Pessime letture

 

È sempre interessante rileggere vecchi articoli di giornale. Farlo mi da l’idea della qualità di quello che ho letto, della conoscenza che ha l’autore della materia di cui parla, della sua capacità o meno di leggere certi eventi. In parole povere, mi fa rendere conto se quello che lessi allora fu un insieme di informazioni sensate o un cumulo di boiate senza pietà.

Ieri mi è appunto ricapitato sotto mano un articolo dello scorso anno. È un articolo di sport che condivisi e commentai su Facebook in maniera un po’ critica, chiedendomi se quell’autore avesse una minima idea di quello che scriveva. Parlava della situazione nel Team Ferrari di F1, e del sempre più imminente divorzio fra il team e Fernando Alonso, un segreto di pulcinella visto il velocissimo deterioramento dei rapporti fra di loro. Allora erano già stati allontanati sia Domenicali che lo stesso Montezemolo, e Alonso sarebbe stato il prossimo, ultimo tassello importante da rimuovere per rifondare la squadra.

E qui l’autore si lanciava in un’analisi a dir poco comica. Iniziava scrivendo che “la Ferrari non vince infatti un titolo piloti dal 2007 (Raikkonen) e un titolo costruttori dal 2008 (Raikkonen e Massa), e con la nuova F14T (leggi FIAT) quest’anno non riuscito a raccogliere più di due podi”, con quell’indicazione Fiat messa lì come se fosse un dispregiativo. Come a dire: ecco, vedete, non essendo quella una vera Ferrari è logico che non possa vincere. Ma la Ferrari era Fiat pure quando vinse cinque (5) Mondiali Piloti e sei (6) Mondiali Costruttori consecutivi con Michael Schumacher, fra il 1999 e il 2004. O forse se l’era già dimenticato? Troppo facile far intendere a chi legge che fra le colpe della scarsa competitività ci sia stata la Fiat che c’era anche quando si dominava in lungo e in largo. O forse la Fiat prima andava bene mentre dopo non va bene più?

Poi passa ad Alonso. Scriveva, “a 33 anni Alonso non può più aspettare, e con la McLaren Honda avrà una macchina capace di tornare immediatamente a vincere”, e lo scriveva con un tono così netto che pareva fosse una cosa assolutamente vera, provata, indiscutibile. Anche qui fa niente che già allora gli stessi tecnici Honda dicessero che la stagione 2015 sarebbe stata solo di studio e rodaggio, fa niente che già allora si parlava di una Honda molto in ritardo con la messa a punto del motore. È semplicemente bastato aspettare le prime prove invernali per rendersi conto che la McLaren-Honda era assolutamente impreparata non solo a vincere, ma pure a gareggiare per un posto fra i primi. I risultati di questa stagione del resto sono lì a dimostrarlo, così come lo sfogo che lo stesso Alonso si è lasciato sfuggire nelle comunicazioni radio con il box proprio nella gara a Suzuka, in Giappone, con presente tutto lo stato maggiore della Honda. Più che la gioia di tornare subito a vincere Alonso ha la frustrazione di chi continua a partire nella seconda metà dello schieramento.

  
Poi si ritorna ancora a parlare di Ferrari. Lo faceva citando la nuova triade Marchionne-Mattiacci-Felisa, con gli ultimi due che già non ci sono più. Soprattutto Mattiacci, allora team manager della scuderia, una scelta che fu solo di passaggio per arrivare a mettere al suo posto Maurizio Arrivabene, più esperto di corse di Mattiacci. Del resto lo stesso Marchionne insisteva che la Ferrari dovesse tornare vincente, anche se l’autore dell’articolo ne era scettico. Diceva che la Ferrari “ha bisogno di più tempo per tornare in cima, quanto si capirà anche dalla scelta del nuovo pilota”, parlando di un presunto dubbio sullo scegliere uno fra Sebastian Vettel e il compianto Jules Bianchi. Anche qui, al massimo Bianchi era in lizza per venire a fare il compagno di scuderia di Vettel, non certo per prenderne il posto da prima guida.

La sua chiusura finale poi, era epica. Scriveva, “Dalla scelta tra Vettel e Bianchi, e soprattutto dal valore della nuova macchina, si vedrà la bontà delle scelte di Marchionne. Tagliare teste è facile, ricostruire dalle macerie assai più impegnativo”, come se Marchionne fosse uno sprovveduto qualsiasi e non il manager che ha preso e ribaltato Fiat al punto da farle acquistare Chrysler, creare un nuovo Gruppo e lanciarlo con successo su scala mondiale. Anche qui i risultati della stagione stanno a dimostrare come la Ferrari sia riuscita a tornare competitiva, e vincente, dopo una stagione 2014 molto travagliata e avara di risultati. Del resto io, che non sono un giornalista ma forse nel campo qualcosa di più capisco rispetto a quel giornalista del Fatto Quotidiano, mi aspettavo che Marchionne non avrebbe raso al suolo tutto per ripartire con gli stessi risultati. Non lo ha mai fatto, non è nel suo stile.

Riannodando i fili del discorso, tocca dire che vidi bene allora. Vidi bene che quell’articolo era pieno di imprecisioni, analisi fatte a caso, scarsa conoscenza della materia. In definitiva un pessimo articolo che trasudava sicurezze basate sul nulla. E poi dicono della crisi del giornalismo: leggendo pezzi simili, come dargli torto?

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Categorie:Motori, Riflessioni, Sport

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