Comuni Ricicloni

 

I dati diffusi da Legambiente sui comuni ricicloni mi lasciano soddisfatto a metà. Ci sono regioni che si confermano come esempi virtuosi, altre che per me inaspettatamente raggiungono risultati importanti e altre ancora che, tristemente, mi si rivelano come tristi delusioni. Ma chi sono i comuni ricicloni? Sono quei comuni che raccolgono più del 65% dei rifiuti tramite la raccolta differenziata. In Italia, in totale, per il 2015 sono 1522 comuni, per una percentuale media nazionale del 19,7% dei comuni.

Dicevamo dei promossi e bocciati. Fra i primi della classe promossi troviamo il Veneto e il Friuli, poi le Marche, il Trentino e, per me inaspettatamente, la tanto vituperata Campania, che col suo 26,4% sorpassa anche la Lombardia, ferma al 22,7%. Percentuali da bocciatura invece per Liguria, Sicilia, Puglia, Calabria, Lazio, Molise. Basse, rispetto alla qualità della vita, anche le percentuali della Toscana e dell’Emilia Romagna, che un po’ sfigurano con le regioni confinanti. Insomma, un quadro ampiamente migliorabile.

Ma che evoluzione abbiamo avuto dagli anni precedenti? Le infografiche di Legambiente ci aiutano a guardare come si sono evoluti questi dati:

  
Nel 2014 notiamo numeri più bassi e comuni ricicloni più concentrati al nord: erano l’81% del totale, contro i 75,5% del 2015. Ma si notano anche altri dati curiosi: la sostanziale stabilità del Veneto al primo posto, il grande balzo della Campania che è passata dall’11,1% al 26,4%, la stasi della Sardegna e, incredibilmente, l’involuzione di regioni come Sicilia e Liguria, che nel 2014 avevano rispettivamente l’1,5% e l’1,7%, mentre nel 2015 ottengono lo 0,5% e l’1,3%. In generale aumentano i comuni, da 1328 a 1522, con un piccolo nucleo di comuni che produce meno di 75 Kg di rifiuti annui per abitante. Erano 310 nel 2014, sono 356 quest’anno.

  
Nel 2013 i comuni ricicloni invece erano il 16% del totale. Anche qui, osservando i dati si nota curiosamente come il Friuli allora fosse al 54,8% dei comuni ricicloni, per poi abbassarsi al 50,2% nel 2014 e risalire al 54,6% quest’anno. In generale nel 2013 ben l’85,5% dei comuni ricicloni era al nord: un dato che fortunatamente nei due successivi anni è andato via via modificandosi, testimoniando un recupero dei comuni del sud Italia, soprattutto grazie alle performance della Campania. Da segnalare anche la regressione del Piemonte: 14,8% nel 2013, 13,5% nel 2014, 13,2% nel 2015. Un’altra regione che invece di migliorare i propri dati li peggiora sensibilmente.

  
E infine vediamo anche i dati del 2012, quando i comuni ricicloni in Italia erano il 13,9%. Con questi dati possiamo apprezzare la progressione di una regione come le Marche, passata dal 14,6% del 2012 al 44,1% del 2015: un ottimo esempio, numeri alla mano, di implementazione della raccolta differenziata. Anche in quell’anno i primi sono Veneto, Friuli e Trentino, con numeri nettamente superiori a tutti gli altri, con una concentrazione dell’88,8% dei comuni ricicloni al nord, e solo il 5,2% al centro e il 5,8% al sud.

Questi dati ci mostrano come molto è stato fatto, ma ancor di più resta da fare. Essere passati in pochi anni dal 13,9% al 19,7% di comuni ricicloni è un discreto risultato, che però diventa insufficiente se vediamo che questa media non raggiunge ancora neanche un quarto dei comuni italiani. Questo perché, Campania a parte, il sud sconta ancora un gap che fatica a recuperare, anche per via dei tanti problemi che colpiscono queste regioni e che levano spazio e risorse da investire nei programmi di raccolta differenziata. Senza contare poi anche le regioni in involuzione che non si trovano solo al sud (Piemonte e Liguria docet), che dovrebbero quanto prima bloccare e invertire il trend, compito difficile a cui dovranno far fronte le due nuove amministrazioni. Nota a parte per la Valle D’Aosta, sempre rimasta a zero, cosa che mi fa pensare che la le rilevazioni non vengano compiute, anche se nel rapporto 2014 la si indicava come “unica regione senza neanche un comune virtuoso”. Davvero un pessimo risultato.

Piccola nota di chiusura sulla tanto decantata Lombardia, la mia regione, spesso indicata a modello per tutte le altre. Il dato del 2015 si ferma al 22,7%, quello del 2014 al 18,8%, quello del 2013 al 19,1% è quello del 2012 al 16,6%. Percentuali in lenta crescita, con addirittura un piccolo calo fra il 2013 e il 2014. Ecco: da quella regione che si vuole definire la “locomotrice d’Italia” mi aspetterei numeri nettamente migliori. Le buone leadership si dimostrano anche ottenendo i primi posti in simili classifiche.

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Categorie:Riflessioni

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