Dieselgate: aggiornamenti (e riflessioni) sullo scandalo Volkswagen

 

Lo scandalo che ha travolto la Volkswagen sta assumendo contorni sempre più pesanti. Escono continuamente nuove notizie che modificano la dimensione e le implicazioni di questa situazione, con risvolti che rischiano di diventare molto pesanti per il colosso di Wolfsburg e per tutto il comparto automobilistico, ben oltre quello che oggi si può immaginare. Perché se è vero che da parecchio tempo si sapeva che i test di omologazione in laboratorio non davano risultati aderenti all’uso in reale delle automobili, è altrettanto vero che è la prima volta che si scopre che qualcuno ha creato un software specifico per alterare questi risultati usandolo in maniera così estesa e sistematica. Comunque sia, le ripercussioni di questa faccenda sono davvero molteplici.

C’è la questione delle auto delle nostre forze dell’ordine. A fine 2014 la Volkswagen ha vinto un bando per fornire 4.000 vetture a Polizia e Carabinieri, nello specifico delle Seat Leon 2.0 TDI da 150 Cv, la stessa tipologia di motore coinvolto nello scandalo. Questa fornitura è a rischio dato che nelle specifiche del bando si precisava che i motori dovevano essere Euro 5, ma oltre a queste ci sono da considerare anche le altre vetture del Gruppo Vag già in servizio, come ad esempio le Audi A4 Avant o le Volkswagen Passat. Dovranno subire anche loro il richiamo? Nel caso si potrebbe arrivare a ipotizzare una specie di illecita vittoria del bando di assegnazione, perché le vetture sarebbero state spacciate per quello che non sono, una (nuova) questione politica assai delicata. Il ministro Delrio ha già annunciato una serie di controlli a campione su tutte le auto circolanti, vedremo se saranno comprese anche le auto di Polizia e Carabinieri.

C’è poi la questione degli incentivi per la rottamazione. Incentivi che hanno come obiettivo quello di invogliare le persone a sostituire la propria auto con una nuova e meno inquinante. Ma se queste auto più recenti inquinano più delle precedenti? Dovremmo considerarli come incentivi elargiti in maniera impropria? Qualcuno chiederà che vengano restituiti allo Stato? Al momento quasi nessuno ha fatto accenno a questo particolare, sicuramente l’eventuale impatto economico sarebbe assai inferiore rispetto alle multe che Volkswagen rischia, ma è un’eventualità che dovranno comunque considerare. Senza contare, ovviamente, che questa diverrà una figura di merda dentro la figura di merda mondiale già fatta.

Molti in questi giorni parlano dell’inefficacia dei test di omologazione. Di come questi diano risultati completamente inattendibili rispetto ai valori che si riscontrano nell’uso quotidiano della vettura. Lo si capisce bene leggendo questo articolo di Quale Energia, dove si parla proprio dell’inattendibilità di questi test e del divario fra dati dichiarati nei test e rilevati nell’uso quotidiano. Con una piccola precisazione: esistono si molti “trucchi” per ottenere risultati migliori durante il test (ad esempio pressione gomme, accessori disconnessi, ottimizzazione freni, distacco alternatore), ma è la prima volta che si trova un software specifico in una centralina elettronica che regola la vettura in modo da dare dei risultati completamente differenti rispetto alla realtà. Ma, al di là dei trucchi, è noto che ormai i test di laboratorio sono obsoleti e inefficaci, dato che sui rulli non si tiene conto ad esempio dell’attrito del l’asfalto, del vento, delle eventuali salite o discese. È una cosa talmente nota che le riviste di settore, già da anni, pubblicano i valori dei consumi dichiarati e di quelli rilevati. Tipo questi, presi dal numero di Quattroruote di febbraio 2015:

Ford Focus Station Wagon

  
Smart Forfour

 
BMW X6

  
Kia Soul Electric

 
Alfa Romeo Giulietta
  
Mercedes GLA

 

Nel 2001 lo scostamento fra valori dichiarati e rilevati era del 10%, nel 2011 è diventato del 25%. E questo dato riguarda tutte le Case automobilistiche, come abbiamo visto sopra, nessuna esclusa. Addirittura si bara sui dati di autonomia dichiarata delle auto elettriche, il che la dice lunga sull’onestà del comparto automobilistico. Anche per questo l’Unione Europea ha stabilito che dal 2016 inizieranno i test di omologazione per strada, e non più semplicemente in laboratorio: un cambiamento dovuto, che potrebbe portare a numerose sorprese.

