Ignazio Marino non è più sindaco di Roma

 

Tanto tuonò che alla fine piovve: Ignazio Marino ha rassegnato le dimissioni da sindaco di Roma. Lo ha fatto ieri, dopo una giornata convulsa in cui si sono rincorse parecchie voci, come quella delle dimissioni in blocco di tutti gli assessori, e dove Marino si è praticamente visto abbandonare da tutti. Le polemiche e gli attacchi su di lui non si sono mai placati durante tutta la sua amministrazione, rendendolo di fatto un capro espiatorio per le pessime condizioni in cui versa Roma. Forti sono state le sue parole d’addio:

“…Tutto il mio impegno ha suscitato una furiosa reazione. Sin dall’inizio c’è stato un lavorìo rumoroso nel tentativo di sovvertire il voto democratico dei romani. Oggi quest’aggressione arriva al suo culmine. Esiste un problema di condizioni politiche per compiere questo percorso. Queste condizioni oggi mi appaiono assottigliate se non assenti. Per questo ho compiuto la mia scelta: presento le mie dimissioni…”

Certamente per finire così ci ha messo anche del suo. Scarsa capacità di comunicare, cambi vorticosi di assessori (dall’inizio ne sono cambiati 8 su 12), intempestività nel chiarire polemiche pretestuose in cui è stato regolarmente trascinato, Marino non si è dimostrato un abile politico, o meglio, un abile amministratore. È una persona molto onesta, e su questo nessuno può avere da ridire a parte i soliti sciacalli, ma forse la carriera politica non fa per lui. O almeno questo tipo di carriera politica. Lo spiega bene Vittorio Zambardino:

  
Fare politica proponendosi solo come candidi e onesti, è un’idea insensata. Non basta essere onesti per essere buoni amministratori, purtroppo. L’onestà, per altro, dovrebbe essere un prerequisito di chiunque voglia fare politica, non una virtù da sbandierare come “capacità amministrativa”. Ma c’è anche chi, come Cristiana Alicata, dice che questa cosa che stanno facendo a Marino la stanno facendo a Roma:

  
Per certi versi ha ragione. Marino è stato il primo sindaco da molto tempo a questa parte ad aver dichiarato apertamente guerra ai piccoli gruppi di potere, quelli in cui i suoi predecessori hanno banchettato senza troppa vergogna. E probabilmente proprio questa guerra lo ha travolto. Ma resta il fatto che per amministrare Roma serviva (e serve) un politico di razza, e purtroppo Marino non lo è. Lo spiega bene Francesco Costa in questo pezzo:

“…Lo slogan della campagna elettorale di Marino da candidato era: «Non è politica. È Roma». È vero l’esatto contrario. Non si governa un posto come Roma senza saper fare politica, nemmeno con tutte le buone intenzioni e l’onestà di questo mondo. Pensare di sostituire Marino con un Marino al quadrato vuol dire rifare lo stesso errore…”

Comunque sia, buttare a mare tutto il suo periodo da sindaco sarebbe cosa ingrata nei suoi confronti. Qualcuno su Facebook ha anche stilato una lista di buone cose che Marino ha fatto, e anche se non tutte si possono ascrivere alla sua sola azione ne risulta comunque una lista corposa e per nulla inconsistente. Segno che al di là delle polemiche il sindaco di Roma stava effettivamente lavorando, in una città devastata da indagini che riguardano partiti, personaggi politici e le vecchie amministrazioni, con una macchina amministrativa ormai elefantiaca, clientelare e completamente sclerotizzata. Una battaglia in cui Marino è stato anche lasciato solo dal suo partito: alcuni dicono che fosse lui a rifiutare gli aiuti, questo non saprei dirlo anche se mi viene difficile crederlo, ma il risultato non cambia. L’immagine è stata quella di un Pd in costante lotta contro il suo stesso sindaco.

Cosa accadrà ora a Roma? Difficile dirlo. Marino ha comunque 20 giorni di tempo per ripensarci, 20 giorni in cui probabilmente proverà a controllare se esiste ancora una minima agibilità politica per continuare, ma personalmente la vedo quasi impossibile. Più facilmente verrà nominato un commissario, ruolo che potrebbe essere affidato a Gabrielli, già presente a Roma come commissario straordinario per il Giubileo, andando poi a votare nella prossima primavera. Una sfida elettorale che già si preannuncia senza esclusione di colpi, spietata, in cui tutti identificheranno la propria vittoria non soltanto come la vittoria in un comune ma come proiezione nazionale di quello che vogliono gli elettori.

Menzione finale in questa tragicommedia per Sinistra Ecologia e Libertà. I consiglieri comunali di Sel ieri hanno di fatto sfiduciato Marino annunciando che se non si fosse dimesso lui avrebbero presentato una mozione di sfiducia. Mozione che presumibilmente avrebbe raccolto ampi consensi. Hanno pubblicato la loro decisione su Facebook (potete vedere sotto), raccogliendo una sequela impressionante di commenti altamente negativi: un modo velocissimo per perdere consenso e demolire la propria credibilità. Complimenti vivissimi a Nicola Fratoianni.

   
    
    
    
    
    
    
    
    
 

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Categorie:Politica

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