La sinistra Pd e il ribrezzo per i voti di CL

 

Una delle ultime polemica dell’ala sinistra del Pd sono i voti di Comunione e Liberazione. Accettarli o no? Debora Serracchiani non ha dubbi, sono un modo per allargare il consenso, e lo dice a Milano, all’apertura della Festa de l’Unità. Ma sono diverse le voci discordanti nel partito, con D’Alema che si dice dubbioso che Renzi ne abbia conquistato i voti e con molti bersaniani che a mezza bocca rifiutano il soccorso di CL.

Nulla di nuovo sotto il sole, si potrebbe dire: chi segue Renzi è contento dell’opportunità, l’opposizione interna no. Temono che possa essere CL a “mangiarsi” il Pd, che possa condizionarlo, invischiarlo nella propria rete di interessi e di affari. Soprattutto sui temi etici e sui diritti civili temono che questo avvicinamento implichi un accordo al ribasso sulle varie questioni aperte, rivendicando un orientamento più a sinistra e non più orientato verso i cattolici. Però qui una riflessione andrebbe fatta: ma davvero l’ala sinistra del Pd rivendica di seguire meno il centro e i cattolici in favore di un posizionamento più a sinistra? Davvero lo chiedono loro che per lungo tempo hanno provato a corteggiare Casini per indebolire Berlusconi? Ma che, davero?

Tra l’altro con qualche piccola ricerca in rete ho trovato un vecchio interessante articolo. Correva l’anno 2009, all’orizzonte c’erano le primarie del Pd e al Meeting di Rimini fece furore uno dei candidati alla segreteria di partito. E no, non era come si potrebbe pensare Franceschini, ma Pierluigi Bersani. Addirittura considerato un vecchio amico sia di Comunione e Liberazione che della Compagnia delle Opere, fin da quando era consigliere regionale in Emilia Romagna, uno che ha sempre tessuto rapporti fra la Compagnia e le Cooperative. Il Corriere chiosava: “Se conquisterà la segreteria del Pd, sposterà il partito verso sinistra, ma una sinistra pronta al dialogo con il mondo cattolico più compatto, questo di CL”.

Ma si trovano anche cose ben più interessanti. Facciamo un salto ancora più indietro, anno 2003, Bersani è il Responsabile Economico dei DS. Il Fatto Quotidiano ci ricorda una perla di notevole interesse: “…Se vuole rifondarsi, la sinistra deve partire dal retroterra di CL. La vera sinistra non nasce dal bolscevismo, ma dalle cooperative bianche dell’800, il partito socialista arriva dopo, il Partito Comunista dopo ancora. E i movimenti del Sessantotto sono tutti morti, solo l’ideale lanciato da CL negli anni Settanta è rimasto vivo, perché è quello più vicino alla base popolare, è lo stesso ideale che è alla base delle cooperative, un dare per educare…”. Che dire, ma CL non faceva ribrezzo? Nel 2006 poi, sempre Bersani, fece una succosa rivelazione: “…Quando nel 1989 Achille Occhetto volle cambiare il nome del Partito Comunista Italiano, per un po’ pensò di chiamare il nuovo partito Comunità e Libertà. Perché tra noi e voi le radici sono le stesse…”. Ah però.

Probabilmente allora i voti e gli appoggi di CL non erano poi così indigesti. Probabilmente allora la paura di essere inghiottiti e condizionati da CL sui temi etici e sui diritti civili non esisteva, sebbene quel Pd e ancor prima i DS non abbiano mai brillato per progressismo in nessuna delle due questioni. Già, i tempi cambiano e il passato tende a essere dimenticato, pure da quelli che non perdono occasione per rimarcare come il passato non debba andare perso. Ci tengono talmente tanto a ricordarlo che piuttosto preferiscono perdere la loro credibilità.

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Categorie:Politica

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