Dieselgate: quale futuro aspetta Volkswagen?

 

Le notizie che si rincorrono in questo scandalo sono sempre maggiori, e sempre più negative. La Süddeutsche Zeitung ha ad esempio riportato la notizia che il software truffaldino scoperto dall’Epa negli Stati Uniti si troverebbe anche sulle auto vendute in Europa, cosa che Vag ha sempre smentito: un software originario della Bosch ma che la Bosch stessa smentisce sia nato per quegli scopi, aprendo la strada al sospetto che sia stata Volkswagen a modificarlo ad hoc. Questo esporrebbe Volkswagen al rischio di una maxi multa anche in Europa, il che si aggiungerebbe al conto già salatissimo che dovrà pagare.

Intanto partono le prime class action in Italia. A iniziare è stata Altroconsumo, che con uno scambio di mail con Volkswagen Italia annuncia la propria intenzione di procedere per ottenere dei risarcimenti a causa di questa truffa. Volkswagen che ha lanciato questo sito per dare le possibilità ai propri clienti di controllare se la propria vettura sarà coinvolta nella maxi campagna di richiamo che partirà nel gennaio 2016: basterà inserire il numero di telaio per scoprirlo. Una campagna di richiamo che i vertici tedeschi sperano di poter chiudere entro dicembre del prossimo anno. E dopo Torino anche la procura di Verona apre un’inchiesta per truffa, lo fa per competenza nazionale in quanto la città è sede di Volkswagen Group Italia.

Intanto la Francia pensa a decisioni drastiche contro il diesel. Secondo quanto riportato dalla stampa, il ministro dell’ambiente Ségolène Royale vorrebbe pareggiare il costo del carburante diesel a quello della benzina, tramite alcune accise aggiuntive sul primo e alcuni sgravi sul secondo. Si andrebbe quindi a chiudere un gap medio di 15 centesimi al litro in un arco temporale di 5-7 anni, un colpo che sarebbe abbastanza oneroso per chi utilizza vetture diesel per lavoro. In generale poi si pensa di rivedere anche il sistema di incentivi alla rottamazione, con gli Stati che come abbiamo già visto potrebbero chiedere indietro a Volkswagen quelli già erogati per acquistare auto diesel Euro 5 del Gruppo.

E dagli Stati Uniti rimbalza una nuova pessima notizia. Secondo una notizia riportata dalla Reuters, pare che per Audi ci siano problemi anche sui model year 2016:

“…A spokeswoman for the U.S. Environmental Protection Agency said the withdrawal also includes 2016 Audi A3 turbodiesels and added that regulators are investigating the nature and purpose of a recently identified AECD that Volkswagen said it included in one or more model years…”

Praticamente sarebbe stato scoperto un nuovo software per truccare i test di omologazione. Un secondo software che pare equipaggerebbe le vetture di ultima generazione, le Euro 6, che non sarebbe legato al software incriminato già scoperto dall’Epa. Se queste accuse dovessero essere confermate il colpo per Volkswagen potrebbe essere devastante, al di là di ogni loro sforzo di collaborazione con le autorità competenti. Ne uscirebbe l’immagine di un Gruppo che da un lato collabora per chiarire i contorni della truffa che ha orchestrato, ma dall’altro continua a truffare anche dopo esser stata scoperta e aver ammesso il raggiro. La credibilità sarebbe definitivamente persa.  

Quale futuro aspetterà Volkswagen? Fare delle previsioni oggi è quantomeno prematuro, perché i contorni e i costi totali dello scandalo non sono ancora chiari, ma alcuni hanno già provato a fare delle ipotesi. Tenendo conto di eventuali multe, costi dei richiami, risarcimenti di eventuali class action, il costo totale potrebbe arrivare ad aggirarsi su cifre da decine di miliardi di euro, addirittura tenendo conto anche dei costi finanziari qualcuno ipotizza un costo totale che si aggira sui 60 miliardi di Euro. Ora: Volkswagen è un’azienda molto solida e con molte risorse, ma cifre simili rischierebbero di mettere in ginocchio qualsiasi colosso. Ed è per questo che, stando ad alcune chiacchiere, anche il mondo della politica (non solo quella tedesca) si sta muovendo per ipotizzare soluzioni da applicare in caso di necessità. Soprattutto nel caso si concretizzi lo scenario peggiore.

È così che pare aver preso corpo l’idea di un piano di salvataggio per Volkswagen. Un piano che prevederebbe un’alleanza con un altro grosso player automobilistico mondiale che possa aiutare ad attutire il colpo senza troppe ripercussioni occupazionali e industriali. Il problema è però individuare qualcuno di abbastanza solido che abbia le capacità e la voglia di rilevare una parte di quello che nel 2014 è stato il primo Gruppo mondiale per vendite: non sono molti i Gruppi che possono dirsi così tanto in salute, anzi, più o meno tutti si stanno riprendendo solo ora dopo anni di crisi del settore auto. Lo scenario sarebbe comunque molto suggestivo e potrebbe dar vita a un autentico colosso dell’automotive. Ma, aggiungo io, e se alla fine in soccorso arrivasse un’azienda non del settore auto?

L’idea mi nasce partendo da una delle ultime dichiarazioni di Google. A detta di Carlo D’Asaro Biondo, presidente Emea Strategic Relationships di Google, a breve comunicheranno il partner con cui verrà costruita la Google Car. Ma se fino a poche settimane fa questa ipotesi di alleanza industriale poteva essere vista solo ed esclusivamente come un’alleanza per produrre una vettura, oggi potrebbe prendere la fisionomia di un parziale salvataggio industriale, nel caso scegliessero Volkswagen. Google si troverebbe in possesso di una parte di uno dei più grandi Gruppi mondiali di auto, con la possibilità di produrre un po’ ovunque e un bagaglio di know how che risulterebbe utilissimo per la fase di industrializzazione della macchina, mentre Vag avrebbe un’abbondante iniezione di capitali utili per attutire il colpo economico dello scandalo.

Ma non solo Google sta cercando un partner in campo automobilistico. Anche Apple ne sta cercando uno per la produzione della propria Apple Car, anche se ancora nessun tipo di annuncio è stato fatto in merito a eventuali alleanze. Per loro si vocifera un’ipotetica alleanza con BMW: ad attirarli sarebbe stata la i3, vettura elettrica range extended che come stile e filosofia pare si avvicini molto all’auto che vorrebbe realizzare la casa di Cupertino. Nessun complotto dai colossi americani quindi, ma la possibilità che diventino loro i salvatori di Volkswagen. Le prossime settimane ci daranno qualche risposta in più.

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Categorie:Motori

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