Sostanzialmente tutti sanno dell’esistenza di zone grigie tollerate, a partire da chi deve fare questi test. Ma l’esagerare nel fare in modo che i risultati siano diversi attira inevitabilmente l’attenzione delle autorità, portando a essere scoperti e incolpati. E Volkswagen ha decisamente esagerato attirando l’attenzione prima di una piccola associazione indipendente e poi dell’Epa negli Stati Uniti. Epa che ora sta iniziando ad indagare anche su un altro motore diesel venduto negli USA da Volkswagen, il 3.0 V6 TDI. Ci saranno altre sorprese?

Intanto l’Unione Europea invita gli Stati membri a effettuare dei controlli a campione. Ma anche altrove si procede a fare delle verifiche, come in Corea Del Sud, dove il governo ha convocato i vertici Volkswagen per chiedere delucidazioni, dichiarando che dai primi di ottobre partiranno dei controlli a tappeto. Ma qualcosa si muove anche in Svizzera, dove oltre ai controlli è stato imposto lo stop alle vendite delle auto considerate a rischio, le TDI Euro 5. Blocco confermato anche in Germania, dove le TDI Euro 5 dovranno restare ferme nei piazzali in attesa dei controlli. Il governo tedesco ha detto che Volkswagen dovrà provvedere a sistemare tutte le vetture in circolazione sotto inchiesta entro il 7 ottobre, ma pare irrealistico che riescano a farlo per i quasi 2 milioni di autoveicoli in questione circolanti in Germania. In caso contrario sarà vietata non solo la vendita dei modelli incriminati ma anche la circolazione di quelli già venduti.E pure in Italia la stessa Volkswagen blocca le vendite delle TDI Euro 5, una scelta fatta in attesa di chiarire tutta la questione, sebbene la maggioranza delle auto siano ormai classificate come Euro 6. Lo ha chiesto direttamente Massimo Nordio, amministratore delegato di Volkswagen Italia, dichiarando che dalla Casa madre non sono ancora arrivate istruzioni su come comportarsi. Un segnale della confusione che regna a Wolfsburg?

Intanto la lista dei veicoli potenzialmente coinvolti è lunga. Non riguarda solo le autovetture della Volkswagen, ma anche tutte quelle dei Marchi affiliati che usano quei motori. Si parla delle Volkswagen Golf, Touran, Passat, Tiguan, Sharan, Maggiolino, delle Audi A3, A4, A5, A6, TT, Q3, Q5, delle Seat Leon, Altea e Alhambra, delle Skoda Fabia, Octavia, Yeti e Superb. Una lista decisamente lunga che porterà sicuramente dei contraccolpi nei numeri di vendita del Gruppo, anche perché pare che Volkswagen abbia confermato che per l’Europa si tratta di vetture che montano sia il 2.0 che il 1.6 TDI. E dato che le potenziali vetture da controllare sono tante, in Italia c’è chi chiede che i costi dei controlli non siano a carico dello Stato, come ha annunciato Delrio, ma che vengano addebitati direttamente alla Volkswagen. L’Unione Nazionale Consumatori non ritiene giusto che dei controlli generati da una furberia ricadano sui cittadini, e sinceramente penso che abbiano ragione.

