La (nuova) vittoria elettorale di Syriza

 

Alla fine l’azzardo di Alexis Tsipras ha pagato, e Syriza ha potuto vincere abbastanza agevolmente le elezioni. Nonostante nelle scorse settimane i sondaggi dessero un testa a testa con Nea Dimokratia di Meimarakis, non c’è mai stata vera lotta per la vittoria finale fin dai primi exit poll, che hanno invece ribadito la fiducia del popolo ellenico nel loro primo ministro dimissionario. Molti tenevano che la piccola scissione di un gruppo di persone da Syriza avrebbe potuto pregiudicare la vittoria finale, ma come vedremo questa paura si è rivelata completamente infondata.

Intanto qualche dato, partendo dall’affluenza alle urne: si è attestata al 56,5%. Per un primo rapido confronto, alle ultime elezioni di gennaio l’affluenza fu del 63,9%, mentre al referendum di luglio sul piano di salvataggio l’affluenza fu del 62,4%: un calo abbastanza netto di partecipazione che rappresenta la nota negativa di queste elezioni. Come detto Syriza risulta il primo partito col 35,47% pari a 1.921.379 voti, segue Nea Dimokratia col 28,09% pari a 1.521.821 voti, poi c’è Alba Dorata col 6,99% pari a 378.859 voti, il Pasok col 6,28% pari a 340.284 voti, il KKE col 5,55% pari a 300.583 voti, To Potami col 4,09% pari a 221.437 voti, Anel col 3,69% pari a 199.845 voti e infine l’Unione di Centro col 3,43% pari a 185.992 voti. Resta fuori il partito degli scissionisti di Syriza, Unità Popolare, che raccoglie solo il 2,86% delle preferenze, restando sotto la soglia del 3% necessaria per entrare al parlamento.

  
Sostanzialmente a livello di voti assoluti tutti perdono qualcosa, lasciando la situazione stabile rispetto a gennaio. A livello di seggi Syriza conferma il suo dato ma ne perde 4 passando da 149 a 145, Nea Dimokratia ne perde uno passando da 76 a 75, Alba Dorata ne guadagna uno arrivando a 19 seggi, il Pasok ne guadagna 4 passando a 17 seggi, il KKE resta stabile a 15 seggi, To Potami perde 6 seggi passando quindi da 17 a 11, Anel perde 3 seggi scendendo a 10 e infine l’Unione di Centro, che non aveva raggiunto la soglia di sbarramento del 3% a gennaio, entra con ben 9 seggi.

“Porteremo avanti il Paese con il duro lavoro e la perseveranza”, ha twittato Tsipras ieri sera. E i prossimi anni non saranno semplici per la Grecia, nonostante il piano di salvataggio negoziato a luglio e il prestito ottenuto per sostenere le riforme e la ripresa. Un accordo che molti definirono una sconfitta di Tsipras, ma che alla lunga si è rivelato la miglior soluzione realistica possibile. Una valutazione probabilmente condivisa anche dall’elettorato greco che ha quindi riconfermato piena fiducia al governo uscente, che anche questa volta sarà formato da un’alleanza fra Syriza e i nazionalisti di Anel. Nel suo discorso di ieri sera Tsipras ha detto:

“…E’ stata una battaglia difficile ma abbiamo avuto ragione. Grazie ai giovani per questa battaglia. Il popolo greco ci ha dato un mandato chiaro per i prossimi quattro anni: dobbiamo chiudere con tutto quello che ci tiene inchiodati a ieri. Syriza è dura a morire. Da domani cominciamo la grande battaglia per cambiare i rapporti in Europa. Da domani lavoriamo duramente, per una Grecia dell’uguaglianza e della giustizia sociale, per il bene del nostro Paese…”

  

Le congratulazioni per la vittoria sono arrivate subito, a partire dal leader dei socialisti europei Schulz fino al presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem. Un risultato che piace all’Europa perché certifica una continuità con le azioni di governo dei mesi precedenti, e quindi un sostanziale rispetto degli accordi firmati a luglio. Tsipras comunque ne esce ampiamente come vincitore: riottiene il mandato per formare un nuovo governo, porta Syriza a esser ancora il partito più votato ed elimina la minoranza dissidente del partito che era fuoriuscita fondando un nuovo movimento contro l’austerità, appoggiato anche da Varoufakis. Ma dentro Syriza mormorano che l’ex ministro delle finanze non si arrenderà tanto facilmente, tanto che pare lui si dica sicuro che il nuovo governo Tsipras fallirà. Resta da capire come Varoufakis vorrà muoversi ora: sfrutterà la rete di conoscenze nel socialismo europeo?

Personalmente però mi pare che la vittoria di Tsipras non sia poi così piena come viene detto. Il suo azzardo mirava non solo a liberarsi dei fuoriusciti dal partito e a riconquistare la maggioranza, ma puntava a conquistare anche la maggioranza assoluta che era ipoteticamente alla sua portata fino a qualche mese fa. Comunque sia il non aver centrato questo obiettivo è un male minore, dato che con Anel c’è una sostanziale identità di vedute, oltre che un buon rapporto politico. Alcuni dicono che Tsipras abbia rivinto agilmente anche per una mancanza di alternative reali: gli elettori vogliono disfarsi dei partiti che in passato hanno gestito male le finanze pubbliche contribuendo alla disastrata situazione odierna, e non si fidano di partiti estremisti come Alba Dorata. E in parte è probabilmente vero, dato che la stessa campagna elettorale di Syriza si è basata sul tema del nuovo contro il vecchio.

Tornando alla Grecia, ora Tsipras dovrà proseguire nel cammino delle riforme. Come sottolinea Malkoutzis, giornalista e analista greco, ci sarà da attuare la riforma delle pensioni e una nuova ricapitalizzazione delle banche entro la fine dell’anno, due operazioni non semplici che potrebbero rappresentare delle brutte trappole per il nuovo governo. In più ci sarà da valutare quanto la nuova vittoria terrà unita e compatta Syriza: molti dicono che Tsipras non si sia adeguatamente consultato col partito, cosa che potrebbe causare altre frizioni in futuro ma che al momento restano sopite grazie alle continue vittorie elettorali. A me non resta che fare un grosso in bocca al lupo a Tsipras, a Syriza e a tutta la Grecia, con la speranza che questo nuovo punto di partenza possa segnare davvero il momento della rinascita del popolo greco.

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Categorie:Politica

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