Il Dieselgate continua ad allargarsi

 

Il Dieselgate continua a destare molta preoccupazione nel comparto industriale automobilistico. Ogni giorno che passa vengono alla luce nuovi dettagli, e le evoluzioni di questo scandalo non accennano a farlo sgonfiare. Anzi, paradossalmente, seppure la stampa inizi a dargli meno spazio i confini dello scandalo sembrano invece allargarsi molto velocemente. Per chi si fosse un po’ perso qui trovate la prima parte, qui trovate la seconda parte e qui trovate la terza parte di quello che ho scritto sulla questione.

Lo scandalo si allarga perché è ormai praticamente ufficiale che in Europa il richiamo delle auto riguarderà anche quelle dotate del 1.6 TDI Euro 5, non solo le 2.0 TDI Euro 5. In questo mese dovrebbero partire i richiami, anche se ancora non è ben chiaro come Volkswagen intenderà agire per tagliare le emissioni. Di sicuro pare che non verrà toccata la potenza dei motori, perché diminuire i cavalli comporterebbe la necessità di riomologare le vetture cambiando i libretti, ma a quel punto le auto dovrebbero sottostare agli ancora più rigidi limiti Euro 6. Per la centralina si fa strada l’ipotesi di intervenire sulla coppia del motore, sulla sua erogazione, e sulle temperature di combustione. Dettagli poco interessanti si potrebbe dire, ma che cambieranno sensibilmente le qualità di guida della vettura. I motori potrebbero diventare più pigri ai bassi regimi e più nervosi agli alti, perdendo la proverbiale fluidità dei motori diesel. L’alternativa sarebbe montare i nuovi catalizzatori SCR, ma sarebbe un intervento costoso e probabilmente non in tutte le vetture ci potrebbe essere lo spazio necessario all’installazione. Per ora Volkswagen non ha comunicato come intenderà intervenire, nelle prossime settimane dovrebbero comunicarlo ufficialmente.

C’era poi la questione degli incentivi alla rottamazione. Come scrivevo pareva che ancora nessuno avesse sollevato il problema, ma ora qualcuno inizia a muoversi anche su quel fronte: il ministro dell’industria spagnolo ha dato mandato all’avvocatura dello stato di studiare gli estremi per intentare causa alla Volkswagen, al fine di recuperare appunto gli incentivi alla rottamazione, una cifra che potrebbe aggirarsi sui 300 milioni di Euro. Ma anche in altri Stati si fanno calcoli simili: negli Stati Uniti la cifra potrebbe aggirarsi sui 51 milioni di Dollari, in Italia la cifra potrebbe aggirarsi sui 150 milioni di Euro. Ma anche in Gran Bretagna, Francia e Germania sono stati dati incentivi, sebbene la Germania potrebbe non voler infierire sulla Volkswagen. Per Carlo Rienzi, presidente del Codacons, i margini per intentare una causa per recuperare i soldi degli incentivi ci sono, vedremo però cosa decideranno i vari stati. Di certo sarebbe un’ulteriore grossa spesa per il colosso di Wolfsburg, da aggiungersi a tutte le altre: a conti fatti potrebbe in totale costargli almeno 600 milioni di Euro di rimborsi, più eventuali multe.

Intanto Axa prova a fare un calcolo su quanto potrebbe pesare lo scandalo sull’economia tedesca. Sebbene l’industria automobilistica rappresenti solo il 3% dell’economia tedesca, traina con se tutta una parte di indotto non indifferente che ne aumenta sensibilmente il peso. A seconda dei contraccolpi che avrà l’industria automobilistica tedesca, l’impatto sul Pil potrebbe andare da un modesto 0.1% fino a raggiungere, nello scenario peggiore, il valore dell’1,1% del Pil. Un colpo economico che si ripercuoterebbe anche su altri Paesi europei fornitori della Germania, come la Repubblica Ceca, la Francia, l’Austria, la Spagna e anche l’Italia. Insomma, lo scenario peggiore per la Germania sarebbe un grosso danno anche per noi.

Sul fronte legale Volkswagen non rischia procedimenti solo per gli incentivi rottamazione ricevuti. In Italia l’Antitrust ha avviato un’istruttoria con l’ipotesi di pratiche commerciali scorrette, mentre le associazioni dei consumatori hanno depositato degli esposti ipotizzando i reati di truffa e frode in commercio. In Francia la Procura di Parigi ha aperto un’indagine preliminare per truffa aggravata, mentre l’Authority per la tutela dei consumatori ha aperto un’inchiesta parallela, che non è penale, ma potrebbe avere un peso notevole nelle indagini della procura. In Svizzera invece il blocco delle vendite delle auto Euro 5 potenzialmente coinvolte prodotte dal 2009 al 2015 riguarda sia i motori 1.6 TDI che i 2.0 TDI, ma anche i più piccoli 1.2 TDI. E anche in Germania, presso il tribunale del Braunschweig, uno studio legale ha avviato una causa in difesa degli azionisti, colpiti a loro dire nei risparmi dal vertiginoso deprezzamento delle azioni Volkswagen.

