L’utopia degli Stati Uniti d’Europa

 

Tra le tante foto degli scontri in piazza Syntagma di ieri sera mi ha colpito questa. Mi ha colpito perché si vede una bandiera presumibilmente greca data alle fiamme. L’ho trovata su Twitter mentre in televisione passano le immagini degli scontri, di persone con le maschere che lanciavano molotov, di poliziotti che battevano il manganello sullo scudo per intimidire i manifestanti. Immagini che mi hanno fatto male perché hanno reso ancor più evidente una cosa che dovremmo ammettere tutti insieme.

Dobbiamo avere il coraggio di ammettere che questa impostazione di Europa si è ormai troppo logorata, consunta, rovinata, e sarà difficile ricucirla. Questa insensata e quasi folle rigidezza di alcuni Paesi europei sta funzionando perfettamente da carburante per chiunque propagandi il nazionalismo, quello stesso nazionalismo che quelle nazioni condannano. È come se fosse una profezia autoavverante: mettono in guardia dal pericolo costituito dai partiti che mirano a disgregare l’Europa ma coi loro comportamenti e con le loro scelte non fanno altro che alimentarli, renderli più vivi e potenti.

Dobbiamo avere il coraggio di ammettere che questa fragile e parziale unione economica ormai non può più funzionare. Serve puntare a quella vera unione economica che renda l’Europa veramente unita: una sola politica economica, una vera banca centrale con tutti i poteri di una banca centrale, un sistema che unisca non solo le qualità ma anche i difetti di tutti, in modo da smorzarli, renderli inoffensivi. Unire il debito di tutti e gestirlo a livello europeo, non lasciare ogni Stato membro preda di cure più o meno da cavallo, di quelle più utili ad ammazzare un paziente che a guarirlo.

Dobbiamo avere il coraggio di ammettere che questa Europa continua a mancare di anima, essendo controllata soltanto da freddi numeri e complicate statistiche. Parole come solidarietà, assistenza, comprensione, fratellanza sono ormai quasi sconosciute, mentre invece crescono la diffidenza, l’odio, l’egoismo, la protervia. Chi pensò l’Unione Europea lo fece in un contesto di violenza e soprusi, e per questo la pensò come un’Unione dove ognuno avrebbe dovuto aiutare gli altri, dove tutti si sarebbe dovuti procedere assieme, in pace e amicizia. Invece, già a partire dai capi di stato e dai ministri, è ormai un intreccio di accuse e insulti, di occasioni per piccole meschine rivalse.

  
Ma più di tutto, dobbiamo avere il coraggio di ammettere che questa ulteriore unione, questi Stati Uniti d’Europa appaiono sempre più come una lontana utopia. Occorre essere realisti: non esiste, ad oggi, una classe politica con la forza e la sfrontatezza tale da proporre e agire apertamente per questo scenario, che prevederebbe ulteriori e massicci passaggi di sovranità nazionale verso un Congresso Europeo eletto dai cittadini, con un Presidente anch’esso eletto dai cittadini e senza quelle ulteriori istituzioni che oggi gestiscono una parte del potere, come la Commissione o il Consiglio Europeo. Serve rendere l’Europa una era federazione di stati, con un governo centrale e un Presidente che possa dirsi tale, un po’ sull’idea degli Stati Uniti d’America. Cosa che comporterebbe poi un’unione dei programmi sanitari, scolastici, della politica interna, della politica estera, della difesa. Diventare finalmente quel soggetto unico e non quel l’insieme di stati che, troppo spesso, agiscono alla rinfusa.

In Italia Matteo Renzi ha spesso parlato di Stati Uniti d’Europa, ma anche nel semestre di presidenza italiano non si sono viste molte discussioni in merito nelle istituzioni europee. O se vi sono state non sono state minimamente pubblicizzate, non sono state portate a conoscenza dei cittadini europei. Perché? Oggi, ora serve quel coraggio tanto decantato da Renzi per imprimere un’accelerazione su questo fronte, stringendo alleanze con tutti gli Stati che ci stanno e creando pressioni affinché anche gli altri cambino idea. È questo il momento di rischiare, di guardare non solo oltre il proprio naso ma oltre il proprio mandato, è questo il momento di compiere un sacrificio che potrebbe costare la carriera politica ma potrebbe consegnare il politico alla storia, rivestendolo col riconoscimento del ruolo di statista.

