Ancora sulla diminuzione delle regioni: siamo sicuri sia un risparmio?

 

Durante le votazioni sulle riforme costituzionali si è tornati a parlare della riduzione delle regioni. Lo si è fatto l’8 ottobre, come ci ricorda questo pezzo de L’Unità, quando il senatore del Pd Raffaele Ranucci ha presentato un ordine del giorno volto proprio a considerare l’accorpamento di alcune regione, ordine del giorno fatto proprio dal governo, intenzionato a portare avanti anche questa riforma in nome della razionalizzazione e della spending review.

L’obiettivo è avere 12 aeree omogenee che possano garantire risparmi, minore burocrazia e semplificazione amministrativa. A questo proposito si cita la Francia che, recentemente, ha diminuito il numero delle sue regioni da 23 a 12, come a voler mostrare come questo taglio rappresenti una mossa giusta a prescindere. D’altronde questo ragionamento segue un filo logico lineare: meno regioni, meno soldi per mantenere macchine pubbliche che non ci saranno più. Alcuni, valutando anche i costi regionali della sanità pubblica, arrivano addirittura ad ipotizzare risparmi di quasi 14-16 miliardi. Tutto questo perché “…non riescono nemmeno a rappresentare l’interezza dei loro territori, il cui volto è profondamente cambiato con l’urbanizzazione sempre più intensa…”

Ma è vero che tagliando le regioni si produrrebbero automaticamente ingenti risparmi? Nel pezzo successivamente si cita uno studio di Confcommercio in cui si dice chiaramente che sarebbe possibile tagliare ben 23 miliardi di sprechi, ottenendolo semplicemente dalla razionalizzazione delle spese che sarebbero parametrate a una regione efficiente come la Lombardia. Ma come: in un articolo in cui si presenta il taglio delle regioni come fonte di ingenti risparmi, si dice che agendo solo sugli sprechi si risparmierebbe di più? E allora a che serve questo taglio? Ci pensano Chiamparino e Zingaretti, presidenti di Piemonte e Lazio, ribadire quanto riportato poco fa, ovvero che l’impianto è datato e non più rispondente agli ambiti ottimali per esercitare il buon governo. Ma anche qui, siamo davvero sicuri che ingrandire alcune macchine amministrative le possa rendere più efficienti?

Il percorso di riforme su cui ci siamo incamminati ha previsto il taglio delle provincie e, ora, la revisione del numero delle regioni. Ma personalmente non mi convince l’assunto secondo cui l’accorpamento di più regioni dia luogo a dei risparmi, se non altro perché in questo modo si creerebbero territori più vasti da governare, aumentando quindi difficoltà, bilanci e potenziali rischi di spreco. Non dimentichiamo che oggi le regioni godono di una fama pessima, indicate da più parti come i veri centri di spreco del denaro pubblico e colpevoli di inefficienze enormi. Ci ragionavo già lo scorso anno su queste abolizioni e questi accorpamenti, arrivando a chiedermi se non fosse meglio abolire le regioni. Un’idea che è balenata anche nella testa di Beppe Grillo, sebbene lui proponesse di andare verso un modello che riguardasse l’istituzione di grandi macroregioni basate sui trascorsi storici precedenti alla nascita dello Stato Italiano.

  

Lo facevo prendendo spunto da uno stato federale a noi vicino: la Svizzera. Un territorio di circa 41.000 chilometri quadrati, poco più di 8 milioni di abitanti, suddivisi in ben 26 Cantoni. In Italia invece abbiamo un territorio di oltre 301.000 chilometri quadrati, quasi 60 milioni di abitanti e “solo” 20 regioni (più 110 provincie). Ora mi chiedo: ma se l’obiettivo è l’efficientamento e il risparmio, quale modo migliore ci sarebbe che creare territori più piccoli, più congrui come composizione morfologica e sociale, più snelli e meglio presenti sul territorio? Basterebbe evitare quei mini governi pletorici che oggi caratterizzano le regioni, a volte veri e propri cloni dello Stato centrale presente a Roma. Un sistema di governo che conosce meglio il suo territorio e che può essere più presente rappresenta in pieno un buon sistema di risparmio, perché le risorse sarebbero più facilmente individuate e destinate senza maggiori pericoli di sprechi.

  

Molto meglio allora la proposta avanzata dalla Società Geografica Italiana. Una proposta di cui già parlai lo scorso dicembre ma che torno volentieri a rilanciare oggi. Si tratta di un riordino generale del territorio italiano che darebbe vita a 35 entità territoriali basate su realtà urbane contigue:

“…Gli assetti delineati sono stati tracciati a partire dalle reti infrastrutturali legate alla mobilità, ai trasporti e alle comunicazioni, presenti sul territorio o in avanzata fase progettuale incrociate con le interazioni tra l’ambiente e la società secondo un modello geografico in progressiva evoluzione…”

Un lavoro che va chiaramente nella direzione del risparmio, perché mira ad ottimizzare le aree da gestire. Eliminare quindi le regioni, che sono ormai diventate praticamente degli enormi centri di spreco, e delegare la maggior parte dei loro poteri a queste nuove aree che avranno il principale compito di catalizzare investimenti e innovazione, potendo contare sul fatto che governerebbero su aree più facilmente controllabili come estensione e con bilanci minori e meglio indirizzabili. Certo, per fare questo occorrerebbe uscire dalla solita ottica campanilista che tende a rigettare ogni cambiamento simile, e che già nella discussione sull’accorpamento delle regioni si è fatta sentire.

Un inizio su cui pensare queste aree omogenee potrebbero essere proprio le Città Metropolitane. Da lì, seguendo lo studio fatto dalla Società Geografica di potrebbe procedere poi a dare un nuovo e più efficiente volto al nostro sistema di governo territoriale, con amministrazioni più piccole, meglio orientate a risolvere i problemi di territori di carattere omogeneo, con bilanci minori e più facilmente controllabili. È da un anno che alcune persone, tra cui mi ci metto pure io, cercano di far aprire almeno un dibattito sulla questione, fin’ora senza successo. Ora che il governo dovrebbe aprire un tavolo di confronto con le regioni sarà la volta buona? Per una volta il governo Renzi proverà ad ascoltare anche le buone idee che vengono dall’esterno, o continuerà imperterrito a snobbare gli altri e fare di testa propria?

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Categorie:Politica

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