Il punto sulle elezioni in Grecia

 

Domenica 20 settembre ci saranno le eiezioni politiche in Grecia, dopo le dimissioni di Alexis Tsipras date ad agosto. Dimissioni che, serve ricordarlo, sono state l’ultima conseguenza della firma sul piano di salvataggio greco, cosa che ha prima fatto allontanare da Syriza l’ex ministro dell’economia Varoufakis e poi ha portato a una spaccatura interna allo stesso partito. Tsipras, vistosi abbandonare da una parte degli eletti del proprio partito, ha preferito rassegnare le dimissioni e tornare alle urne per cercare una nuova maggioranza, mossa ritenuta da molti azzardata ma giustificata dal grande consenso di cui gode il leader di Syriza.

A gennaio 2015 il partito di Tsipras ottenne un risultato incredibile. Solo per un soffio non riuscì ad ottenere la maggioranza assoluta, ma comunque diede vita a un governo che promise di cambiare la situazione, partendo dal rigettare le dolorose politiche di austerità imposte dall’Europa. La storia di come la Grecia è arrivata a questo punto la ricostruisce Internazionale con questo pezzo originariamente pubblicato sul Guardian, che certifica anche i contraccolpi subiti da Syriza dopo la firma dell’ultimo piano di salvataggio. Un consenso crollato nella fascia elettorale fra i 18 e i 44 anni, con una parte che è andata a ingrossare le fila di partiti più radicali ed estremisti, come ad esempio Alba Dorata. Un crollo costante che rischia di intaccare l’ottimismo di Tsipras:

  
La sfida è quindi fra Syriza, coalizione di sinistra radicale, e Nea Dimokratia, il principale partito di centrodestra. Con sullo sfondo Alba Dorata, partito di estrema destra, che sta tornando crescere anche grazie al malcontento di parte della popolazione verso il massiccio arrivo di profughi. Sarà anche un banco di prova importante per controllare se c’è effettivamente una crescita dei movimenti estremisti e xenofobi, viste le grandi tensioni dovute ai litigi fra gli Stati europei sulla distribuzione dei profughi.

  
Se è vero che Syriza è data al 31% e ND al 29,9%, Alba Dorata si attesta al 7,4%, in crescita dal 6,2% che ottenne a gennaio. Sarà da valutare anche l’affluenza alle urne: alle elezioni di gennaio si attestò al 64%, in costante calo rispetto al passato, e la delusione dei tanti che votarono no al referendum di giugno sul piano di salvataggio (piano che fu poi negoziato è accettato da Tsipras) potrebbe spingere al ribasso questo dato.

Syriza resta comunque favorita, nonostante la scissione e i toni molto duri degli avversari. Nel confronto in televisione di lunedì Tsipras sembra quello che ne è uscito meglio, cosa che potrebbe facilitarlo nel recuperare voti in quel 10% di indecisi che saranno determinanti per stabilire il risultato finale. Ma Meimarakis, leader di ND, battendo molto sul tasto degli immigrati conta di recuperare voti nel malcontento popolare. Ma a sua volta Alba Dorata sta provando ad “ammorbidire” impropri toni per recuperare ulteriore consenso, che potrebbe provenire proprio a discapito di ND. Una situazione abbastanza complicata in cui il risultato finale non appare scontato. Ma cosa potrebbe accadere dopo?

  
È lecito supporre che una nuova affermazione di Syriza e di Tsipras faranno proseguire la Grecia sul cammino tracciato in questi mesi. Questo, ovviamente, se Syriza otterrà la maggioranza assoluta o se risulterà forte all’interno di un’ipotetica nuova alleanza di governo, come lo è ora con Anel. Se invece a vincere dovesse essere Nea Dimokratia, Meimarakis ha già fatto sapere di essere disponibile a formare un governo di unità nazionale con chiunque ci voglia stare, per lavorare tutti insieme al bene della Grecia. In parole povere, una riedizione dell’ipotesi delle larghe intese già bocciata alle elezioni di gennaio. YouTrend fa un’intetessante analisi sul post voto in Grecia, indicando come in base alle medie dei sondaggi attuali si vedrebbe un aumento della frammentazione del parlamento greco. Syriza sarebbe comunque il primo partito ma passerebbe dagli attuali 149 deputati a 132, rendendo di fatto necessaria un’alleanza con qualcuno che porti in dote una ventina di deputati, cosa difficile visto che a parte ND tutti gli altri non passerebbero i 19 eletti.

Comunque sia, mancano solo due giorni e poi sapremo se l’azzardo di Tsipras avrà pagato. Dovesse riuscirci, potrebbe aprire la strada a una lunga parentesi di governo e di stabilità necessaria alla Grecia per riorganizzarsi e riprendersi. Tsipras ne uscirebbe come un leader solido e concreto, e Syriza diverrebbe soggetto politico ancor più autorevole, spazzando via ciò che resta del Pasok, il partito di centrosinistra. Se invece la scommessa di Tsipras non dovesse riuscire si potrebbe rischiare un nuovo periodo di instabilità politica che potrebbe minare il percorso di risanamento greco. Una prospettiva che sarebbe la peggiore possibile.

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Categorie:Politica

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