Così come gli Stati Uniti sono nati attraversi due guerre, quella di Indipendenza e quella di Secessione, anche noi oggi a modo nostro ne stiamo affrontando una. Non è una guerra classica nel senso stretto del termine, ma è una guerra economica, una crisi prolungata che ha portato al pettine tutti i nodi di malgoverno dei decenni passati, e che ci troviamo oggi a cercare di dover sbrogliare nel modo più indolore possibile. Una guerra che sta già lasciando i primi segni, con la rinascita di quell’odio fra i popoli che pensavano e speravamo fosse ormai sepolto sotto le macerie della Seconda Guerra Mondiale, ma che invece torna ad aleggiare sopra di noi come uno spettro sinistro e violento.

L’aria che tira non è buona e andare controvento, oggi più che mai, è tremendamente difficile e faticoso. Ma dobbiamo farlo, non possiamo darci per vinti ora o risulteremo sconfitti per sempre. Parafrasando il gergo militare prendetela, se volete, come una chiamata alle armi, come l’appello a puntare all’obiettivo massimo, appello che vorrei fosse rivolto prima di tutto alla classe politica europea. Cari governanti non siate pavidi, lo siamo stati per troppo tempo, dimostrate che questo odio crescente può essere fermato. Dimostriamo di voler essere davvero cittadini Europei, dimostriamo di voler costruire davvero una vera Unione Europea.

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Categorie:Politica

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1 reply

  1. “Occorre essere realisti: non esiste, ad oggi, una classe politica con la forza e la sfrontatezza tale da proporre e agire apertamente per questo scenario, che prevederebbe ulteriori e massicci passaggi di sovranità nazionale verso un Congresso Europeo eletto dai cittadini, con un Presidente anch’esso eletto dai cittadini e senza quelle ulteriori istituzioni che oggi gestiscono una parte del potere, come la Commissione o il Consiglio Europeo. Serve rendere l’Europa una federazione di stati, con un governo centrale e un Presidente che possa dirsi tale, un po’ sull’idea degli Stati Uniti d’America. Cosa che comporterebbe poi un’unione dei programmi sanitari, scolastici, della politica interna, della politica estera, della difesa. Diventare finalmente quel soggetto unico e non quel l’insieme di stati che, troppo spesso, agiscono alla rinfusa.”
    “Parafrasando il gergo militare prendetela, se volete, come una chiamata alle armi, come l’appello a puntare all’obbiettivo massimo, appello che vorrei fosse rivolto prima di tutto alla classe politica europea. Cari governanti non siate pavidi, lo siamo stati per troppo tempo, dimostrate che questo odio crescente può essere fermato. Dimostriamo di voler essere davvero cittadini Europei, dimostriamo di voler costruire davvero una vera Unione Europea.”.

    Ciao Iperattivo, a nome del gruppo studentesco goriziano “Europe 2Day” vorrei dirti GRAZIE.
    Hai perfettamente rappresentato quello che, paradossalmente, molti giovani federalisti pensano. Al giorno d’oggi, molti sono disillusi: gli Stati Uniti d’Europa di Spinelli sono un’utopia, la classe politica è troppo attaccata alla propria sovranità popolare e i singoli stati sono troppo diversi fra loro. E via dicendo. Però, dal canto Nostro, come traspare anche dalle ultime righe del tuo articolo, ci può ancora essere della speranza.
    L’Europa è stata pensata praticamente dal nulla, e questo credo che tu lo sappia. E la sua forma non è mai esistita precedentemente. Insomma, l’Europa è un’idea unica nel suo genere! Cosa vieta anche a noi di creare qualcosa di nuovo, prima o poi? Qualcosa che si ispiri agli Stati Uniti, ma che si distacchi da essi, e che prenda matrice dal progetto di Spinelli stesso. Non significherebbe tornare indietro: la frittata “è già stata fatta”. L’Unione è già da un po’ un mostro grasso di finanza ed economia, ma manca l’unione politica, che potrebbe cambiare la faccia dell’unione economica stessa. Per quella serve però il cambio generazionale, serve la lotta del singolo e la forza del gruppo, serve la consapevolezza che ormai il mondo è “troppo” globalizzato per fare in modo che staterelli affrontino giganti come gli U.S.A, la Russia e la Cina. Serve sensibilizzazione, serve aprire gli occhi: 28 approcci diversi a medesime materie, come l’immigrazione, non ci daranno una soluzione, ma forse un approccio unico potrebbe realmente cambiare l cose. Un esercito unico potrebbe diminuire enormemente le spese di 28 eserciti differenti ed essere forse più efficiente.
    Per Costituzione, la forma repubblicana in Italia è irrevocabile, ma chi ci dice che non ci possano essere delle soluzioni? E’ tempo di scovare le menti brillanti del nostro continente per scoprirlo. E’ tempo di risvegliare la coscienza democratica dei singoli cittadini e farlo scoprire anche a loro.

    Grazie.

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