’idea del ponte sospeso. Ma per favore, basta essere contrari a un’idea solo perché ampiamente sostenuta in passato dal principale avversario politico, perché è questa un delle principali accuse mosse oggi a Renzi, quella di rispolverare idee di Berlusconi e di assomigliargli nelle proposte.

Io vorrei che il mio Paese progredisse, anche nella capacità di avere visioni per il proprio futuro. Visioni nelle politiche, nei progetti, nella capacità di osare, di provare a spingere l’asticella del limite un po’ più in la in modo da creare qualcosa di incredibile. All’estero si sono già costruiti tunnel sottomarini, ponti che collegano isole, aeroporti su isole artificiali, si è dato vita a opere ingegneristiche che sembravano troppo azzardate o troppo folli per essere vere, ma che poi sono state realizzate per davvero e oggi rappresentano un vanto per le nazioni che le hanno. E invece restiamo impelagati in discussioni di piccolo cabotaggio, in schermaglie politiche di scarsa qualità. Lo ricordo ancora, i primi studi e i primi progetti seri risalgono addirittura all’epoca di Ferdinando II di Borbone: non vorrei che di questo passo qualcuno inizi a indicarlo come un renziano ante litteram. Sarebbe il segnale della virata della discussione verso il comico.

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Categorie:Politica

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