Contro il falso mito della società civile

Ufficio deserto

Provate a scorrere le pagine dei vostri social network, osservate tutti gli attacchi e le critiche alla classe politica. Attacchi che nascono dallo scollamento fra politica e cittadini iniziato molto tempo fa e divenuto via via sempre più grande a partire da Tangentopoli. Ne parlavo già un anno fa di politica e società civile, di come il rigetto per i politici di professione portò la cosiddetta “società civile” a entrare in politica: Berlusconi del resto agli inizi incarnava il ruolo di imprenditore prestato alla politica, non quello di politico tuot court, avallando implicitamente la tesi secondo cui i politici di professione erano ormai svalutati, finiti, troppo compromessi per continuare a esistere. Molto meglio le persone che con la politica non ci hanno mai avuto a che fare.

Ma è davvero così, è davvero meglio questa cosiddetta “società civile”? Se guardiamo all’ondata di professionisti che entrarono in politica con l’avvento di Berlusconi vediamo che a politici che rubavano si sono sostituiti tecnici che, oltre a continuare a rubare, avevano anche poca dimestichezza con la macchina amministrativa e diplomatica. Poi anche loro stessi diventarono classe politica, alimentando la ruota dello sdegno e del rigetto che portò ad aumentare il solco fra politica e cittadini. È anche da queste condizioni che nacque il Movimento 5 Stelle, un’unione di cittadini stanchi di politici corrotti e incapaci. L’assunto di base, anche questa volta, era che sostituire una classe politica abietta con degli onesti cittadini fosse la soluzione migliore. Bisognava rispolverare la morale nella politica e per questo molti cittadini divennero accaniti moralisti.

Ma qui casca il proverbiale asino: si pensa davvero questa sostituzione garantisca la pulizia dal malaffare e dal malcostume? Se avessimo l’onestà di guardare in faccia la realtà dovremmo ammettere che no, non è affatto una garanzia. E non lo è perché la tanto citata società civile non è affatto così tanto meglio rispetto alla classe politica, perché alla fine i politici sono l’esatta rappresentazione di quello che, in fondo, siamo nella maggioranza dei casi: persone che cercano di fare le furbe ogni volta che possono. Le cronache di questi giorni ce lo ricordano bene con l’operazione “Stachanov” a Sanremo, che ha portato 196 persone a essere indagate per truffa aggravata ai danno dello Stato. Tutta gente che timbrava o si faceva timbrare il cartellino, per poi farsi bellamente gli affari propri. E non è neanche la prima volta che impiegati pubblici, cittadini comuni, vengano pizzicati a compiere reati simili.

Scorrendo i profili Facebook di alcuni di queste persone, si nota una cosa curiosa. Si nota come fossero tra i più accaniti critici della cosiddetta Casta: gente che si lamentava di dover mantenere i maiali a Roma, gente che accusava i politici di essere corrotti, gente che si vergognava di essere rappresentata da questi politici che saccheggiano ogni santo giorno, gente che scriveva che avrebbe passato una giornata come un politico, cioè non facendo un cazzo. Scrivevano questo, e poi magari timbravano e poi andavano a fare canoa, andavano in palestra, arrivavano a timbrare in pantaloncini e ciabatte. Gente che si faceva timbrare il cartellino pure nei giorni di ferie, altri che si facevano timbrare il cartellino dai figli minorenni. Gli stessi che poi su Facebook andavano lamentandosi della classe politica che ruba, che imbroglia, che vive alle spalle dei cittadini. Facevano i feroci moralizzatori dei politici, e a loro dedicherei le parole di Filippo Turati: ”La ferocia dei moralisti è superata soltanto dalla loro profonda stupidità”.

E Sanremo non è un episodio isolato. Possiamo ricordare i furbetti dell’Accademia delle Belle Arti di Macerata, oppure possiamo ricordare gli assenteisti del Distretto Sanitario di Catanzaro, o ancora possiamo ricordare quel servizio delle Iene che riguardava diversi dipendenti pubblici di alcuni uffici di Roma Capitale, o ancora le indagini sugli assenteisti della Provincia di Messina, oppure quelli dell’Azienda Ospedaliera Universitaria San Giovanni Di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno. L’assenteismo nel pubblico impiego è una cosa endemica, diffusa, supinamente accettata da tutti ormai, tanto che scandali simili si susseguono senza apparente sosta. Scrive bene Beniamino Piccone su Econopoly, citando i dati pubblicati dalla Ragioneria Generale dello Stato e rielaborati dal Centro Studi di Confindustria, ricordando che ridurre il livello di assenteismo a livelli più bassi comporterebbe un risparmio di oltre 3 miliardi di Euro, miliardi che non verrebbero sprecati da quelli che imprecano contro i politici che sprecano soldi. Ma si sa, qui da noi la regola è che la colpa è sempre di qualcun altro.

