Kepler-452B: una scoperta potenzialmente rivoluzionaria

 

Non nascondo che durante la diretta di ieri della NASA, che non ho potuto seguire in diretta, stavo fremendo. Hanno detto che dovevano fare una comunicazione importante, storica, ed effettivamente dire di aver scoperto un cugino della Terra è decisamente una di quelle notizie destinate a imprimere un punto nella storia, uno di quelli da cui si può stabilire un prima e un dopo. Già, perché questa scoperta potrebbe radicalmente cambiare e rivoluzionare i futuri programmi spaziali umani. Ma andiamo con ordine.

Dicevamo di Kepler-452B, l’esopianeta simile alla Terra. È un pianeta scoperto nell’ambito della Missione Kepler, lanciata nel marzo del 2009 che sarà operativa fino al 2016, che ha proprio il compito di ricercare e confermare pianeti simili alla Terra in orbita a stelle diverse dal Sole. Ieri, tra tutti i candidati individuati è stato presentato Kepler-452B, indicato dalla NASA come il più simile alla Terra per via della distanza dal suo Sole, del suo essere nella cosiddetta zona abitabile e del suo diametro, solo il 60% più grande della Terra.

Come ricorda Il Post, non è la prima volta che la NASA fa un annuncio simile. È però vero che è la prima volta che si scopre un potenziale pianeta con così tante caratteristiche in comune con la Terra, molte di più dei precedenti, cosa che fa assumere alla notizia un’importanza maggiore rispetto agli annunci passati. Una caratteristica interessante di questo pianeta è che la stella attorno a cui orbita ha 1,5 miliardi di anni in più del nostro Sole, e il pianeta è a sua volta più vecchio della Terra: questo potrebbe renderlo ancor più interessante per eventuali analisi sull’evoluzione della vita su quel pianeta, analisi che potrebbe a sua volta dirci qualcosa di più sulle future evoluzioni della nostra Terra.

  
Ma le ricerche non terminano di certo qui. La stessa NASA farà partire nel 2017 una nuova missione chiamata TESS, Transiting Exoplanet Survey Satellite, che compirà analisi ancor più accurate per determinare la presenza di esopianeti simili alla Terra, mentre altre osservazioni saranno compiute dal nuovo Telescopio Spaziale James Webb, il sostituto di Hubble creato in collaborazione con ESA, che dovrebbe partire nel 2018. Ma anche la stessa ESA ha pianificato una propria missione per la ricerca di pianeti: si chiama Plato, sarà un osservatorio spaziale che utilizzerà 34 fra piccoli telescopi e fotocamere per portare a termine due importanti compiti, determinare quali siano le condizioni necessarie alla formazione dei pianeti e all’emergere della vita, e determinate il funzionamento del Sistema Solare. Combinando le sue osservazioni con quelle compiute sulla Terra, Plato permetterà di calcolare la massa e le dimensioni dei pianeti scoperti e quindi la loro densità.

Certo, ha ragione l’astrofisico Amedeo Balbi quando richiama alla calma, ma le ricadute di questa scoperta potrebbero essere vastissime. Proprio a partire dai programmi spaziali, come dicevo all’inizio: se risultasse che Kepler-452B fosse realmente uguale alla Terra, avrebbe ancora senso provare a installare una colonia umana su Marte? Non sarebbe allora più sensato mandarci solo sonde automatizzate per fare i rilevamenti, concentrandosi sul modo di raggiungere Kepler-452B? Già, perché 1.440 Anni Luce sono leggerissimamente difficili da coprire oggi per mandarci degli astronauti, ma anche semplicemente per stabilire una comunicazione dati fra la Terra e un’eventuale sonda atterrata su quel pianeta.

E però lasciatemi sognare, ancora un poco. Per uno come me a cui brillano gli occhi ogni volta che vede un film di fantascienza sullo spazio, la giornata di ieri è stata come un Natale anticipato. Uno di quelli che vivi da bambino, quando ti svegli dopo mezzanotte e trovi all’improvviso i piedi dell’albero di Natale pieni di regali, di scatole colorate. E mi tornano alla mente film come Interstellar, come Punto di non ritorno, come Lost in Space, come 2001 Odissea nello Spazio, e non posso che immaginarmi le generazioni future in grado di viaggiare nello spazio, coprire distanze oggi proibitive ed esplorare direttamente nuovi pianeti. Perché, come dicevo alcuni giorni fa, noi siamo stati da sempre dei pionieri, degli esploratori, non dei semplici guardiani.

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Categorie:Attualità

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