L’ottimismo del governo Renzi

 

Ma come avrà fatto mai Renzi a conquistare il centrosinistra e ad avere questo grande consenso? È una domanda che alcuni ancora si pongono. Molti pensano che Renzi stia realizzando il programma di Forza Italia. Sostengono che Renzi sia di destra. Aggiungono che Renzi è la perfetta continuazione di Silvio Berlusconi. Io continuo a pensare che vent’anni di berlusconiano hanno obnubilato la mente alla sinistra italiana, che ha passato due decenni a costruire alleanze contro una persona piuttosto che costruire alleanze che parlassero di un piano da realizzare. È l’antiberlusconismo, di cui parlai già due anni fa. Ma qui non voglio parlare di questo, di cui si è spesso ampiamente dibattuto, ma voglio analizzare quello che secondo me è uno dei grandi punti forti di Renzi: il saper trasmettere ottimismo.

In una nazione che ha subito più di altre la crisi, una delle cose più complicate da ricostruire è proprio l’ottimismo. Quella la voglia di guardare con fiducia al domani, sapendo che potrà essere foriero di novità positive, che potrà rappresentare un’opportunità da poter cogliere. È una cosa che possiamo notare nella vita di tutti i giorni: ridare fiducia a una persona profondamente sfiduciata è uno tra i compiti più difficili che esistono. Se ci uniamo il profondo risentimento che le persone hanno verso la classe politica, allora capiamo come questo compito diventa quasi impossibile. Renzi proprio in quella sfida si è calato: ha capito più di altri che serviva ricreare quella “connessione sentimentale” che era andata persa, ha capito che doveva lavorare anche sulla psicologia delle persone, calmarle, rassicurarle, prodigarsi per sottolineare ed esaltare quello che va bene, quello che può indurre speranza positiva.

Ovviamente serve attenzione nel farlo, per non rischiare di apparire forzati, o peggio, finti. Lo sottolinea Alessandro Gilioli in questo suo pezzo, dove parla testualmente di “aspettative diffuse” e della differenza fra aspettative propalate e realtà che ci aspetta. Ma proprio da qui divergo dall’analisi di Gilioli: è vero che i dati di crescita sono abbastanza bassi, ma vanno considerati contestualizzandoli in quella che era la condizione italiana, più complessa e negativa di molti altri Stati europei. E questa crescita mi indica un Paese non così conciato male come spesso lo descriviamo: non siamo (più) sull’orlo della fine del mondo come evocato spesso da molti, ma abbiamo davvero concrete prospettive di crescita, abbiamo di fronte a noi nuove possibilità che vanno solo afferrate.

In questo Matteo Renzi è formidabile. Fateci caso: ogni suo discorso contiene dentro di se un piccolo concentrato di ottimismo, di fiducia, di energia per guardare al futuro con speranza e non con rassegnazione. Al di là delle immancabili stoccate agli avversari quando li definisce gufi o rosiconi (battute che, va detto, ormai non fanno più ridere ma anzi stanno diventando fastidiose) l’altro caposaldo di ogni suo discorso è il trasmettere fiducia. Il parlare delle cose positive dell’Italia. L’indicare quei modelli virtuosi che sono invidiati da tutto il mondo. E se ci pensate fare questa cosa è una piccola rivoluzione, un cambio quasi impercettibile, ma è comunque un’arma potentissima nel campo della comunicazione. Prima di Renzi tutti si preoccupavano di sottolineare solo ciò che non andava, di indicare i sacrifici da fare, di parlare in chiave negativa dei cambiamenti che si paravano dinnanzi. Erano più portati a seminare timori. Renzi ha semplicemente posto maggiormente l’attenzione sulle opportunità connesse a ogni cambiamento, preferendo dare maggior risalto a queste piuttosto che alle paure collegate al lasciare una posizione ormai, diciamo così, consolidata.

“La narrazione ottimista ha bisogno urgente di gigantesche misure concrete contro la povertà e di inclusione sociale”, dice Gilioli. Ed è vero, così come è vero che necessita anche di ridurre la pressione fiscale, di rimodulare il welfare per estenderlo maggiormente e renderlo più sostenibile, di rivedere l’architettura dello Stato per renderlo più efficiente, di tagliare le spese superflue, di modernizzare la sanità e la scuola. La narrazione ottimista, il famoso storytelling positivo che Renzi usa a piene mani, necessita che le persone vedano concretamente come sia finito il tempo in cui guardando avanti si vedeva solo nero, ma che al contrario ora possono vedere opportunità, stimoli di crescita. E sono in tanti, fatta una debita tara sugli annunci, a voler credere a questo ottimismo. Dopotutto, come si suol dire, “Sorridi, e la vita ti sorriderà”.

È anche questo un modo per parlare a quello che viene definito “Paese reale”. Quel Paese, per intenderci, che in televisione preferisce guardare l’ennesima replica di Rambo piuttosto che scegliere di guardare un talk show politico. Quel Paese che è stanco dei soliti litigi, dei soliti riti, che è stanco del solito grigiore che ha contraddistinto la politica italiana per anni. Un Paese che è stanco di essere esposto soltanto a paure e allarmismi, spesso infondati. E non si tratta di mentire alle persone raccontandogli una realtà edulcorata, ma semplicemente comunicargli in chiave positiva e propositiva quelli che sono gli obiettivi della nazione, quello che è l’orizzonte da raggiungere, quelle che sono le sfide da affrontare. Lo sa bene chiunque mastichi un po’ di comunicazione: esistono molti modi per comunicare uno stesso concetto, perché allora non sceglierne uno che sia positivo? In un contesto in cui tutti si muovono nel campo della negatività, della paura, dell’odio, è una scelta proprio rivoluzionaria. E, da come vediamo, vincente.

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Categorie:Politica

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