  
Nel frattempo l’Epa allarga le proprie indagini. Dopo aver annunciato che avrebbe avviato i test per controllare anche il 3.0 V6 TDI della Volkswagen, contestualmente inizierà a testare anche auto di altre Marche. Si faranno verifiche su 28 modelli costruiti da Mercedes, BMW, Chrysler, General Motors e Land Rover, con l’intento di scoprire se anche altre Case hanno usato dei software per manipolare le emissioni. Da sottolineare come Daimler, BMW, General Motimors, FCA e Jaguar Land Rover abbiano categoricamente negato l’uso di software simili, ma che ora verranno messi alla prova dei fatti. Del resto anche Volkswagen ha dichiarato per un anno intero che sulle sue auto non c’era nessun problema.

L’allargamento dello scandalo colpisce indirettamente anche i motori Euro 6. Sempre secondo l’ICCT anche i motori di ultima generazione presentano emissioni di NOx più alte di quelle per cui sono stati omologati. Nessun software di manipolazione, ma una più semplice discrepanza di dati: le 15 vetture controllate hanno confermato che mediamente le emissioni di NOx sono più alte di 7 volte rispetto ai limiti stabiliti. La non attendibilità dei test di omologazione è ormai una cosa nota al grande pubblico, anche se di questo problema se ne parla da anni. Sempre l’ICCT ha rivelato gli scostamenti sui consumi di carburante di ben 70 modelli differenti, con una media di scostamenti fra dati di omologazione e dati reali pari al 37%. Guardando dentro questo dati di nota come General Motors, Ford e Fiat siano le Case che presentano scostamenti minori, mentre Mercedes e Audi presentano gli scostamenti maggiori: per le sue case tedesche di certificano dei consumi addirittura più alti rispettivamente del 48% e del 45%. E c’è di più: le vetture ibride, testate su strada, presentano mediamente dei consumi più alti del 215%, rispetto a quelli rilevati nei test.

Altre indiscrezioni arrivano direttamente dalla Volkswagen. Alcuni dipendenti sono stati intervistati dalla Bild e hanno rilasciato delle dichiarazioni molto pesanti. Hanno affermato che il software incriminato è stato installato sulle vetture a partire dal 2008, su tutti i motori diesel Euro 5, perché in fase di progettazione gli ingegneri non erano stati in grado di risolvere il problema delle emissioni troppo alte per gli standard di inquinamento. Risolvere quel problema avrebbe richiesto uno sforamento del tetto degli investimenti previsti, per questo motivo Ulrich Hackenberg, ex capo del Dipartimento Progetto e Sviluppo, avrebbe dato il via libera all’utilizzo di quel software. Hackenberg che è già stato sospeso la scorsa settimana e che al momento non vuole rispondere a nessuna accusa. Per i motori più grandi il software sarebbe di origine Bosch, che già nel 2007 avvertì Volkswagen di non utilizzarlo al di fuori delle fabbriche di produzione, e su queste vetture il problema forse sarà risolvibile semplicemente agendo sulla centralina. Ma per i motori diesel più piccoli il software è di origine Continental, anche se l’azienda produttrice smentisce che possa svolgere quella funzione, facendo intendere che sia stato modificano successivamente dalla stessa Volkswagen. Per queste vetture probabilmente non basterà intervenire solo sulla centralina, ma serviranno interventi più costosi al motore.

Per chiudere, l’ultima (in ordine di tempo) perla complottista. Questa volta a partorirla è stato Matteo Salvini, che afferma come la scoperta che le Volkswagen inquinino troppo fa parte di un piano funzionale a bastonare la Germania che inizia a dissentire dalla linea politica statunitense, ad esempio sulle sanzioni alla Russia. Una specie di Grande Fratello che in Italia fa capo a Matteo Renzi. Ora: comprendo che Salvini per salvarsi un minimo dica di non essere un complottista e di non credere a robe tipo scie chimiche, ma il rilasciare certe dichiarazioni non fa altro che farlo coprire di ridicolo. Contento lui…

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Categorie:Motori

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