  
Non mancano poi nemmeno le teorie complottiste. Si parte da chi vede in questo scandalo un attacco orchestrato dal governo degli Stati Uniti diretto alla supremazia tecnologica europea nei motori diesel, più risparmiosi e meno inquinanti rispetto ai grossi motori a benzina americani. I motori diesel, secondo queste persone, sono i motori ad oggi più puliti e quindi li si vorrebbe “colpire” per proteggere i motori a benzina, specialmente quelli di grossa cubatura. Ma è anche vero che il downsizing degli ultimi anni (la diminuzione delle cilindrate con il mantenimento delle potenze) ha permesso la nascita di motori benzina particolarmente risparmiosi e poco inquinanti, che nulla hanno da invidiare ai diesel. E poi c’è Luca Telese secondo cui dietro tutto ci sono Apple e Google, per via dei progetti di auto elettrica e a guida autonoma. Una teoria strampalata per una serie lunghissima di motivi, a partire da quello che Apple e Google sono in contatto con molte Case (tra cui Vag) per stabilire una partnership per l’industrializzazione dei propri progetti, con la Casa di Cupertino che sta trattando anche con Magna Steyr. Che senso avrebbe distruggere quelli a cui stai chiedendo aiuto? Probabilmente, al solito quando si tratta di automobili Telese parla di cose che ignora.

In tutto questo non dobbiamo scordare una cosa: ogni contraccolpo della Volkswagen rischia di ripercuotersi anche da noi in Italia. Secondo questo articolo de Il Sole 24 Ore, arriva dal nostro Paese l’8% del valore aggiunto dell’industria dei trasporti tedesca. Secondo dati del 2008, il mercato tedesco era uno sbocco per il manifatturiero italiano tale da generare un indotto da circa 13 miliardi di Euro. Veder inceppare una grande azienda come la Volkswagen rischia di far inceppare di conseguenza anche tante piccole e medie imprese italiane, ma anche europee: vedere che molti oggi “godono” di questa défaillance tedesca è francamente stupido.

Per chiudere torno un attimo sul test che ha dato vita a tutto lo scandalo. Parlo del test della ICCT, su cui il sito Bufale fa alcune precisazioni. E sono dettagli interessanti. Oltre al test della ICCT si parla del test fatto dalla Transport and Environment (T&E), che in un articolo del 21 settembre diceva:

“…For example [*]: a diesel Audi A8 tested in Europe produced nitrogen oxide emissions 21.9 times over the legal limit on the road; a BMW X3 diesel was 9.9 times over the limit on the road; an Opal Zafira Tourer, 9.5 times; Citroen C4 Picasso 5.1 times. All these vehicles passed the laboratory test.


[*] Source: A compilation of data from respected testing authorities around Europe by Transport & Environment (T&E)…”

In pratica si certifica come anche Audi, BMW, Opel e Citroen hanno avuto emissioni più alte di quelle dichiarate. Praticamente la stessa violazione di cui è imputata la Volkswagen (sebbene Audi appartenga allo stesso Gruppo), anche se non si specifica se anche queste auto avessero dei software modificati, il che rende plasticamente evidente ciò che si diceva prima, ovvero che i test in laboratorio non sono più probanti e che vengono elusi da tutti, nessuno escluso. L’articolo sottolinea anche come nel 2007, nello stilare la normativa Euro 6, l’Unione Europea vietava i sistemi di manipolazione, da cui il sospetto che anche loro fossero a conoscenza di queste pratiche.

  
E le ultime indiscrezioni di stampa sono addirittura incredibili. Pare che la Bosch abbia scritto alla Volkswagen addirittura nel 2007 avvertendoli che l’uso di determinati software era consentito solo per uso interno su alcune auto test, ma che poi quel software non doveva uscire sulle auto da vendere o da mandare all’omologazione. E salta fuori anche una lettera interna di un ingegnere Volkswagen che nel 2011 scrisse ai manager per denunciare queste pratiche illegali. Se queste indiscrezioni fossero confermate si farebbe critica la posizione dell’intero Consiglio di Amministrazione, non solo del dimissionario Martin Winterkorn, che comunque nonostante le dimissioni potrebbe mantenere un certo potere sul Gruppo di Wolfsburg. Secondo questa indiscrezione apparsa su Quattroruote, potrebbe mantenere un ruolo manageriale in Porsche, che detiene il 50,7% dei diritti di voto del Gruppo tedesco. Curioso che proprio da Porsche arrivi il nuovo Ceo del Gruppo, Matthias Müller. Sarebbe veramente la classica fine a tarallucci e vino.

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