Le irregolarità del Seveso e il progetto vasche di laminazione

 

Dopo tanto tempo torno sulla questione delle vasche di laminazione sul Seveso. Un progetto mastodontico pensato per stoccare 4,5 milioni di metri cubi d’acqua, finalizzato a neutralizzare le ondate di piena che (quasi) regolarmente allagano parte di Milano. Di tutti i problemi, le incongruenze, gli errori e le sviste di questo progetto ne ho scritto ampiamente in passato: iniziai a farlo nel luglio 2014 raccontando cos’era il progetto; poi ne scrissi a settembre 2014 parlando di nuovi dettagli, soprattutto per quanto riguarda gli elementi inquinanti; poi a ottobre 2014 mi occupai di alcune dichiarazioni un po’ assurde di Granelli, assessore di Milano; a novembre 2014 testimoniai anche fotograficamente una delle piene del Seveso, mostrando come si trasformava il fiume e quali danni creava anche prima di Milano; nel dicembre 2014 scrissi delle incongruenze e bugie del progetto, sottolineando i problemi che Aipo minimizza e facendo luce su evidenti contraddizioni al limite della menzogna; a marzo 2015 scrissi poi della differente visione fra Maroni e il capo struttura di missione contro il dissesto idrogeologico, in cui il primo dava priorità alle vasche anche se con acque inquinate mentre il secondo considerava ugualmente prioritaria anche la bonifica. Ma ne parlai anche su Gli Stati Generali, prima a marzo 2015 e successivamente in un pezzo di aprile 2015 dove ribadivo il perché questo progetto fosse già inadeguato alla nascita.

Tutte considerazioni che si sono via via scontrate con il muro di gomme del Comune di Milano e di Regione Lombardia. Tutte quelle belle parole spese per decantare il dialogo coi cittadini coinvolti da progetti che li riguardano svanite in una bolla di sapone, con esponenti di entrambe le maggioranze che, in sostanza, ci consigliavano di arrendersi al fatto che le vasche verranno fatte e che il progresso non si può arrestare. Ma possiamo davvero considerare progresso delle opere dal costo spropositato, che non risolvono definitivamente il problema e che creano addirittura altri pericoli ambientali e sanitari? Per qualcuno, per qualche politico locale si, e lo pensa trincerandosi dietro una delle più banali e trite scuse: lo dicono i tecnici. Già, come se i tecnici che lavorano per comune e regione fossero questa entità infallibile e intoccabile. Quasi meglio del Papa.

Perché allora oggi torno a parlare di questo? Perché il Corpo Forestale e le polizie provinciali hanno stilato un’interessante relazione. Un lavoro di monitoraggio di tutto il percorso del fiume Seveso in cui sono stati controllati e certificati tutti gli abusi presenti sui suoi 50 km di lunghezza. Hanno rilevato ben 37 opere abusive, 89 istruzioni nell’altro del fiume e ben 400 scarichi, provenienti da industrie e reti fognarie. Un lavoro partito su istanza non del comune o della regione, e nemmeno di Aipo, ma voluto dalla Procura di Milano per accertare eventuali responsabilità dirette o indirette riguardo le esondazioni. Come non ricordare, guardando anche ad esempi analoghi in altre alluvioni accadute in Italia, che una non corretta manutenzione dei fiumi possa generare eventi catastrofici? Come non sottolineare che il ripristino delle condizioni ottimali di vita dei fiumi sia necessariamente il primo obiettivo da raggiungere, e non uno subordinato alla costruzione di enormi invasi artificiali in cui stoccare acque putride e inquinate?

Mi chiedo: ma chi ha pensato al progetto non ha mai considerato l’ipotesi di fare uno studio simile? Doveva pensarci la Procura? I diversi comitati che sono sorti per cercare un dialogo con le amministrazioni comunali di Milano (di centrosinistra) e con regione Lombardia (di centrodestra) hanno più volte provato a ribadire la necessità di effettuare un censimento simile, utile alla messa in sicurezza di tutto il fiume e a sanarne ogni problema e ogni illecito. Ma si sono scontrati sempre con l’ottusità di chi vedeva erroneamente in queste richieste la voglia di far fallire il progetto, quando invece si cercava soltanto di trovare una soluzione maggiormente condivisa da tutti.

Ricordo che la Pubblica Amministrazione, del resto, ha fra i suoi compiti quello della polizia idraulica. Ovvero quell’insieme di norme che permette loro di intervenire in difesa del regime idraulico e delle acque pubbliche in generale, finalizzati alla prevenzione dei danni che possono essere causato dall’acqua e alla gestione del corretto regime delle acque. Compiti a lungo ignoranti, visto che si sono permesse edificazioni lungo le aree golenali del fiume, visto le altre costruzioni abusive censite, visto le innumerevoli ostruzioni trovate e mai rimosse, visti i tanti scarichi abusivi anche civili che anziché finire nei depuratori scaricano direttamente nel Seveso. Pensate che belle cose escono e invadono le cantine quando il fiume esonda.

Ma tanto, come detto, al Comune di Milano e alla Regione Lombardia questo non interessa. Loro preferiscono procedere col loro progetto, incuranti delle richieste di miglioria e di chiarimenti di chi quei progetti li dovrà subire sul proprio territorio. Proprio in queste settimane si chiudono i tempi per presentare le offerte al bando pubblico per la realizzazione delle prime vasche a Senago, e probabilmente le prossima primavera i lavori dovrebbero partire. E partiranno con tutte le irregolarità rilevate ancora presenti, con la qualità dell’acqua ancora considerata come pessima. Però ti raccontano che quegli invasi saranno come oasi naturali verdi: ma quali oasi hanno in testa di costruire con acque che contengono rifiuti biologici e agenti chimici classificati come cancerogeni?

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Categorie:Politica, Senago

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1 reply

  1. IL “responsabile dell’opera” ricordo che diceva che se le vasche del Seveso funzionano faranno da prototipo per molti alti corsi d’acqua in giro per l’Italia e questo fa capire quale e quanti interessi ($$$$$) ci sono in movimento.

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