Le grandi polemiche estive

 

L’estate è solitamente quel periodo dell’anno dove le notizie un po’ languono. E così, quando non si ha molto da dire si va a parlare e a fare polemica un po’ su tutto. Fateci caso: spesso in questo mese le pagine dei giornali o i servizi dei telegiornali sono piene di discussioni, provocazioni, risposte, considerazioni su argomenti che solitamente sarebbero relegati in secondo o terzo piano. Argomenti anche importanti, che solitamente vengono mantenuti un po’ defilati, vengono riportati alla ribalta con tanto di gigantesco codazzo di polemiche.

Prendiamo ad esempio lo scorso anno, il famoso giochino dell’Ice Bucket Challenge, quello di tirarsi una specchiata in testa di acqua gelata e fare una donazione alle associazioni che lottano contro la SLA. Una cosa partita negli Stati Uniti che, con l’aiuto di molti vip, si è rapidamente allargata fuori dai confini fino a diventare un fenomeno di origine mondiale. Ne parlavo lo scorso agosto su questo blog, riportando tra l’altro stralci di una bellissima lettera di una blogger americana, sposata con un uomo affetto da Sclerosi Laterale Amiotrofica, e sottolineavo anche le polemiche annesse a questa iniziativa. Dicevano che non sarebbe servito, che si doveva donare in silenzio, addirittura insinuavano che quei soldi non sarebbero arrivati effettivamente alla ricerca, fino a quelli che dicevano che in Italia non avrebbe donato nessuno.

  
A distanza di un anno possiamo tracciare un bilancio. L’associazione americana che ha fatto propria per prima questa iniziativa afferma di aver raccolto oltre 200 milioni di Dollari, mentre solo in Italia Aisla afferma di aver raccolto ben 2,4 milioni di Euro, un specie di record. Quindi si, le persone hanno donato. Ma sono servite queste secchiate? Anche a questa polemica possiamo rispondere tramite questo pezzo de Il Post:

“…«Senza quella campagna non saremmo stati in grado di concludere i nostri studi così velocemente», ha detto Philip Wong, il professore che ha guidato il team di ricercatori. «I fondi dell’Ice Bucket Challenge sono solo una parte dei nostri finanziamenti, ma hanno contribuito a rendere il nostro lavoro più semplice». Wong e il suo team hanno studiato la SLA per dieci anni, ma come ha detto anche un altro scienziato, Jonathan Ling, sono stati i milioni di dollari raccolti con l’Ice Bucket Challenge a dare ai ricercatori la stabilità finanziaria per realizzare una serie di esperimenti molto dispendiosi ma molto promettenti, ad alto rischio e ad alto potenziale. «Il denaro è arrivato nel momento critico, quello in cui ci serviva», ha detto Wong…”

Insomma, pare abbia funzionato davvero, e bene. Pare che questi soldi abbiano dato la stabilità e permesso di pianificare i finanziamenti a nuovi esperimenti molto costosi, per sperimentare una terapia che in laboratorio si è dimostrata molto promettente. Ripenso ora a quanti accusavano i partecipanti di fare solo spettacolo e mi viene da sorridere: probabilmente allora avevano bisogno di trovare un nuovo argomento di polemica con cui sostituire la mancanza di quelle solite.

Quest’anno invece la polemica agostana è un grande cavallo di battaglia di molti schieramenti politici: l’invasione dei migranti. Soprattutto il grido di allarme “Stanno arrivando un milione di migranti!”, come se ci fossero un milione di persone ferme sulla costa pronte a partire tutte assieme. Ce lo dicevano già a marzo, sempre col milione di migranti pronti a partire, sebbene a dicembre Il Giornale avvertiva di ben due milioni di migranti pronti a partire. Numeri in totale libertà. Ma siamo davvero bersaglio di una grandissima invasione?

  
Alessandro Bechini, direttore di Oxfam Italia, ci tiene a mettere un po’ d’ordine. In questo pezzo su La Stampa snocciola qualche dato, soprattutto afferma che da gennaio ad oggi sono sbarcati circa 103.000 migranti, un migliaio in meno rispetto allo stesso periodo scorso anno. Di questi solo 89.000 circa resta in Italia, lo 0,14% della popolazione italiana. Ha quindi davvero senso parlare di invasione o è solo la nuova, ennesima stupida polemica? Molti che la alimentano hanno gioco facile puntando il dito contro le manifestazioni dei migranti, l’ultima ieri a Milano: ma chi polemizza sa perché queste persone manifestano? Anche qui ci aiuta Bechini a capire qualcosa:

“…Non è accettabile che servano 8 mesi per il primo colloquio con la Commissione che deve stabilire se il migrante ha diritto allo status di rifugiato e che ne trascorrano altri 12 per discutere l’eventuale ricorso a fronte di una decisione avversa rispetto al primo colloquio. Il collasso del nostro sistema di accoglienza è in gran parte determinato da queste tempistiche…”

Non cibo che non piace, non alloggi non di lusso, non la mancanza di televisione o soldi: chiedono solo i documenti, di non dover aspettare anni per avere una risposta. Il che, se ci pensate, è anche comprensibile: ci restereste 20 mesi segregati in qualche struttura, senza la possibilità di fare nulla, neanche lavorare, solo con la prospettiva di aspettare che ti chiamino per dirti se potrai avere o meno i documenti? Ci restereste in un ozio forzato, in cui non puoi fare sostanzialmente nulla? Non lavorare, non andare in giro, nulla. Devi restare li, in attesa. È una condizione quasi straniante, che metterebbe a dura prova la pazienza e i nervi di chiunque. Che sfocia a volte in manifestazioni come quella citata di ieri a Milano, partita da un centro profughi gestito dalla Croce Rossa Italiana. Dice Maurizio Gussoni, presidente del comitato lombardo della CRI:

“…«Da quanto mi risulta la protesta non ci riguarda direttamente perché diretta al richiesta di ottenere i propri documenti – ha spiegato il presidente del comitato lombardo della Croce Rossa, Maurizio Gussoni – posso capire che stare per lungo tempo in una tenda non sia facile per nessuno. Noi tentiamo di svolgere il nostro compito il meglio possibile e devo dire che fino ad ora gli ospiti si sono comportati sempre bene”» E ha concluso: «Al di là dei malumori per il menù che offriamo, credo che il problema vero sia il tempo di permanenza nelle tende, problema che sussisterebbe per chiunque di noi»…”

Ma a noi piace fare polemica, soprattutto in questi giorni d’agosto. Giornate in cui non c’è più il caldo opprimente di luglio, in cui la politica è in buona sostanza in vacanza, in cui le polemiche su tasse, riforme, leggi, diritti civili, evasione fiscale e pressione fiscale vanno a riposo, giusto per tornare belle pimpanti e rinvigorite a settembre, quando potranno tornare ad occupare il centro della scena con nuove e ancor più entusiasmanti trite polemiche.

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Categorie:Attualità, Riflessioni

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  1. Se ormai fanno schifo anche le polemiche (tipo quella sull’alternanza scuola-lavoro) – Iperattivo Categorico

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