L’informazione è potere

 
Ecco bravo Roveda! Siediti la. Tu sai quante copie tira Il Giornale, è vero?”

“Cinquecentomila”

“Tutta l’opinione che conta nel paese. Di gente che magari legge anche altri giornali, di altro colore, ma che alla fin fine si rivolge a noi, al Giornale, per sentire dalla sua voce, una parola pacata e definitiva. E questa voce Roveda, dev’essere sempre la stessa, dalla prima riga dell’editoriale all’ultimo annuncio economico.”

“Si, sono d’accordo”

“Chi è il nostro lettore? È un uomo tranquillo, onesto, amante dell’ordine, che lavora, produce, crea reddito. Ma è anche un uomo stanco, Roveda, scoglionato. I suoi figli anziché andare a scuola fanno la guerriglia per le strade di Milano. I suoi operai sono sempre più prepotenti. Il governo non c’è, il Paese è nel caos. Apre il giornale per trovare una parola serena, equilibrata, e che cosa ci trova? Il tuo pezzo, Roveda. Ho copiato parola per parola il tuo occhiello e il tuo titolo: «Disperato gesto di un disoccupato. Si brucia vivo padre di cinque figli». Ora, io non sono Eco e non voglio farti una lezione di semantica applicata all’informazione, ma mi pare evidente che la parola «disperato» è gonfia di valori polemici. Se poi me lo unisce alla parola «disoccupato», «disperato», «disoccupato», beh allora ci troviamo di fronte a una vera e propria provocazione”

“Ma…”

“Compiuta la quale, tu prendi questo pover’uomo di lettore, e gli sbatti in faccia cinque orfani e un cadavere carbonizzato. No, dico, cosa vogliamo farne di questo pover’uomo di lettore, un nevrotico? Ti ha forse dato fuoco lui? Vogliamo vedere di rifare insieme questo titolo? Può capitare a tutti di sbagliare, no? Scrivi: «Drammatico suicidio». Drammatico suicidio, due parole. «Di…», cos’è un calabrese il poveretto?”

“Si…”

“Ecco, «Di un immigrato», immigrato, una parola sola, che contiene implicitamente il disoccupato e il padre di cinque figli ma da anche un’informazione in più”

“Certo…”

“Il succo della notizia, la sintesi: il lettore apre il giornale, guarda, se gli va legge se non gli va tira via, ma senza la sensazione che gli vogliamo rompere i coglioni. Senza sentirsi lui responsabile di tutti i morti che ci sono ogni giorno nel mondo. Comunque il pezzo è eccellente. Si, magari c’è qualche parolina in più, qualche aggettivo da limare, per esempio quel «licenziato»…”

“«Rimasto senza lavoro»…?”

“«Rimasto senza lavoro», bravo. Dacci dentro Roveda, che la stoffa c’è. Adesso lo ricopi, e lo porti direttamente in composizione. Vai.”

Dialogo fra il capo redattore Bizanti e il giovane giornalista Roveda,
“Sbatti il mostro in prima pagina”

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Categorie:Citazioni

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