Che differenza c’è fra questi impiegati pubblici e i politici che tutti criticano? Nessuna. Fra loro, i pessimi dirigenti che li hanno assunti e magari in molti casi protetti e i politici corrotti e intrallazzoni non c’è alcuna differenza. Sono soltanto una prova in più del fatto che la buona società “civile” non esiste, è soltanto un mito portato avanti da chi voleva la completa delegittimazione della classe politica, anche di quella sana e pulita che lavora ogni giorno per il benessere di tutti. È per questo che ormai mi sale quasi l’orticaria quando sento o leggo di persone che vorrebbero innalzare al ruolo di salvatori della cosa pubblica i cittadini, quelli che ”la politica non basta, serve coinvolgere anche la società civile”, come se bastasse essere un cittadino qualunque per essere automaticamente dei cavaliere bianchi senza macchia o delle stampelle necessarie e inevitabili per sostenere la classe politica. È retorica, è solo retorica e pure (ormai) di pessima qualità.

Ci sono persone portate per fare politica, e persone che non lo sono. E l’inadeguatezza a fare politica deriva dalle scarse capacità, dall’inettitudine a saper amministrare, dall’essere persone facilmente corruttibili o già corrotte, ma queste condizioni si possono trovare in qualsiasi persona, indipendentemente se sia un politico di carriera o un privato cittadino. È ora di smetterla con l’inganno che tutti possano fare politica, e che la mitizzata società civile sia il miglior serbatoio dove attingere per trovare persone adatte allo scopo. O pensate, ad esempio, che chiunque possa diventare un medico? Oppure un fisico? O più banalmente un meccanico, o un cuoco? Certamente si può provare a diventare ciò che si vuole, ma non è detto che si diventi bravi meccanici, buoni cuochi, o medici preparati: quante volte sentiamo, anche in questi campi, di persone inadatte a fare questi lavori, incapaci, che anzi rischiano di fare danni? Vi fareste curare da qualcuno che rischia di farvi aggravare? Fareste riparare la vostra auto da qualcuno non in grado di farlo? Mangereste i piatti di un pessimo cuoco che rischia di intossicarvi?

L’unica differenza che si dovrebbe fare è fra persone oneste e persone disoneste. Una differenza che non parte dal lavoro che fai o dalla tua condizione sociale, perché di disonesti se ne trovano ovunque, se ne possono vedere ovunque, anche semplicemente guardandosi attorno. Sono quelli che abbandonano i rifiuti ai lati della strada, quelli che non pagano i biglietti dei mezzi pubblici, quelli che si fanno certificare dal medico false malattie perché vogliono stare a casa dal lavoro, quelli che falsificano (appunto) le timbrature del cartellino, quelli che non pagano le tasse, quelli che non pagano il canone Rai, quelli che non denunciano gli incidenti per non pagare di più di assicurazione e quelli che denunciano falsi incidenti per intascarsi i soldi del rimborso danni, quelli che chiedono di farsi pagare in nero, quelli che sfruttano le persone pagandole in nero perché altrimenti le licenzierebbero, quelli che non rispettano il Codice della Strada e quando prendono una multa cercano in tutti i modi di farsela togliere, quelli che nascondono la targa per non farsi beccare dall’autovelox, quelli che falsificano addirittura il tagliandino dell’assicurazione, quelli che usufruiscono impropriamente di agevolazioni e si incazzano se giustamente qualcuno prova a togliergliele.

Sarebbe ora di fare un passo avanti, di mostrare un minimo di maturità in dibattiti simili. Se vogliamo davvero preoccuparci di far progredire il nostro Paese sarebbe ora di smettere di credere a certe favole, che non fanno altro che aumentare l’odio sociale anche contro persone che non hanno colpe. Più che crogiolarsi nella falsa speranza dei “cittadini onesti in politica” sarebbe il momento di riattivare quelle scuole di formazione politica che erano un vanto dei partiti del passato, e che oggi sono solo un pallido e flebile ricordo nella mente delle persone più grandi. Serve preoccuparsi di formare adeguatamente le classi politiche future, non continuare a farsi turlupinare da chi sbraita la superiorità etica e morale del “cittadino qualunque” perché, ormai dovrebbe essere chiaro, a conti fatti questa ipotetica superiorità è semplicemente una balla.

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Categorie:Riflessioni

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1 reply

  1. Bellissimo articolo. Il cittadino “qualunque” non è virtuoso di per sé. Anzi, la classe politica corrotta è proprio espressione di una società corrotta e viceversa. Complimenti
    https://formatoberliner.wordpress.com/

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