NonRecensione – 91: Suburra

 
A volte ci sono dei registi che ti colpiscono, che non producono semplicemente film che ti piacciono ma che mostrano una cifra stilistica che apprezzi, quasi adori. Così, dopo aver visto le due serie TV che Stefano Sollima ha diretto (Gomorra e Romanzo Criminale) e il suo unico precedente film (Acab),con Suburra posso affermare che questo regista è entrato nel novero dei miei preferiti. Intanto, i voti: Comingsoon gli assegna un 3/5; Mymovies un 3,37/5; Imdb un 7,6/10.

Il film si snoda nella settimana che precede il 2 novembre 2011, giorno in cui il governo Berlusconi darà le dimissioni, i sette giorni che condurranno a una vera e propria apocalisse per tutti i protagonisti e per le loro storie che si intrecciano tutte assieme. C’è Filippo Malgradi, deputato di centrodestra corrotto e vizioso, c’è Sebastiano, viscido organizzatore di feste con grandi problemi familiari, c’è Numero 8, giovane boss di Ostia che cerca di imporre il suo comando con la violenza, c’è Manfredi Anacleti, capofamiglia di un clan di zingari che vorrebbe fare il salto di qualità nel mondo della malavita, c’è il Samurai, rappresentante romano delle famiglie del sud Italia che tanto vogliono “investire” su Roma, e poi c’è la giovane e ingenua escort Sabrina, c’è la donna di Numero 8, la tossica Viola, e tutta una serie di altri personaggi legati a vario titolo a quelli sopra elencati. Ognuno di loro ha degli interessi, ognuno di loro non si farà alcuno scrupolo nel volerli raggiungere.

Un film che ha un ritmo narrativo incalzante, che sprigiona un’energia incredibile, impeccabile, che si mostra in tutto il suo splendore in inquadrature magnifiche, alcune che quasi sfiorano l’arte. Il tutto sorretto ottimamente da infranse cast, in cui oltre all’ormai confermato Favino voglio sottolineare la “sorpresa” Claudio Amendola: abituato come sono nel vederlo in serie TV per famiglie o in commedie, qui sfodera una prova di tutto rispetto, dando al personaggio del Samurai quello spessore necessario per renderlo credibile come fredda eminenza grigia che muove ogni cosa.

Un film che racconta in modo spietato le condizioni che hanno portato Roma a essere quella che oggi è, un film che rende plastica l’evidenza di come è nata Mafia Capitale, di come la Banda della Magliana sia ancora viva e di come i Casamonica oggi abbiamo un potere immenso. Un film che mette in scena la sete implacabile di potere e di denaro, una sete che non si pone limiti, che calpesta leggi, che prende a calci la morale e cammina sopra tutto e tutti. È come se fosse il canto della litania del De Profundis della nostra società, in una specie di funerale che riguarda tutti in ossequio al frase “nessuno è innocente, nessuno può salvarsi”. Il tutto girato su ambientazioni cupe, da vera fine del mondo, con una pioggia incessante che sembra provare disperatamente e incessantemente a lavare via tutto il marcio, senza però riuscirci.

Ottimamente selezionato e scelto il cast. Pierfrancesco Favino è l’onorevole Filippo Malgradi; Claudio Amendola è il Samurai; Elio Germano è Sebastiano; Alessandro Borghi è Numero 8; Greta Scarano è Viola; Giulia Elettra Goretti è Sabrina; Antonello Fassari è il padre di Sebastiano; Adamo Dionisi è Manfredi Anacleti; Giacomo Ferrara è Spadino Anacleti; Jean-Hugues Anglade è il cardinale Berchet.

L’ottima regia, come detto, è di Stefano Sollima, e una menzione va anche alla bellissima fotografia di Paolo Carnera. Il mio voto finale è un rotondo 9/10: un film lungo (dura circa 130 minuti) che però non fa sentire il suo peso, che ti tiene incollato alla poltrona, che ti restituisce uno schiaffo ipnotico da cui non riuscirai ad estraniarti.

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